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Da Napoli la prima ‘prova del fuoco’ per Zingaretti: un commisario per il “nuovo corso”

Il tribunale di Napoli ieri, dopo quasi due anni, ha accolto il ricorso proposto da Nicola Oddati ed altri contro il congresso provinciale del 2017, dichiarando illegittime le operazioni elettorali e l’elezione del segretario provinciale, Massimo Costa. Per il neo segretario Zingaretti si tratta di una grana la cui soluzione rappresenterà, al di là delle chiacchiere e delle buone intenzioni, la dimostrazione che davvero si “cambia pagina” come ha ampiamente annunciato nel corso della lunga campagna per le primarie conclusasi con la trionfale vittoria ai gazebo domenica scorsa.

di Peppe Papa

Parte da Napoli la prima ‘prova del fuoco’ per il neo segretario del Pd, Nicola Zingaretti. E si tratta di una grana la cui soluzione rappresenterà, al di là delle chiacchiere e delle buone intenzioni, la dimostrazione che davvero si “cambia pagina” come ha ampiamente annunciato nel corso della lunga campagna per le primarie conclusasi con la trionfale vittoria ai gazebo domenica scorsa.

Il tribunale di Napoli ieri, dopo quasi due anni, ha accolto il ricorso proposto da Nicola Oddati ed altri contro il congresso provinciale del 2017, dichiarando illegittime le operazioni elettorali e l’elezione del segretario provinciale, Massimo Costa.

A renderlo noto è stato, Riccardo Marone, difensore di Oddati, candidato all’epoca  alle primarie della segreteria metropolitana del Pd di Napoli contro l’attuale segretario provinciale, Costa, appunto.

L’ex assessore della giunta Iervolino – e molto altro ancora – sostenuto dal fronte post Ds del partito, aveva presentato due ricorsi, uno alla commissione di garanzia del partito e un altro al tribunale di Napoli, contro le operazioni elettorali del congresso metropolitano del 2017, denunciando irregolarità come la mancata partecipazione dei tesserati nel 2017 al voto e la successiva nomina di Costa a segretario provinciale dell’organizzazione nel capoluogo partenopeo.

Dunque, tutto da rifare. Niente di nuovo per il partito a Napoli, diventato ormai fantasma di se stesso, assolutamente irrilevante nella percezione del cittadino comune e della sua base tradizionale, costretto a scontare un ulteriore colpo d’immagine di cui al Nazareno (almeno fin quando resterà quartier generale nella Capitale) dovranno necessariamente prendere atto dando una risposta decisa e immediata all’ultimo rantolo di un partito alla canna del gas. Approfittando proprio dell’occasione fornitagli dall’epilogo del contenzioso, dando un taglio netto al passato azzerando correnti, signori delle tessere, notabilati territoriali e tentativi più o meno velati di leadership regionale.

Per il momento è silenzio da parte degli interessati. Nessuno ha interesse a mettere fretta al segretario, insediato informalmente da appena una settimana e che attende la proclamazione alla prossima assemblea nazionale, quel che trapela è che ci si attende le dimissioni di Massimo Costa, dando per scontato che lo stesso non intenda dare seguito a un braccio di ferro attraverso un controricorso senza senso, per poi andare a definire e discutere il nome del possibile commissario da mandare in città a gestire la transizione verso il “nuovo corso”.

Oddati non parla, ed è comprensibile, visto che aveva dichiarato di aver ritirato il ricorso che invece il suo avvocato ha portato avanti, giocandosi la possibilità di entrare a far parte della segreteria nazionale in quota napoletana di Zingaretti. Dare seguito alla vicenda sarebbe per lui controproducente, una inutile impuntatura tale da pregiudicare l’obiettivo più serio e gratificante di entrare a far parte della plancia di comando del partito nazionale.

Di Massimo Costa, dicevamo, non ci sono notizie per ora, mentre il presidente provinciale, Tommaso Ederoclite – che era il terzo candidato al congresso del 2017 e ‘messo in mezzo’ dalle due fazioni che si contendevano la ‘poltrona’ di segretario –  ha commentato laconico: “Osservo, aspetto la decisione del segretario a Roma”.

Più caustico, invece, l’ex consigliere regionale, Peppe Russo, uno dei grilli parlanti del partito, più attivo soprattutto dopo avere lasciato l’attività politica in ‘trincea’: “Siamo al fine corsa. Basta con questo dissennato tiro alla fune. Le questioni politiche, tante ed antiche, non si risolvono né in tribunale né in gare di resistenza. La necessità di aprire un nuovo corso è ormai nei fatti e la sfida che abbiamo di fronte esige forze, idee e pratiche all’altezza del compito e del momento. Tertium non datur”.

Ce poco da fare, insomma, si cambia oppure si muore. Il funerale è già quasi apparecchiato, sempre che dall’Urbe non giunga una boccata di ossigeno. Quanto ‘puro’, staremo a vedere.

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