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Il buio, la notte e il paradosso di Olbers

Chi sa davvero perché il cielo di notteè buio? Molti si abbandonano alla tautologia: è buio perchè è notte; è buio perchè il sole sta da un’altra parte e via dicendo. Un bambino, invece, proverebbe a scavare nella domanda. E un adulto, sfidato alla risposta, dovrebbe arrendersi alla inquietante conclusione: non ha alcun senso che il cielo di notte sia buio.

di Umberto Minopoli

Mi abbandono ancora come un bambino al paradosso di Olbers. E’ la domanda che inquietò Keplero: perchè di notte il cielo è buio? Olbers rispose nel 1826. Ma un bambino la ripone di continuo: perchè, di notte, è buio? La mente sgombra, sfidante e umile di un bambino può fare una domanda simile. La nostra mente, narcisista e supponente, la liquida, invece, come indicibile e imbarazzante.

Succede quando non possediamo davvero le risposte. Chi sa davvero perchè il cielo di notte è buio? Molti si abbandonano alla tautologia: è buio perchè è notte; èbuio perchè il sole sta da un’altra parte e via dicendo. Un bambino, invece, proverebbe a scavare nella domanda. E un adulto, sfidato alla risposta, dovrebbe arrendersi alla inquietante conclusione: non ha alcun senso che il cielo di notte sia buio. Anzi: a rigore il cielo, di notte, dovrebbe essere più luminoso ancora che di giorno. Si chiama, appunto, il paradosso di Olbers. E contiene tutti i più inquietanti fenomeni dell’Universo. E le domande più radicali su di esso: è eterno? E’infinito? E’ statico? Va da qualche parte?

Cominciamo: perchè c’è buio? Il Sole, di notte ,è da un’altra parte. E dovremmo, allora, vedere le stelle, i punti luminosi che, di giorno, la luce del sole sovrasta, vince e cancella. Ma quante stelle vediamo? Tra una stella ed un’altra, tra un punto luminoso ed un altro, c’è buio, c’è spazio vuoto ed oscuro. E siccome questo spazio vuoto e buio ci appare immensamente più grande dello spazio occupato dalle stelle, il buio prevale. Logico? Persuasivo? Evidente?

Sbagliato! Perchè? Quello spazio vuoto tra una stella e l’altra, in realtà, non dovrebbe esserci. Dovrebbe anch’esso essere occupato da stelle. Perchè? Il numero delle stelle in cielo è oltre ogni immaginazione. Non è, probabilmente, infinito ma si avvicina al concetto dell’infinito numerico: si calcola l’esistenza di miliardi e miliardi di galassie. Che contengono, ognuna, centinaia di miliardi di stelle. Che numero è? Indicibile. Tanto grande che non si potrebbe scrivere. Se non è l’infinito, vi assomiglia. E allora? Di stelle in cielo, alzando gli occhi di notte, dovremmo vederne a miliardi, vederle occupare ogni spazio, occupare ogni vuoto. Non dovrebbe, a logica, neppure esserci il vuoto. E invece…Si calcola che, ad occhio nudo, ogni persona vede, di notte, in un cielo incontaminato dalle luci delle città’, su per giù, tremila stelle. Poche. Dove sono tutte le altre?

C’e’ chi azzarda e risponde: lo spazio è immenso, la luce delle stelle viaggia a velocità finita (300. 000 km al secondo). Ci sono, dunque, stelle la cui luce non ci ha ancora raggiunto. Vero. Ma anche falso. E’ la prova, èvero, che l’universo non è infinito. E non e’ eterno. La scienza ci dice che c’è stato un inizio, l’origine di tutto, il Big Bang. Non e’ vero quel che pensavano gli antichi: un universo infinito ed eterno. Se lo fosse la luce di tutte le stelle avrebbe avuto un tempo infinito a disposizione per raggiungerci. E ci avrebbe raggiunto. La notte non sarebbe stata buia. L’universo, invece, e’ finito. Ed ha un’eta’. Non e’ eterno.

E’ allora plausibile pensare che ci siano stelle ad una distanza tale che la loro luce non ci abbia ancora raggiunto. E, tuttavia, la spiegazione non regge. Un bambino resterebbe perplesso.

Il numero delle stelle è talmente grande che in 13,7 miliardi di anni ( l’età dell’universo) la luce, almeno, di gran parte dei miliardi, miliardi, miliardi e miliardi di stelle che ci sono dovrebbe, a rigor di logica, averci già raggiunto. Dovremmo, insomma, comunque vedere in cielo assai più delle tremila stelle che distinguiamo. Anzi, non dovremmo vederne nessuna. Il cielo dovrebbe essere così luminoso da non lasciarci distinguerne le stelle, le costellazioni, gli asterismi, le geometrie dei disegni immaginari che tracciamo tra le stelle che vediamo. Il cielo dovrebbe consistere, come la striscia lattea della nostra galassia in una notte incontaminata d’estate, in una unica volta luminosa e abbagliante. Che non lascia distinguere le stelle. Come latte che scorre. Dovrebbe essere sempre giorno.

E invece la notte esiste, è buia e le stelle le vediamo. In un numero limitato che ci consente di immaginare disegni, di dar loro dei nomi, di contarle, di usarle per orientarci in mare, di studiarle con i telescopi. E, soprattutto, di usare la notte per dormire e sognare. Non dovrebbe, invece, essere così. La notte non dovrebbe esserci.

Diciamocelo: dato il numero delle stelle esistenti e dato il tempo ( tanto) trascorso dall’inizio del mondo, dal Big Bang, il viaggio della luce di quasi tutte o di gran parte delle stelle esistenti dovrebbe essersi concluso alla meta: i nostri occhi. Quando alziamo gli occhi al cielo, di notte, ogni linea visiva di essi dovrebbe incontrare la luce di una stella. Ogni traiettoria degli occhi dovrebbe concludersi in un astro. E perciò il cielo di notte dovrebbe risplendere. Invece è buio. Non resta che una spiegazione, la più inquietante: il buio c’è perchè è lo spazio stesso che si allarga, inflata, si espande. E gonfiandosi, come una palloncino, allontana le galassie tra loro. E crea spazio buio. Non c’e’ altra spiegazione. Il buio della notte è fette, parti, aree di spazio nuovo che si crea.

Lo spazio insomma non è un vuoto, ma un qualcosa. E che si crea di continuo. Non è statico, immobile, un niente! Lo spazio è qualcosa (come il tempo ma questo ad altre puntate). Che nasce di continuo. La fisica lo ha scoperto, i telescopi (Hubble ad esempio ) lo hanno confermato: lo spazio si crea e sovrasta sempre il numero delle stelle che vediamo.

E così la notte può essere buia. E lasciarci sognare. Mettiamoci anche i buchi neri. Che sono? Niente altro che stelle morte. Nere perchè la gravità che possiedono non fa fuggire nemmeno la luce. E così sono nere. Come nessuna altra cosa potrebbe mai esserlo. Ora si sa che sono reali e sono miliardi in cielo. Prima non si sapeva. Quanta parte del buio che vediamo è un buco nero? Tanto. Insomma: se esiste la notte ed esiste il buio c’è una ragione. Ed è la nostra fortuna: senza il buio non sogneremmo. E senza sogni non immagineremmo. E senza immagini non avremmo emozioni. E senza di esse non avremmo anima. E senza non saremmo vivi ma …animali insonni.

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