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L’ultimo ‘rantolo’ di De Magistris: no alle europee, ma competitor di De Luca alle regionali

di Peppe Papa

Sempre più solo e in preda all’ansia da prestazione il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris è ormai rassegnato a deporre le armi e costretto a trovarsi un nuovo lavoro. I suoi quasi tre lustri da politico appaiono prossimi al “The end” ed è il primo a saperlo. Cerca una via d’uscita, un’ultima possibilità per rimanere agganciato alla giostra politica provando a non svendere la propria immagine di ‘barricadero’ irriducibile, ma finora senza fortuna.

Dopo un tira e molla infinito, alimentato dal suo staff della comunicazione, anche la possibilità di una candidatura al parlamento europeo è ormai pratica archiviata, tanto da ammettere – ieri, a margine della presentazione di una mostra su Muhammad Ali al Pan di via dei Mille – che la sua partecipazione alla contesa sarà di testimonianza, come quella di un comune cittadino. “Non farò campagna elettorale per le europee – ha detto –  mi limiterò  ad andare a votare il 26 maggio”. Pur tuttavia si è lasciato uno spiraglio aperto, casomai dovesse maturare la remota chance di concorrere alle regionali del 2020, riaffermando il suo ‘effimero’ pantheon ideologico-sentimentale affermando deciso che non sosterrà “compagini o formazioni, ma farò compagna elettorale esclusivamente sui temi dell’ambiente, della lotta per i diritti, della giustizia contro le mafie e per sbugiardare la propaganda falsa che questo governo mette in atto ogni giorno in maniera quasi imbarazzante”.

Non si può mai sapere cosa accadrà e serve farsi trovare pronti per l’evenienza. Perché il sogno di scalare Palazzo Santa Lucia è l’unico che gli è rimasto, dopo la presa d’atto di non avere forze e capacità di attrazione per puntare a Strasburgo.

Pertanto, pur con tutte le precauzioni del caso facendo tesoro degli errori commessi nella vicenda ‘europee’, non esita a proporsi a capo di un fronte che resta al momento indecifrabile e che va dai centri sociali, passando per i 5 Stelle, Rifondazione comunista, Si, Verdi, Potere al popolo, fino al il nuovo Pd di Zingaretti che ‘potrebbe’ eventualmente avere inviso il governatore uscente, Vincenzo De Luca, suo principale avversario nella eventuale corsa alla presidenza della Regione Campania.

La sfida l’ha lanciata, inopinatamente come nel suo stile, nell’enclave elettorale di De Luca. Volendo dimostrare con ciò di non temere nessuno. “Salerno è una città troppo bella per essere considerata il feudo di Vincenzo De Luca” ha attaccato nel corso di una iniziativa promossa dal consigliere comunale e provinciale DeMa del capoluogo, Dante Santoro sull’autonomia differenziata. “Salerno e la Regione Campania meritano di più”, ha detto il primo cittadino napoletano, annunciando di stare valutando  “se essere io l’alternativa a De Luca ed al centrodestra”.

Un azzardo, quello del primo cittadino partenopeo, in considerazione del fatto che con M5S e il presidente della Camera Roberto Fico, con il quale è aperto un dialogo da tempo basato sulla possibilità di convergenze in funzione della ‘successione’ a San Giacomo, tutto è ancora da stabilire e non è detto che sia possibile, nonostante i suoi ammiccamenti.

A ‘Sky Tg 24 pomeriggio’ qualche giorno fa non ha escluso una collaborazione. “Posso confermare che se ne parla – ha  dichiarato – questo è un ragionamento che ci sta. Nel senso che ci sono sensibilità comuni e non da adesso”.  Anche se va ancora tutto costruito, e ci mancherebbe: “Adesso sembra fantapolitica. Le cose per costruirle ci devi lavorare. Il dialogo c’è, non solo con Roberto Fico e con persone a lui vicine, ma anche con altre componenti del Movimento 5 Stelle. Non penso che il contratto tra Salvini e Di Maio faccia bene al Movimento 5 Stelle per come l’ho visto nascere con i Meet up – ha aggiunto – Se si vuole governare questo Paese per cambiarlo nella direzione giusta bisognerebbe creare altri dialoghi e altre alleanze. Inoltre – ha concluso – non è affatto escluso che dopo le europee si possa andare a votare anche per le politiche”.

Lui ci sarebbe comunque. A “intenditor poche parole”. I Dem sono avvertiti. Per quanto gli riguarda ha sparato le ultime cartucce, poco più che fuochi di artificio, non resta altro che aspettare.

E Napoli, nel frattempo? Va tutto bene “nonostante le casse vuote e il tentativo di affamarci”. Patria della libertà e del futuro del pianeta, questa la missione della città in riva al golfo più bello del mondo scelto dai greci illuminati che ne capivano e che rappresenta la strada da percorrere dall’umanità.  

Follia, o paraculaggine piccolo borghese? Propendiamo per la seconda.

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