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Primarie Pd, a Napoli chiude Giachetti: “no ai Cinquestelle e agli scissionisti. Renzi indispensabile”

di Peppe Papa Si è piazzato terzo alle consultazioni nei circoli guadagnandosi la partecipazione alle primarie che in tanti ritenevano impossibile. Roberto Giachetti, invece, ce l’ha fatta dimostrando plasticamente che il Partito democratico senza Matteo Renzi non è possibile, sarebbe un’altra cosa. Ha iniziato la sua campagna elettorale in sordina, si è scelto come vice una donna, Anna Ascani ed è partito all’avventura orgoglioso di rappresentare e intestarsi, a differenza degli altri due contendenti alla segreteria, Nicola Zingaretti e Maurizio Martina, quanto di buono i governi del centrosinistra avevano fatto negli ultimi 5 anni prima di consegnare, al culmine di una guerra fratricida interna sanguinosa, la cosa pubblica nelle mani dei giallo-verdi. Parlando ad una fetta di italiani insoddisfatti, riparati nell’astensione e che rappresentano tuttora il più grande partito italiano, il vero elettorato da conquistare. Quello che può stravolgere qualsiasi previsione politica elaborata dai sondaggi, da fior di professori e commentatori. Le sale strapiene dove Renzi in giro per l’Italia sta presentando il suo “libro manifesto” (Un’altra strada) sono lì a testimoniarlo e certo il clamore mediatico che ne è derivato, oltre al successo del volume diventato rapidamente un best seller, ha dato una mano allo stesso Giachetti suo strenuo ‘alfiere’ riaprendo inaspettatamente i giochi. La contesa delle primarie, dunque,  potrebbe polarizzarsi infine sullo scontro tra lui e Nicola Zingaretti. Una sorta di “duello tra antirenziani e renziani, anche se gli stessi più ottimisti supporter di Giachetti ritengono che a vincere alla fine sarà il presidente della giunta regionale del Lazio. Tuttavia, pur se il loro candidato dovesse piazzarsi secondo, sono convinti che Zingaretti dentro il partito non avrà vita facile. Sia che decidano di restare dentro l’organizzazione sia se optino, invece, per la scissione. Ieri, Giachetti è stato a Napoli, il giorno dopo la riuscitissima calata in città di Renzi per presentare il suo lavoro editoriale, riempendo a sua volta l’Aula di Santa Maria La Nova dove ha chiuso la sua campagna elettorale nel sud del Paese. Ed è stato un incontro dove le parole d’ordine sono rimbalzate chiare, scandite senza orpelli e dirette in merito alle questioni relative alla linea del partito, eventualmente dovesse diventarne il segretario, a cominciare dalla assoluta chiusura al Movimento 5Stelle, ai transfughi dell’ultima scissione e alla necessità che Renzi ne resti un  faro per il futuro. “Io spero che il Pd non si sbarazzi mai di Renzi – ha spiegato – perché, per fortuna, non è un’ombra ma una presenza a cui dobbiamo dire grazie per il grande lavoro che sta facendo all’opposizione”. Il Partito democratico “ha preso una scoppola alle elezioni – ha ammesso – ma a differenza degli altri, io dico che il grande lavoro fatto nei 5 anni precedenti va rivendicato e non buttato a mare”. Al Paese “servono riforme strutturali come quella della giustizia – ha puntualizzato – e ci sono materie su cui c’è ancora molto da fare come lavoro, istruzione e povertà”. Poi, in riguardo a eventuali alleanze, non poteva essere più chiaro, prendendo le distanze nette dai suoi competitor che sull’argomento continuano ad essere ‘fumosi’: “Io dialogo con tutti, ma ribadisco che con i 5S non faccio accordi”. E per rendere meglio l’idea ha ipotizzato che sarebbe addirittura disposto a confrontarsi con De Magistris, il sindaco della “derenzizzazione” di Napoli, pur di  non avere a che fare con i grillini. L’ultima stoccata l’ha riservata agli ex compagni della “ditta” che stappavano champagne ad ogni sconfitta fino alla inevitabile scissione i quali, sperano in Zingaretti, per rientrare e a cui non stanno facendo mancare il proprio endorsement. Su questo, il muro eretto è invalicabile. O di qua, o di là, non ci sono alternative, chi non è d’accordo si rassegni. “Io sono indisponibile a far rientrare nel partito chi lo ha massacrato per 5 anni – ha affermato in maniera perentoria Giachetti –  Non accettandone le regole democratiche, hanno ben pensato di provare a distruggerlo senza esserci riusciti”. Chiaro? Domenica sera il verdetto, nella speranza, la sua, che i riformisti in sonno decidano di partecipare, presentando il conto di un possibile ribaltone.

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