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De Luca come De Laurentiis, un altro ‘tardone’ che delira di onnipotenza

Sinceramente non se ne può più di questi settantenni esaltati come il Governatore della Regione Campania e il presidente del Calcio Napoli, entrambi arci convinti di essere superiori a tutti, di quelli che un giorno si e l’altro pure stanno lì a bacchettare chiunque, ponendosi al centro dell’attenzione, pensando di essere dei padreterni, invece di godersi una sana e buona vecchiaia fra le coccole a un nipotino, piuttosto che sottoporsi ogni sei mesi a controlli sanitari. De Luca e De Laurentiis sono simpatici come un dito nel culo, quello che soprattutto loro si beccano di tanto in tanto nei rispettivi studi degli urologi che gli terranno sicuramente sotto controllo la prostata, forse sarà per questo che pensano ogni tanto di infilarcelo a tutti noi che dobbiamo subirli nelle loro ecumeniche e incontinenti esternazioni. Questi vegliardi che pensano dall’alto della loro veneranda età di darla una per bere e una per sciacquare a tutti, ma sia ben chiaro lungi da noi non rispettare i settantenni, prima che si risentissero altri coetanei dei due personaggi in questione, anche perché prima o poi a quell’età dovremmo arrivarci tutti, almeno si spera, però è curioso quante cose hanno in comune i due gemelli pallosi, a cominciare dall’anno di nascita, entrambi del ‘49, alla statura, che non dovrebbe arrivare ai centosessantanove centimetri. Ma ancor più in comune hanno quell’arroganza senile tipica dei vecchi burberi che i loro parenti, ma non solo loro, non vedono l’ora di togliersi dalle scatole per rinchiuderli in qualche Villa Arzilla. Ma al di là delle nostre acide ironie, oggi più che mai vorremmo occuparci di De Luca, anche perché di De Laurentiis abbiamo già detto troppo e forse il personaggio neanche merita così tanta attenzione, del resto è solo un cinepanettonaro che ha cambiato mestiere traportando il suo discutibile modo di fare cinema nel parallelo mondo del calcio che quanto a illusioni, demenzialità e scienziatoni è ancora più pregno di questi personaggi sui generis, mentre perlomeno De Luca ricopre, purtroppo, da diverso tempo cariche istituzionali importanti di Governo, prima, nella sua città natale, Salerno, ed ora estendendo il suo potere guadagnato a colpi di luminarie e fritturine di paranza, in tutto il salernitano. Ebbene questa sorta di John Wayne dei poveri che chiamano ‘sceriffo’ oggi ha cambiato pelle come la dimensione delle nostre palle che si gonfiano a dismisura sempre di più ogni qualvolta lo sentiamo sacramentare contro tutti con quel baritonale accento salernitano, che vorrebbe atteggiarsi a napoletano verace. Purtroppo è un antico complesso di inferiorità di chi nasce nella provincia campana verso i napoletani, e in questo i salernitani, quelli messi più male, ne soffrono tanto, e crediamo che uno di questi sia proprio De Luca. Però c’è da dire che spesso in provincia si ha più tempo per studiare, invidiare, imitare, mentre invece nelle grandi città si e distratti di più dalla dolce e frenetica vita metropolitana, e allora difficilmente qualcuno studia da politico, da medico o altro, sarà perchè le città sono il paese dei balocchi dei vari Lucignoli nati, cresciuti e pasciuti fra una movida e l’altra, ed è così che poi ci ritroviamo governati nella politica come nel calcio da questi frustrati sgobboni della provincia più rosicona, senza nulla togliere ad altri provinciali anche perché in provincia c’è anche tutta altra gente molto più concreta e di sostanza che non questi grilli urlanti, tipo i soggetti in questione. Quando sentiamo delirare De Luca ci sembra ascoltare i tormentoni di Angelo Manna, e siamo certi che il governatore della Campania per la sua strategia di comunicazione abbia studiato molto lo scrittore e giornalista napoletano che fu fra i primi a sfruttare il mezzo mediatico televisivo nello stile social dei tempi nostri. E come Angelo Manna era 30 anni avanti, oggi De Luca è 30 anni dietro ad imitarlo, ad essere buoni 15 anni, giusto per venirgli incontro a metà strada. Insomma chi avrà l’ardire e la pazienza, nonché nulla da fare e leggerci si chiederà come mai ce l’avessimo tanto con questa tipologia di personaggi, per accanirci così selvaggiamente, ed è presto detto… In primis siamo allergici ai ducetti, e chiunque e in ogni forma, nella sua lucida, delirante e visionaria follia s’immagina di essere il Benito o il Napoleone di turno, ma anche più semplicemente il Clint Eastwood o il Mourinho della situazione. crediamo che a personaggi del genere possano essere più adatti ad uno qualsiasi dei vecchi manicomi stoltamente aboliti dalla legge Basaglia, piuttosto che trovarseli a capo di qualsiasi cosa, Neanche lanministrazio di condominio dovrebbero affidargli, figuriamoci una regione o un club di calcio. Ma tutto questo al di là dei danni oggettivi che producono, perché di tutto si potrà fantasticare dei loro operati tranne che di successi della sanità pubblica come anche di vittorie sportive, ma che poi ritrovarceli pure a ravanare con le loro dita nei nostri sfinteri o ad abbuffarci i cosiddetti quando montano in cattedra è troppo. Bisognerebbe fare qualcosa almeno per silenziarli, soprattutto quando pensano che i soldi dei contribuenti o dei tifosi, piuttosto che i fondi pubblici o dei diritti televisivi ottenuti sempre grazie alle moltitudini che si governano, siano soldi loro, cacciati dalle loro tasche, che gli darebbero il diritto di poter azzelliare tutti con le loro cazziate da nonni pallosi con la pretesa di insegnare a chiunque la qualunque. Per dirne una, abbiamo sentito ultimamente, e non è la prima volta, De Luca fare letteralmente una ‘chiavica’ De Magistris e Borriello, come se fossero i figli scemi a cui dare la paghetta che puntualmente spendono dissennatamente, rinfacciadogli le erogazioni doverose delle risorse economiche dell’ente regionale come se fossero soldi cacciati direttamente per pura beneficenza dalle tasche di De Luca. Il San Carlo, gli stipendi da pagare ai suoi lavoratori, piuttosto che le deficienze sanitarie, che visti i costi dovrebbe funzionare a meraviglia, per non parlare delle ristrutturazioni del San Paolo a cui sono stati destinati fondi pubblici per la realizzazione di un evento culturale e sportivo di grande rilievo come le Universiadi, sono da finanziare, come dicevamo poc’anzi, dai fondi regionali, che sono appunto fondi pubblici, non usciti dalla tasca di De Luca e figuriamoci dalle tasche di De Laurentiis che nel San Paolo spadroneggia senza cacciare un solo euro, per cui, invece di farsi grande a chiacchiere, il burbero Governatore della Campania, si occupasse di spenderli bene e con molta umiltà, invece di spacco qua e spacco là, o di credersi il patriarca Abramo, come se gli altri fossero tutti suoi figli impenitenti, nipoti e nipotastri a cui raddrizzare la schiena. Faccia più fatti e meno chiacchiere perché non ne possiamo più di questi settantenni sull’orlo di una crisi di terza età . Diversamente c’è sempre Villa Arzilla che li aspetta per godersi una serena e tranquilla vecchiaia magari giocando a bocce o a tressette, e a questo proposito pare che De Laurentiis con il suo Napoli sia un esperto del tressette, sí, ma quello a perdere, quindi che si tacciano o li tacciano a entrambi. Bisognerebbe trovare anche per le incontinenze verbali il pannolone adatto cosicché tenerli a bada questi vecchiardi terribili.

Pippo Trio


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