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Insigne, un’eterna promessa infranta! Venderlo oggi o mai più!

Non vorremmo essere spietati, ma nel calcio bisogna pur esserlo per non venire sopraffatti dagli equivoci, dalle opinioni, dai titoloni sui giornali che cambiano ad ogni settimana, ad un certo punto bisogna fare delle scelte ed avere tempismo nel farle, ma fortunatamente non toccano a noi, quando si tratta di vendere o tenere un calciatore. Tuttavia, chi non è coinvolto direttamente spesso riesce ad essere più lucido di chi è coinvolto direttamente, per ovvi motivi di chi non ha responsabilità nella scelta, al massimo ci si può esporre a brutte figure opinionistiche e noi non ci siamo mai tirati indietro correndo volentieri il rischio , per cui lo diciamo chiaramente e senza remore alcune, fossimo al Napoli non punteremmo più su Lorenzo Insigne, ad un giusto prezzo lo venderemmo tranquillamente, perché a Napoli non ha reso secondo le aspettative e in futuro potrebbe essere ancor più complicata una sua permanenza. Premettiamo che su Insigne ci siamo espressi in maniera entusiastica sin dai tempi di quando Zeman se lo portava in giro fra Serie C e B, la sua annata in compagnia di Florenzi, Verratti e Immobile a Pescara fu favolosa, ma Zeman è stato sempre un grandissimo allenatore e i calciatori quando da lui allenati hanno sempre reso il 30% in più di quanto veramente valessero. Con Zeman tantissimi calciatori hanno avuto rendimenti che facevano pensare che fossero top player, qualcuno veramente lo è diventato, tipo Totti, Nesta, Signori, Nedved, ma tanti altri lo sono stati solo con lui, come anche i quattro moschettieri di Pescara, che furono lanciati dal boemo direttamente dalla B in nazionale maggiore e in grandi piazze italiane ed europee. Questo tipo di calciatori che solo Zeman riusciva a portare ai massimi livelli come quelli del Pescara di cui parlavamo, non si contano, tanti ne ha lanciati il boemo in ogni epoca, pensiamo ai Rambaudi, Baiano, Di Biagio, Seno, Fresi, Shalimov, Vucinic Bojinov, Osvaldo, La Mela, Marquinhos e tantissimi altri che con il boemo sono esplosi e poi implosi nelle grandi squadre a cui erano stati venduti a prezzi da Top Player. Il discorso sembra simile se rapportato all’ultima generazione di fenomeni svezzati dal grande boemo, perché Insigne, Verratti, Immobile e Florenzi pur essendo oggi degli eccellenti calciatori non hanno risposto ognuno di loro per quello che si pensava diventassero, cioè dei top player assoluti. Verratti, che non ha mai giocato in Serie A comunque non ha mai sfondato con il Psg pur facendo immaginare che ogni anno sarebbe esploso definitivamente cosa che neanche in nazionale gli è mai riuscita, non sapendosi imporre nemmeno in un gruppo mediocre e senza particolare concorrenza come quello attuale della nazionale. Stesso identico discorso accomuna Insigne, Florenzi e Immobile, tutti molto bravi però mai bravissimi perché Immobile ogni qualvolta è stato proposto come un top player sia al Borussia Dortmund che al Siviglia ha sempre toppato il grande salto, mentre Florenzi e Insigne dopo Pescara tornando nelle squadre di origine sono stati agevolati e coccolati di più dall’ambiente, ma pur giocando stagioni di livello gli è sempre mancato a entrambi di fare il salto di qualità definitivo, e per tutti loro vale lo stesso discorso per il rendimento avuto in nazionale, discreto ma per certi versi anche sempre zoppicante, tanto è vero che con questa generazione di calciatori la nazionale ha ottenuto i peggiori risultati degli ultimi trent’anni di storia azzurra. Zeman non dovrebbe mai lasciare certi calciatori perché solo lui sembra saper trarre il massimo da loro. Sarà perché Zeman ha tanta autorevolezza, perché è bravissimo non solo a insegnare calcio, ma anche ad essere umili e sapersi comportare in campo e fuori campo che certi calciatori dovrebbero rimanere con lui finché non maturino definitivamente. Purtroppo Insigne è arrivato al Napoli troppo presto, avrebbe dovuto continuare il percorso zemaniano con il Pescara insieme ai suoi amici di nazionale e magari giocando più liberi da responsabilità che poi hanno dovuto caricarsi ognuno nelle grandi squadre in cui erano approdati, ma a Pescara avrebbero potuto crescere e maturare meglio. Invece Insigne fu catapultato subito nel Napoli dei titolarissimi di Mazzarri e a cominciare dal tecnico non troppo entusiasta di avere giovanissimi tra i piedi, infatti Mazzarri quell’anno oltre a Insigne gli fu proposto Verratti, ma fu praticamente scartato, mentre Insigne essendo un calciatore già del Napoli dovette accettarlo seppure a malincuore. Il povero Insigne quull’anno dovette subire gli ordini tattici perentori di Mazzarri oltre all’esuberanza di Lavezzi e al mobbing di Cavani che praticamente lo cazziava ad ogni iniziativa presa che non contemplasse il passaggio al Matador e tutto questo per un fantasista in erba come Insigne era una costrizione enorme, Subire quella sorta di nonnismo non deve avergli fatto granchè bene perché poi in seguito si è comportato allo stesso modo con compagni meno importanti, o gli ultimi arrivati, quando questi non lo servissero come si deve. Ma c’è da dire che un conto è essere dispotici se si è un Cavani già affermato goleador e leader della squadra e un conto è esserlo da eterna promessa come Insigne che ad oggi non ha quasi mai determinato. Purtroppo o per fortuna nel calcio non contano solo le doti tecniche di cui Insigne ha in abbondanza, ma conta anche la personalità per imporle, la maturità professionale di accettare critiche e sostituzioni, affinché poter garantire finalmente una certa continuità di rendimento sempre più ad alti livelli e invece in Insigne spesso riscontriamo una certa umoralità che ne condiziona il rendimento, facendolo spesso sembrare talvolta indolente, spesso egoista nel tentare in modo testardo le sue giocate, finendo per incidere negativamente nel gioco di squadra, soprattutto quando va in conflitto con gli allenatori che lo sostituiscono oppure nei confronti del pubblico irritato dai suoi comportamenti da prima donna, quando ancora non ha dimostrato definitivamente di esserlo. Per tutti questi motivi ed anche altri di tipo più squisitamente tecno tattici crediamo che il percorso di Insigne come quello di Hamsik a Napoli stia per arrivare ai titoli di coda e quindi con una sua apparentemente dolorosa partenza potrebbero beneficiarne tutti, perché il Napoli riuscirebbe a monetizzare al massimo la cessione di un calciatore che a 28 ha raggiunto l’età giusta per poter essere venduto a prezzo appetibile, e anche per Insigne stesso che potrebbe approdare in un top club con un ingaggio maggiore e la possibilità di poter confrontarsi e collaborare affianco a grandi calciatori senza l’assillo di dover essere il leader o il capitano, e anche perché taglierebbe quel cordone ombelicale con la sua città che come tutti sappiamo è sempre eccessivamente esigente con i propri figli e se non si ha lo spessore caratteriale per sostenere il fardello sarà sempre più difficile riuscire ad imporsi. Infine crediamo che con il nuovo corso di Ancelotti calciatori come Insigne e Mertens più adatti al 433 che non al 442 siano un lusso da non potersi più permettere, proprio per evitare capricci e incomprensioni fra tecnico e calciatore. Inoltre abbiamo notato che Zielinsky che si è già giovato dalla partenza di Hamsik ha fatto ancora meglio a Parma quando è mancato Insigne per squalifica, ed è sicuramente un calciatore che aveva bisogno di liberarsi sia dalla presenza ingombrante di Hamsik che quella di Insigne per poter dimostrare finalmente tutte le sue eccellenti doti tecniche. In una squadra per essere competitivi e fare in modo che tutti dessero il massimo non serve avere tante prime donne negli stessi ruoli, perché pestarsi i piedi a vicenda non è utile a nessuno e annulla la stessa qualità dei calciatori coinvolti in queste rivalità. Ad esempio, Higuain andò via da Madrid perché oscurato da Ronaldo e Benzema, arrivò a Napoli senza nessuno che gli facesse concorrenza e ha disputato le sue migliori stagioni di sempre, poi è andato alla Juventus e fra Dybala e Mandzukic ha dovuto dividere con loro presenze e gol, da quel momento in poi il Pipita si è involuto, innervosito per qualche panchina di troppo e con l’arrivo pure di Ronaldo alla Juventus è dovuto essere sacrificato. Anche Dybala oggi con l’arrivo di Ronaldo ha dovuto ridimensionarsi e il suo apporto risulta meno efficace, pressato come è dalla superiorità e dalla personalità accentratrice di Ronaldo. Gli stessi Mertens e Insigne quando in concorrenza per una maglia sembravano frenati l’uno dalla pressione dell’altro fin quando Mertens è stato spostato di ruolo, liberandosi dalla concorrenza, che entrambi hanno migliorato il loro personale rendimento. Questo fa capire che in una squadra la concorrenza fra troppi talenti può essere deleteria sia alla squadra che ai calciatori stessi, perché una squadra forte che abbia equilibrio dovrebbe essere formata da calciatori importanti e determinanti nei ruoli centrali che formano la spina dorsale di squadra, contornati da gregari magari anche quelli di una buona qualità. In questo caso, il Napoli che come sembra deve sacrificare uno dei suoi gioielli che hanno più mercato, sarebbe più giusto che sacrificasse Insigne e non Koulibaly o Allan perché questi ultimi ricoprono ruoli che insieme a Meret e Fabian Ruiz formano la spina dorsale della squadra che a quel punto con Zielinsky e un forte centravanti da prendere con i soldi incassati per Insigne potrebbe finalmente dare un volto definitivo alla nuova squadra di Ancelotti in cui calciatori con le caratteristiche tecniche e fisiche di Insigne e Mertens potrebbero trovare più difficoltà. A questo punto speriamo che Raiola e De Laurentiis trovino un accordo soddisfacente per tutti e che Insigne possa andare altrove e magari poter mantenere quell’eterna promessa mai mantenuta sia al Napoli che in nazionale, probabile che lontano dal suo ambiente e tanta esperienza in più gli riuscirà meglio, e per lui sarà l’ultima occasione per dimostrarlo, ma noi glielo auguriamo di vero cuore!

Pippo Trio

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