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Il San Paolo, ridotto da mitico stadio di calcio, a squallido teatro delle sceneggiate fra De Laurentiis e quelli del Comune

Quando si parla di Stadio San Paolo pur correndo il rischio di essere blasfemi, bisognerebbe portare lo stesso rispetto che si porta quando si parla della Basilica di San Pietro a Città del Vaticano, dove per analogia nel tempio del calcio napoletano vi ha giocato il dio del calcio e San Pietro è la casa di Gesù Cristo. Ora a parte la provocazione, che qualcuno come il Presidente del Napoli consideri da tempo lo Stadio San Paolo “un cesso”, dove peraltro in 16 anni vi ha incassato senza eccessivi costi (perchè quelli sono tutti a carico del Comune e dei cittadini), qualcosina come 150 milioni di euro senza colpo ferire, senza aver mai cacciato un solo euro per un solo sediolino,figuriamoci per 65 mila, e senza aver mai regalato al suo settore giovanile un solo campo di calcetto, e questi si permette pure il lusso di appellare malamente sindaco, assessori e commissari mettendo bocca sulle modalità e i tempi di ristrutturazione, sui colori dei sediolini, pretendendo allo stesso tempo che non vi siano cantieri quando vi gioca il Napoli. L’Udinese per costruirsene uno nuovo non solo fattura citre volte meno il Napoli ma lo ha fatto senza problemi con il campionato in corso,e senza isterismi di nessuno,ci siamo ritrovati tutti senza nemmeno accorgercene uno stadio friulano rifatto in modo efficiente e veloce così come quando da quelle parti hanno dovuto ricostruire le case dopo il terremoto,si sono semplicemente rimboccati le maniche e sono ripartiti. A Napoli invece conosciamo benissimo i ritardi burocratici, altrettanto le lungaggini e le deficienze del Comune in materia di impianti sportivi napoletani e non solo, ma tutti possono lamentarsi, tranne uno che risponde al nome di Aurelio De Laurentiis, alias il PAPPONE, rotondo e azzeccato nomignolo che gli ha affibbiato quasi all’unanimità la tifoseria napoletana più delusa dalle sue modalità di gestione societaria, e per l’avidità, l’arroganza, la prosopopea irritante di questo viscido personaggio. Fà ancora meraviglia, ma neanche poi tanto, che vi sono altrettanti ammiratori di De Laurentiis fra quei giornalisti più servili che non la raccontano mai giusta, quei tifosi più suggestionati dalle favole del suo foltissimo ufficio stampa e da questo falso mito del grande imprenditore che dovrebbe essere questa sorta di presidente del Borgo azzurro football club. Possiamo ben immaginare gli squallidi motivi che alimentano questo populismo di basso cabotaggio, ma ci interessano poco, anzi ne siamo nauseati e indignati, anche perchè se a certa gente piace farsi fottere dal prossimo chi può vietarglielo? Tuttavia, quello che non tolleriamo è come può un Sindaco di una grande metropoli come De Magistris, votato e rivotato per ben due volte dai napoletani per rappresentarli e per tutelarli quando quest’ultimo non solo si fà mettere puntualmente i piedi in testa dall’ultimo arrivato come può essere un presidente di una società di calcio , ma che per ben sei anni ha regalato lo stadio a questo personaggio per farci il suo ricco business, spesso moroso persino di quell’inezia di canone di locazione che dovrebbe pagare seconso convenzioni agevolate, questo sindaco per ironia della sorte deve essere pure ripreso De Laurentiis perchè la ristrutturazione dello stadio non rispetta i tempi, perchè i cantieri non devono intralciare le partite del Napoli, perchè i sediolini li vuole multicolor e non azzurri, e bla bla bla. Ricapitoliamo… lo stadio San Paolo è patrimonio immobiliare, culturale e sportivo della città di Napoli, quindi di tutti i suoi cittadini, che da quando è sorto pagano tasse e contributi vari per mantenerne la struttura affinchè i napoletani possano godere di un tale impianto sia per farci attività sportiva che per assistere ad eventi di sport e spettacolo, tra i quali le partite della squadra di calcio della città. I dipendenti comunali che lavorano all’interno della struttura, che si occupano della custodia, delle pulizie, della manutenzione generale sono pagati con i soldi pubblici quindi dai cittadini. le forze dell’ordine fra polizia carabinieri e vigili urbani che presenziano in massa durante le partite di calcio anche quelli sono a carico delle Istituzioni e quindi a carrico dei cittadini. Le utenze all’interno della struttura, quindi acqua, luce e gas e possibili altre come la telefonia e quant’altro sono comunque a carico del Comune e indirettamente sempre ai cittadini, sia quelli che ci fanno attività all’interno, che quelli che vanno a vedere le partite ogni domenica, che quelli che se ne fottono del calcio, dei papponi e di tutte le altre amenità, ma che a loro volta malgrado ciò devono pure subirsi ad ogni sbuffo di vento, ogni gocciolina di pioggia le comiche allerte meteo e la chiusura di tutte le scuole in cui i loro figli dovrebbero istruirsi, formarsi educarsi, non consentendogli di poter andare a lavorare tranquilli invece che badare alla propria prole che dovrebbe stare a scuola perlomeno a quella dell’obbligo. Caso strano, che a Napoli si è molto solleciti a chiudere le scuole, le strade, spesso si ferma la metropolitana piuttosto che le finucolari, si chiudono depositi di mezzi pubblici perchè quelli esistenti funzionano a meraviiglia, chiudono persino tutti gli altri impianti sportivi fatiscent, Collana in testa, in cui operano associazioni sportive che pagano regolari canoni di locazione, ma non chiude mai il San Paolo, nonostante la fatiscenza, nonostante chi lo utilizza non paga il canone o un solo euro per la ristrutturazione. Tutto questo perchè quel catino è un enorme serbatoio di voti, visti i milioni di persone che lo riempiono di settimana in settimana e soprattutto perchè all’interno di quello stadio vi opera il presidente della squadra di calcio, come una vera e propria istituzione religiosa, una sorta di moschea per milioni di fedeli tifosi nel mondo. E non sia mai che chi elargisce tanto oppio azzurro al popolo gli impediscano di trafficare, e invece ecco che il Pablo Escobar del pallone da “quel cesso di stadio” ci ricava milioni su milioni senza alcun costo aggiuntivo per l’utilizzo che pretende pure di estorcerlo a gratis come non oserbbe fare nemmeno il più feroce dei camorristi. Ma tutto questo fosse niente, se poi il narcos azzurro non pretendesse pure di mettere bocca su ogni sacchetto di cemento, su ogni sediolino venga impiegato per migliorane decentemente la qualità dell’impianto e della sua sicurezza. Ora, noi possiamo capire tutto, sia che il Comune sia da sempre inadempiente, lo sanno pure le pietre, ma in questo caso visto che per la ristrutturazione si usano i soldi pubblici e non di De Laurentiis o De Magistris, soldi impiegati per ospitare un evento internazionale di sport e cultura come le Universiadi, destinati appunto per ospitare nell’occasione non i tifosi del Napoli, oppure la relativa squadra di calcio, ma gli atleti, i giornalisti, il pubblico dell’Europa intera e dovrebbero essere gli organizzatori delle Universiadi a lamentarsi dei ritardi, non di ceto il presidente del Napoli, che invece di ringraziare ancora una volta che gli regaleranno una convezione agevolata, la ristrutturazione dello stadio, l’installazione dei tabelloni luminosi e quant’altro, e che per tutta risposta ad ogni riunione pensa solo a far casi. In queste inutili o quanto meno tardive riunioni a cui non dovrebbe nemmeno partecipare un soggetto che non ha nulla a che fare con l’evento per cui si spendono questi soldi, e invece non so,lo vi partecipa, ma pretende di decidere su tutto affinchè le partite del Napoli non fossero intralciate dai cantieri e dai lavori per la messa in opera dei sediolini, per quelli della pista di atletica, e di decidere dei colori di ogni singola poltroncina, immaginandosi che il tutto venga lavorato come per magia nelle settimane in cui il Napoli non gioca al San Paolo. Eh già, perchè quello il Comune è già cosi efficiente e la burocrazia snella, ci mancava solo De Laurentiis che come una zitella acida, vuole ristrutturare casa, non solo a gratis e a gusto suo, ma pretende pure di non avere in giro per casa operai che fanno polvere e sfravecatura. Una barzelletta che a raccontarla non si crederebbe, ma che ci raccontano ad ogni pseudo riunione sceneggiata per non decidere mai niente quando si tratta di stadio San Paolo, dove da sedici anni l’unico padre padrone, mangia pane a tradimento è l’ex signore dei cinepanettoni, oggi stimatissimo imprenditore di calcio con i soldi degli altri, a cominciare dai quei fessi dei tifosi del Napoli, agli striscianti accattoni di voti fra sindaci, assessori e governatori regionali, che insieme a tutto il loro codazzo istituzionale fanno la fila per i biglietti omaggio per entrare a casa loro, e che tutti insieme formano questa isso, essa e ‘o malamente che fosse il Pappone, che queste sceneggiate al confronto, quelle di Mario Merola erano opere liriche. Ora vedrete che De Laurentiis dopo avergliene cantate quattro a commissari e assessori, l’avrà vinta pure sul colore dei sediolini, anzi sul multicolore, perchè come saggiamente cantava Pinotto Daniele con la sua mitica chitarra e inconfondibile vucella… “Napul’è mille culure”….

Pippo Trio

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