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Primarie Pd in Campania, tutto già deciso: corsa a un posto in lista in attesa dell’Assemblea nazionale e dieci buone ragioni per non andare a votare

Non suscitano emozioni e quasi zero interesse le primarie del Pd che domenica prossima dovrebbero sancire l’elezione del nuovo capo. Il partito a Napoli è ormai un fantasma. Lontano dalla gente, dalle pulsioni dimenticate del suo popolo e dalle infime condizioni materiali in cui si dimena la città, mentre nello scontro tutto al suo interno  si combatte soprattutto, al di là di chi vincerà la consultazione ai gazebo, per contarsi in vista della composizione della direzione locale dell’organizzazione. Che in prospettiva, significa posti in lista per le prossime elezioni europee, le successive politiche, quando sarà il momento, e quelle regionali in programma il prossimo anno. Le dieci ragioni del perché simpatizzanti e ex sostenitori del partito non andranno a votare.

di Peppe Papa

Questa la principale fibrillazione che scuote il ceto politico partenopeo democratico. E purtroppo, non è una novità. Da quasi un decennio, cioè da quando Antonio Bassolino è stato costretto a lasciare il ponte di comando, le sconfitte alle urne si sono susseguite inesorabili sancendo l’addio definitivo ad una stagione del centrosinistra che aveva governato Napoli e la Regione per quasi quaranta anni.

In assenza del “lanciafiamme” promesso da Matteo Renzi all’apice della sua leadership, il Pd locale ha proseguito nei suoi tristi riti, tra litigi, congressi contestati, carte bollate, signori delle tessere a fare il bello e il cattivo tempo, osservando indifferente l’emorragia di voti che lo condannava all’irrilevanza.

A via Santa Brigida, dove ha sede la segreteria regionale del partito, sembra sia tutto deciso, a prescindere dall’affluenza alle urne che si preannuncia poco entusiasmante.

Il prossimo segretario sarà il sindaco di Poggiomarino, Leo Annunziata candidato della mozione Martina e gratificato anche dai voti dei renziani duri e puri che in assenza di un loro sfidante in quota Giachetti, puntano principalmente al sostegno alla propria lista, sperando di strappare una buona rappresentanza all’Assemblea nazionale nella quale, molto probabilmente, si eleggerà il segretario.

Per Armida Filippelli, legata a Nicola Zingaretti, non sembra ci siano possibilità di ribaltare il risultato annunciato, l’affermazione in Campania di Martina è stata schiacciante, grazie soprattutto all’endorsement del presidente di Palazzo Santa Lucia, Vincenzo De Luca che ha mobilitato pancia a terra tutto il suo apparato, giusto per fare capire in questo momento chi comanda nella regione. Infine, per l’altro competitor alla segreteria, l’immarcescibile Umberto del Basso De Caro, la corsa è puramente simbolica, di cartello, testimonianza di una centralità di riferimento territoriale che gli consente di rimanere nell’accrocchio della politica che conta anche se in maniera defilata.

Insomma, il quadro appare delineato, difficile immaginare ribaltamenti contando sulla capacità di mobilitazione degli ex Ds che sostengono Zingaretti e la Filippelli, tra l’altro non tutti schierati sullo stesso fronte.

Il consigliere regionale e braccio destro di Bassolino negli anni d’oro, Antonio Marciano è schierato con Martina, così come l’ex senatrice, Graziella Pagano lo è per Giachetti ed entrambi godono di un significante seguito. Per non parlare dei due ‘campioni del consenso’ in provincia di Napoli, Lello Topo e Mario Casillo, posizionati da tempo sul carro giusto per far pesare il loro ‘pacchetto di mischia’. Del governatore abbiamo detto, a Salerno e dintorni è facile prevedere una partecipazione bulgara alla consultazione di domenica, con l’altrettanto risultato scontato a favore del segretario uscente.

Certo la Filippelli può contare sul sostegno di nomi come quello appunto del ‘presidentissimo’ Don Antonio che si è schierato insieme alla moglie apertamente con Zingaretti, Nicola Oddati, gli Impegno, padre e figlio, l’ex consigliere regionale Peppe Russo e una numerosa sequela di vecchie famiglie comuniste, sparse su tutto il territorio, e associazioni del volontariato civile a lei vicine.

Difficile che basterà. Al momento, la principale preoccupazione  per il partito, resta quello della partecipazione, sotto le 160mila presenze dell’ultima volta sarebbe un disastro. Certo non aiuta, e questo vale anche a livello nazionale, il parere di quanti hanno risposto, tra simpatizzanti ed ex del Pd, alla segretaria 26ienne di un circolo di Bologna, del perché il 3 marzo “faranno di tutto, tranne che andare a votare alle primarie”. Ecco l’elenco delle dieci motivazioni, da lei sintetizzate, che rappresentano un vademecum da studiare per chi si appresta, o spera di guidare il nuovo Pd:

1. Perché il Pd ormai è morto e se non è ancora morto speriamo lo sia presto perché con questo partito non costruiremo mai niente di nuovo.

2. Perché ci avete chiamato ormai un milione di volte per chiederci di partecipare, che questa volta era importante, che sarebbe stato diverso… Salvo poi continuare a fare quello che facevate sempre.

3. Perché alla fine vi mettete sempre d’accordo tra voi.

4. Perché io sono di sinistra e il Pd non è un partito di sinistra.

5. Perché non mi piace nessuno dei candidati e i programmi sono tutti uguali.

6. Perché il Congresso dovevate farlo prima. Ora è troppo tardi.

7. Perché io è da una vita che partecipo, adesso ci pensino i giovani.

8. Perché parlate sempre di voi stessi, non vi occupate dei problemi reali delle persone e non state tra la gente.

9. Perché i dirigenti del Pd sanno solo litigare.

10. Perché non credo nelle primarie aperte, una volta la classe dirigente la sceglieva il Partito.

Forse sarà il caso che qualcuno prenda nota!

2 Comments

  1. Antonio 52 ha detto:

    … mah, il centrosinistra ha governato la regione Campania e città per non più di venti anni, non quaranta come erroneamente scritto.
    Poi, astenersi non è stata mai una brillante soluzione; se possibile, piuttosto creare qualcosa di meglio. Ma alle critiche e alle continue accuse al PD, non si è trovato di meglio che un Salvini (che Brunetta prendeva a scappellotti) e un Di Maio (che sarebbe meglio rimandarlo a vendere bibite). Se l’attuale governo è la soluzione, meglio andare a votare dominica e pure di corsa.
    Termino con un pensiero: la formica che odiava lo scarafaggio votò per l’insetticida. Morirono tutti, compreso il grillo che si era astenuto.

  2. Peppe 61 ha detto:

    A parte gli errori contenuti nell’articolo, vorrei precisare una cosa: il PD non è morto assolutamente. Il Popolo Democratico è vivo e vegeto, più che mai convinto di poter riprendere il cammino democratico e riformista. Il progetto del PD è l’unico in grado di portare l’Italia fuori dalle sabbie mobili. Partecipare, in politica, è sempre positivo, al di là dei candidati che possono anche non piacere, ma che danno la possibilità, comunque, di esprimere liberamente e democraticamente il proprio assenso o dissenso. La democrazia e la libertà sono due valori basilari della nostra società e tutti, indistintamente, hanno il dovere di difenderli. Difenderli significa partecipare. Certo i problemi interni ci sono, vanno affrontati e risolti, questo è un dato oggettivo. Per farlo, però, dobbiamo partecipare al confronto e, anche alzando la voce, dobbiamo farci sentire e lottare per i nostri ideali democratici. Chi non partecipa ha sempre torto….

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