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Pd, Zingaretti segretario: ‘pressing’ M5S

di Peppe Papa

Sono passate 24 ore prima delle congratulazioni al neo eletto segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

Tanto ci ha messo il capo politico dei Cinquestelle, Luigi Di Maio a fare i complimenti istituzionali al un nuovo protagonista della politica nazionale e lanciare il ‘primo pallone avvelenato’ nel campo avversario.

“A Zingaretti va il mio in bocca al lupo – ha dichiarato all’Ansa – il M5S fra pochi giorni porta in Parlamento una misura che introduce ed estende il salario minimo a tutte le categorie di lavoratori. Una battaglia di tutti e sul tema mi auguro di vedere un’ampia convergenza parlamentare, a partire proprio dal Pd”.

Una provocazione, o semplicemente una presa d’atto di un clima che sta cambiando e che vede il Movimento in difficoltà per cui vale la pena di giocare d’anticipo per provare a salvare il salvabile? Una ipotesi non peregrina, in considerazione del risultato di un sondaggio de La7, realizzato all’indomani dell’elezione del nuovo leader democratico, secondo il quale il Pd sale al 19,8%, mentre M5S in netto calo è dato al 22,1%.

Appena due punti di differenza destinati a ridursi ancora di più di qui alle europee del 26 maggio, questo il timore dei Pentastellati, costretti tra l’altro a giocare in difesa nei confronti della prorompente ascesa del loro alleato di governo che ne sta erodendo il consenso alla propria base volando nel gradimento degli italiani.

Non a caso, l’altro vice premier, la guida della Lega Matteo Salvini che a tempo debito aveva augurato buon lavoro a Zingaretti, non aveva esitato ad attaccare con sicumera, parlando di un “Pd al minimo storico” e rintuzzando il presidente uscente democrat, Matteo Orfini il quale, aveva affermato con spocchia, che i “numeri del Pd ai gazebo la Lega se li sogna”, rispondendogli ironico: “Non sono geloso, a lui lascio i numeri e mi tengo i miei voti”.

A Di Maio, intanto, è arrivata l’immediata replica del capogruppo dei senatori Pd – filo renziano della prima ora e sostenitore alle primarie di Maurizio MartinaAndrea Marcucci “se M5S vuole, può votare il disegno di legge sul salario minimo che nel maggio scorso ha presentato il nostro collega Mauro Laus, casomai il vice premier non l’ha notato, ne consegnerò subito copia al capogruppo Cinquestelle, Stefano Patuelli affinché possano decidere di approvare il nostro testo”.

“Si tratta di una misura che verrebbe incontro ai circa due milioni di lavoratori che in Italia non hanno un contratto collettivo di riferimento – ha aggiunto la capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Debora Serracchiani – e agli oltre 2,5 milioni che possono essere considerati lavoratori poveri proprio per gli stipendi. Stiamo parlando di lavoratori poveri che anche il reddito di cittadinanza escluderebbe da qualsiasi tipo di aiuto pubblico e che ricevono salari al di sotto dei minimi stabiliti dalla contrattazione. Se quella del M5s è una iniziativa legislativa seria – ha proseguito – e non la solita campagna propagandistica, troverà sempre pronto il Pd nella difesa degli interessi delle categorie più deboli”.

Disponibilità a discutere, dunque, anche a costo di doversi rimangiare l’assunto del “mai accordi con M5S” professato a spada tratta in questi mesi di dibattito e campagna elettorale per l’appuntamento congressuale del partito della scorsa domenica. Fermo restando che sulla Tav, qualora si dovesse aprire un canale di dialogo tra le due formazioni, non si deroga.

Come prima mossa, infatti, Zingaretti ha scelto di andare in Piemonte per incontrare il governatore della Regione Chiamparino e portare il proprio sostegno alla realizzazione dell’opera infrastrutturale. Provocando la prima frizione con quel fronte di sinistra radicale e movimenti ecologisti cui mira la nuova segreteria dem.

Nicola Fratoianni di Leu è stato esplicito. Dopo i complimenti di rito, ha chiarito subito che non gli sono piaciuti i primi passi del neo segretario Pd “la prima mossa a favore della Tav non mi pare un’eccellente notizia”

E poi i Verdi: “Il segretario del pd ha dedicato la sua vittoria a Greta Thunberg (la ragazza svedese che si batte per la salvezza del pianeta, ndr), ma lei ha posto alcune richieste chiare, la cui più importante è: rispettare gli accordi di Parigi e il rapporto dell’Ipcc per limitare il riscaldamento globale. Vuole realmente una svolta ecologista?”.

Insomma, per il governatore del Lazio, il lavoro non manca e la strada è lunga per recuperare il consenso perso, soprattutto sul fronte grillino che non demorde e fa capire di essere disponibile a patteggiare.

Servirebbe schiena dritta e volontà di non indugiare a compromessi. Vedremo, ma è tutta un’altra storia e con Renzi alla finestra.

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