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M5S cambia pelle, nuovo statuto e ‘vecchi’ padroni: il Paese può attendere

Il M5S cambia pelle. Come tutti i serpenti la mutazione sta avvenendo “sbarazzandosi di tutte le cellule superficiali dell’epidermite in un colpo solo” a differenza dei “mammiferi che si disquamano continuamente e in modo meno appariscente”. Nuovo statuto, nuova organizzazione, nuove regole e nuova plancia di comando. Un partito come gli altri, insomma, ma senza che questo appaia come una radicale inversione ad ‘U’ dai principi fondanti del Movimento.

di Peppe Papa

I soldi dei tagli degli stipendi dei parlamentari finiranno ad un Comitato di controllo – il cui conto corrente sarà intestato a Luigi Di Maio e ai due capigruppo di Camera e Senato, Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva – e il cui regolamento prevede che gli ‘avanzi’ di bilancio finiranno nelle “casse di Rousseau e di Davide Casaleggio”.

Poi la costituzione di una più “moderna” associazione M5S, atto siglato a Milano il 20 dicembre del 2017 e depositato presso la cancelleria di Genova, da Di Maio e Casaleggio jr. dove Beppe Grillo non figura tra i fondatori.

Uno vale uno? Preistoria.

La realtà impone un atteggiamento diverso, dove l’idea di democrazia diretta ha mostrato la corda, per incapacità degli uomini che la proponevano e i limiti dell’idea stessa. Per cui la bolla pentastellata è scoppiata fino a mostrare il suo vero volto e pochezza. La possibilità di alcuni furbetti movimentisti, un comico in disarmo e un visionario ‘monaco’ post-futurista (Casaleggio senior), di assurgere all’onore delle cronache, assoggettando masse di individui con la promessa di un “mondo migliore” di decrescita felice e crescita più che prospera per loro.

Un disegno che finora ha funzionato, ma che comincia a mostrare qualche crepa. Soprattutto se i primi a ribellarsi ai diktat sono gli stessi parlamentari i quali, indispettiti per dovere versare nelle casse della Casaleggio una parte dello stipendio, hanno cominciato a protestare, anche se in sordina, facendo trapelare di ritenere tutto ciò “vergognoso e inaccettabile”.

Fatto sta che  l’ecdisi grillina sembra ormai arrivata a compimento. Sul “Blog delle stelle”, ieri, la certificazione formale del nuovo corso a firma del suo capo politico.

“Questa settimana inizia la discussione sull’evoluzione del Movimento – ha scritto Di Maio – Affronteremo gli argomenti della riorganizzazione a livello nazionale e locale dell’organizzazione, la questione dei rapporti con le liste civiche nei comuni e il tema delle nuove regole per i consiglieri comunali. Lo dobbiamo fare non solo per il Movimento, ma per gli Italiani”.

Certo, per il popolo sovrano, ci mancherebbe è solo nel suo interesse, sperando che non siano molti quelli che comincino a dubitarne.

Intanto, l’importante, è far passare l’evoluzione della ‘cosa’ grillina come “la direzione giusta e necessaria” per la prosperità dell’Italia”. “Per questa discussione – ha spiegato il vice premier – utilizzeremo tutti gli strumenti disponibili: Rousseau, l’assemblea dei parlamentari dove siedono parlamentari di tutte le regioni e incontri fisici sul territorio. Da oggi partirà l’interlocuzione su Rousseau nell’area di ascolto che sarà attiva fino a venerdì 22 marzo”.

Dopodiché, il 25 marzo alle 17 sarà convocata un’assemblea parlamentare congiunta di Camera e Senato che si confronterà sugli stessi temi e che produrrà un documento che poi sarà discusso con incontri fisici sul territorio. “In tutte le regioni – ha specificato Di Maio – tramite due parlamentari incaricati, si organizzeranno incontri fisici su base regionale per tutti gli attivisti, gli eletti e i simpatizzanti che vorranno prendere parte a questa discussione”. “I parlamentari incaricati di fare da tramite – ha proseguito – avranno il compito di redigere un documento regionale che riassuma le posizioni emerse agli incontri sul territorio per discutere il tutto in un’ulteriore assemblea parlamentare congiunta che sarà convocata giovedì 4 aprile alle 17. Raccoglieremo al massimo le voci di tutti, online e tramite incontri fisici. Alla fine di questo percorso di raccolta e ascolto sarà mio compito – ha concluso – fare la sintesi di quanto emerso e proporre i quesiti per la votazione finale attraverso la quale verrà sancita la decisione definitiva”.

Alla faccia della “semplificazione” burocratica spiattellata ai quattro venti nei giorni dell’assalto al Palazzo: praticamente roba da Soviet. “Ma chi se ne frega”, tanto saranno in tanti ad abboccare, almeno fin che dura. Passata la sbornia usciranno tutti con il mal di testa, ma loro – almeno i più scaltri -avranno messo un po’ di fieno in cascina per il futuro personale, alla faccia del Paese finito nel frattempo in malora.

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