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Il Napoli, come la cucina di Masterchef, per vincere serve un grande cuoco non un oste della tradizione

Una squadra per diventare grande deve cominciare da subito ad ingaggiare un grande allenatore, perché questa figura sta una squadra come un grande chef sta ad un ristorante stellato. Perché un grande allenatore è paragonabile ad un masterchef? Perché come i grandi cuochi sanno valorizzare tutti gli ingredienti della dispensa messagli a disposizione cucinando dei gran piatti, anche i grandi allenatori sanno amalgamare bene tutti i calciatori della rosa per giocare ottime partite e grandi stagioni. Però sia ad un grande chef che a un grande allenatore bisogna perlomeno affidarsi totalmente, dando loro la possibilità di avere una brigata compatta e di qualità in cucina, spazi e strutture adeguate, e carta bianca sul menù costruito in base agli ingredienti che il masterchef intende approvvigionarsi mela fare la spesa in base al budget messogli a disposizione del ristorante. Vale uguale nel calcio per i grandi allenatori, perché non sarà mai una questione di budget al mercato a determinare la qualità del loro lavoro, ma di assecondarli nelle richieste fatte in proporzione al budget che si intende utilizzare. La metafora per chiarire alcuni aspetti che riguardano la figura dell’allenatore del Napoli degli ultimi cinque anni, esattamente quando fu contattato un grande allenatore come Benitez per sostituire un ottimo allenatore come Mazzarri, come a dire per una buona trattoria diventare un gran ristorante sostituendo un oste di tutto rispetto come Mazzarri che cucina benissimo i piatti della tradizione e prendere un masterchef come Benitez con esperienza di cucina internazionale. Senza nulla togliere a Mazzarri che ha saputo cucinare ottimi piatti con semplici ingredienti della tradizione italiana rivisitandoli con buonissimi ingredienti della cucina internazionale facendo della sua trattoria Napoli un posto caldo e accogliente che ha saputo giocarsela con le migliori trattorie italiane e internazionali, ma pur sempre di una trattoria si trattava. Ad un certo punto l’oste Mazzarri e il ristoratore De Laurentiis non si intendevano più su menu, brigate e scelte degli ingredienti e fu così che l’ottima trattoria Napoli ambiva a diventare qualcosa di diverso, che sapesse trasformarsi in un genere di cucina più internazionale e raffinata, ma neanche troppo, e soprattutto non da subito, e per trasformare questa trattoria in un buon ristorante si è chiamato a dirigerlo un cuoco stellato della cucina internazionale, lo spagnolo Rafa Benitez a cui dare pieni poteri di gestione del ristorante a cominciare dalla scelta degli uomini in brigata, delle attrezzature e del budget di spesa messogli a disposizione. Come tutti i grandi chef capaci di cucinare ottimi piatti e con le idee chiare, Benitez ha subito indicato al ristoratore De Laurentiis i primi cambiamenti da realizzare per dare quel tocco di internazionalità alla cucina utilizzando i migliori ingredienti rimasti e approvvigionandosi di altri dal sapore e gusto più esotico, andando a riciclare alcuni ottimi scarti del ristorante pluristellato del Real Madrid e dal Liverpool, con Reina Higuain, Albiol e Callejon come a dire rispettivamente in ordine la base del primo piatto, del secondo, del contorno e della spezia, aggiungendovi un po’ di salsa belga in Mertens e tanti altri ingredienti fra quelli rimasti in dispensa e altri comprati qui e la per mercatini. Fatto questo, dalla cucina cominciano da subito ad uscire piatti interessanti capaci di competere con altri classici della cucina internazionale della Champions, ma è chiaro che per restare a certi livelli serve ancora qualcosina in termini di attrezzature, ingredienti e ambizione quella che di certo non manca al grande chef Rafa. Ed è già dopo la prima riuscita trasformazione che addirittura porta a vincere la prima stellina della Coppa Italia che fra chef e ristoratore cominciano le incomprensioni, perché Benitez pur non chiedendo caviale ostriche e champagne, avrebbe comunque preferito innanzitutto che non si lasciasse andar via il suo suchef in campo Reina di prenderne altri seppure non costosissimi e poi di rinnovare e ampliare la cucina, i fornelli, la dispensa e le attrezzature di Castelvolturno, per poter accogliere, trattare e stipare meglio tutti gli ingredienti, anche quelli del settore giovanile. Purtroppo però Aurelio il ristoratore ha idee diverse al riguardo e anziché mettersi a fravecare e sfravecare per rinnovare la sua spartana trattoria, preferisce valorizzare da subito il prodotto affermatosi, monetizzando quanto di buono già costruito, convinto già di poter fare a meno dell’esigente, ma neanche troppo Benitez, con qualcuno ugualmente capace per proseguire nell’idea di internazionalizzazione

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