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Napoli, la solita fine dei cicli di De Laurentiis, il cui unico obiettivo vincente sono le plusvalenze finali

Siamo stanchi di ripeterlo, il vero problema del Napoli è De Laurentiis, più di qualcuno pensa che critichiamo il presidente per partito preso, ma non è affatto così, la cronologia della sue ormai più che quindicinale gestione societaria è talmente chiara negli obiettivi e nello stile di gestione, che bisognerebbe solo essere degli stupidi per non averla capita. Bisogna smetterla definitivamente con questa netta divisione di opinioni su De Laurentiis, perché i fatti sono talmente evidenti che non possono in alcun modo equivocati o mistificati da alibi e vittimismi vari a giustificare la distanza ormai siderale verso un club come quello della Juventus, che ricorre a qualsiasi risorsa per crescere e vincere sempre di più di anno in anno in confronto ad un club come quello azzurro i cui notevoli vantaggi economici non vengono sfruttati per fare quel salto di qualità definitivo affinché diventare il grande club che questa città bellissima e generosa meriterebbe, risorse che servono solo all’arricchimento personale di De Laurentiis. Si ha voglia di parlare di differenti fatturati fra Napoli e Juventus, del resto sono diversi anche nei confronti di Inter e Milan, eppure restano dietro al Napoli. Però c’è anche da dire che i fatturati vanno anche sollecitati, cercati, guadagnati e ci sono club che se li cercano investendo in tutti i settori, a cominciare dalle strutture, poi all’organizzazione, al settore giovanile e allo scouting e solo infine nella prima squadra, cercando di prendere migliori calciatori sul mercato, possibilmente prima degli avversari. Questa è l’unica vera differenza che c’è tra il Napoli e la Juventus e fra qualche anno o qualche mese anche fra Napoli, Inter e Milan. Chi parla della società azzurra come un club virtuoso, solo perché ha raggiunto discreti risultati sportivi, mente sapendo di mentire. Il Napoli in questi anni ha potuto beneficiare di una congiuntura economica più favorevole rispetto a tutte le avversarie, Juventus compresa, perché quello azzurro è l’unico grande club che ha potuto liberarsi del pesante fardello dei debiti del passato in un controverso e doloroso fallimento peraltro pilotato dai vertici del calcio, ma che comunque ha regalato la possibilità di liberarsi in un colpo solo dai debiti, quindi rigenerarsi e ripartire, cosa che è avvenuta naturalmente, grazie alla risorsa principale, quella di avere un bacino d’utenza enorme nonchè generoso e appassionato. Chi avrebbe preso il Napoli dal fallimento non poteva che beneficiarne e così è stato, ma i benefici non dovevano limitarsi ad essere solo ed esclusivamente di natura economica per chi avesse rilevato il club, ma anche e soprattutto per rinforzare squadra e strutture soddisfacendo l’esigenze dei tifosi . Invece oggi dopo 15 anni e oltre, quindi esattamente dopo tre cicli quinquennali, l’unico obiettivo raggiunto dal club è quello di una certa rassicurante e florida situazione economica raggiunta dal suo proprietario, nonostante non avesse conseguito particolari successi sportivi e strutturali di squadra. Chi oggi parla di gestione virtuosa e di grandi successi del club solo perché dalla C si è arrivati in Champions, parla del minimo sindacale che un club come quello azzurro doveva assicurare, soprattutto dopo gli anni del fallimento e per i vantaggi acquisiti dopo gli annio di grande depressione. Ci si vanta tanto di partecipare da qualche anno in Champions come se la sola partecipazione possa esswre considerata una vittoria quando allo stesso torneo o ai preliminari sono riusciti a parteciparvi anche club minori al Napoli come Chievo, Udinese, Lazio e Sampdoria, magari quest’anno ci arriverà anche l’Atalanta, eppure questi sono tutti club che fatturano molto meno del Napoli e nessuno da quelle parti di esalta più di tanto di essere arrivati in Champions, anche perché l’obiettivo minimo di ogni club di calcio è quanto meno quello di partecipare a tutte le competizioni più importanti. Però partecipare a questi tornei, non significa aver vinto alcunchè, ma solo essersi guadagnati il visto della partecipazione ai massimi tornei continentali, di cui essere sicuramente soddisfatti anche perché si ha la possibilità di partecipare non solo a dei tornei importanti dal punto di vista sportivo, ma avere anche la possibilità di accedere a notevoli risorse economiche previste per la partecipazione, oltre che approfittare di grande visibilità internazionale i cui vantaggi in termini di immagine sono facilmente ipotizzabili. Quindi capiamo bene la soddisfazione di riuscire nell’impresa di partecipare a tutti i tornei internazionali più importanti. Nello sport conta sicuramente il concetto della partecipazione, e conta ancora di più se la partecipazione consente la possibilità di ricevere benefici economici sotto forma di diritti televisivi, sponsor, marketing e bonus vari, ma una volta che si partecipa oltre alle risorse economiche bisogna guadagnarsi anche quelle sportive competendo ad armi quasi pari con tutti gli avversari che si affronteranno. Purtroppo, il Napoli in questi anni pur riuscendo ad ottenere piazzamenti di rispetto nel campionato italiano, non è mai riuscito non solo ad allestire una grande squadra per poter competere definitivamente sia in Italia che in Europa, ma fra tutte le società di calcio professionistiche, che siano grandi o piccole è l’unico club che non ha un centro sportivo di proprietà e figuriamoci lo stadio, che continua a scroccare al Comune con convenzioni agevolate. Non ci si puó meravigliare se il Napoli pur avendo la possibilità di investire per crescere, non facendolo alla pari con la concorrenza poi non riesce a superarla, perché è tale la differenza di investimenti che è già un grande miracolo arrivare nelle zone alte della classifica e nei massimi tornei europei , benché le risorse affinché un club come il Napoli possa crescere ci sarebbero eccome. In questi 15 anni di gestione De Laurentiis si è pensato esclusivamente a raggiungere obiettivi economici più che a quelli sportivi, lo dimostra il fatto che il club accantona gli utili senza che questi vengano reinvestiti nè per strutturarsi e neanche per allestire una squadra capace di competere per vincere. Un club che vuole crescere, anche se presupponesse di farlo in modo virtuoso e senza eccessivi costi per acquistare i migliori calciatori, perlomeno deve puntare a investire i suoi utili per strutturare il club nell’organizzazione, negli impianti, nel settore giovanile e non averlo fatto in questi quindici anni malgrado i grandi incassi e i discreti risultati sportivi, pone il club sempre in inferiorità rispetto a quei club che nonostante una situazione debitoria pregressa continuano la propria crescita strutturale, per non parlare di club già più grandi come la Juventus che sono riuscite a ricostruirsi e a investire sempre di più di quanto addirittura incassassero. Come si può contestare il fatto che la Juventus vinca in Italia se è l’unico grande club che ha saputo costruirsi uno stadio nuovo, che guarda caso da quando lo hanno costruito ha portato solo vittorie sportive ed economiche. Come si può scandalizzarsi che la Juventus continua a vincere se è l’unico club italiano che ogni anno investe in grandi calciatori aggiungendoli a quelli già presenti? Come si può meravigliarsi se la Juventus oltre a Villar Perosa, Vinovo ora anche con quel grande centro sportivo della Continassa hanno la possibilità di allenare al meglio tutte le squadre dal settore giovanile alla prima squadra? Sarà un caso che la Juventus è l’unico club italiano che ha la seconda squadra in serie C? Sarà un caso che hanno già vinto il primo scudetto da quando è partita la Serie A del calcio femminile professionistico? No, tutto questo non è un caso, magari bisognerà anche riformare il calcio italiano e consentire che le risorse vengano distribuite equamente, perô bisogna dire che la Juventus le sue risorse, quelle che si guadagna con il fatturato le investe, e lo fanno anche società minori rispetto al Napoli che si sono costruite lo stadio, e tutto questo oggi nel calcio moderno dovrebbe essere obbligati ad investire in questi settori . In Europa, non consentono più di fare calcio a club che non sono provvisti di impianti strutture e settore giovanile, in Inghilterra se ci fosse il Napoli di De Laurentiis non gli consentirebbero di mettere su un club di calcio con queste caratteristiche e senza che ci si dotasse di impianti utili al settore giovanile ancor più che alla prima squadra. In Germania il governo tedesco non permette a nessun imprenditore di possedere più del 49% della proprietà di un club, e in ogni caso tutti i club devono essere dotati di impianti propri e garantire la formazione giovanile al gioco del calcio. Noi qui stiamo ancora all’idea che il presidente di una squadra di calcio sia un imprenditore che deve guadagnarci in proprio come se possedesse una qualsiasi attività commerciale, ma a nessuna attività commerciale al mondo vengono forniti capitali attraverso i diritti televisivi o alla partecipazione alla competizione. Non si può fare calcio pensando che il fine sia la vendita dei calciatori al mercato come ad una tratta delle bianche in un bordello e guadagnarci sulla vendita. Ora dopo i canonici cinque anni di un progetto stile Filmauro, il Napoli si appresta ancora una volta a cedere i suoi migliori calciatori e farne relative plusvalenze, che serviranno a rifondare la solita squadra che possa essere competitiva per rimanere nelle zone più remunerative di classifica e intascarsi i soliti proventi fissi che elargisce il mondo del calcio in questo continuo perpetuarsi di campionati e trofei inutili a cui si parteciperà senza mai progettare di vincerli, ma questo sarebbe ancora nulla se poi i proventi non serviranno almeno a strutturare come si deve e soddisfare i tifosi che sostengono il proprio club, andando solo ed esclusivamente soddisfare le esigenze economiche e di guadagno del suo proprietario.

Pippo Trio

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