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Governatore e sindaco in eterno conflitto. Ieri all’inaugurazione di “Napoli città del libro” a Castel Sant’Elmo stretta di mano tra i due, poi i veleni

di Peppe Papa

E’ andata in scena ieri a Napoli una nuova puntata della sceneggiata, diventata ormai stucchevole, della coppia De Luca-De Magistris che come “due galli nello stesso pollaio” si beccano a vicenda appena ne hanno l’occasione. Come è successo all’inaugurazione della seconda edizione di “Napoli città del libro”, nell’auditorium di Castel Sant’Elmo, che ha visto la presenza dei due ‘capipopolo’.

Nell’occasione, a dispetto di quanto avvenuto qualche giorno prima all’incontro con le delegazioni dei Paesi che partecipano alle Universiadi, dove il governatore al suo arrivo in sala evitò platealmente di salutare il sindaco, questa volta la stretta di mano c’è stata e a prendere l’iniziativa è stato De Magistris. Pace fatta? Macché. Appena terminata la cerimonia il primo cittadino ha immediatamente voluto rimarcare il gesto ‘distensivo’ senza rinunciare però a lanciare una stoccata all’indirizzo del governatore.

“Sono un uomo delle istituzioni – ha detto – ma sono anche un signore”. Giusto per stabilire le differenze tra chi è cittadino e chi cafone. “Per me salutare le persone vale sempre – ha sottolineato –  sono altri che quando si avvicinano non salutano, non rispondo alle lettere e non vogliono incontrarsi. Non è in corso né una rissa né un duello – ha proseguito ostentando il suo senso di responsabilità – Le mie porte sono sempre aperte per tutti anche per il presidente della Regione e per me sarebbe una bella notizia poterlo incontrare – poi ha affondato – ma è come se facessi un monologo perché dall’altra parte non c’è l’intenzione”.

La replica di De Luca non si è fatta attendere e pur senza citarlo non ha mancato di recitare il consueto siparietto dell’uomo del fare contrapposto al “nulla in fascia tricolore”. “La Napoli della cultura dovrebbe prevalere sulla Napoli del plebeismo e di quello che Fulvio Tessitore definirebbe ‘pulcinellismo’ – ha affermato in tono sprezzante -. Libri contro il plebeismo, la sottocultura e quei difetti atavici del Sud dove la società civile diventa servile e la borghesia non trova il coraggio di esprimere il proprio senso critico. Guardando al futuro – ha proseguito, sferrando l’immancabile rasoiata – penso che dobbiamo liberarci del plebeismo, eppure mi viene il male al fegato se penso che, nella stessa giornata in cui la Regione finanziava una mostra eccezionale sul Caravaggio al Mann, Napoli era su tutti i giornali del mondo per matrimoni neomeolodici e cavalli bianchi. Noi andiamo avanti – ha concluso – cercando di tenere insieme i grandi eventi, la mostra, il rilancio di cinema, teatro ed editoria, facendo sbocciare una nuova stagione culturale”.

Niente da fare, non si sopportano, non c’è nessuna possibilità d’incontro, due personaggi agli antipodi. Da una parte il sindaco visionario, fanfarone, rivoluzionario da salotto, inconcludente, dall’altra l’inquilino di Palazzo Santa Lucia, cresciuto a pane e politica, convinto di essere un leader maximo che ne sa una più del diavolo e l’unico capace di guidare adesso la Regione Campania, ma anche, se dovesse presentarsi l’occasione, il Paese. Chiede solo di essere lasciato in pace evitando di creargli inutili impedimenti, come quello ad esempio di dovere tenere a bada le ambizioni del primo cittadino partenopeo intenzionato a correre per le elezioni regionali del prossimo anno. Che è poi il principale motivo dello scontro combattuto da mesi con reciproche accuse a mezzo stampa.

Il conflitto, inevitabile, è destinato a proseguire senza speranze di poterlo ricomporre, intanto Napoli è all’anno zero. E non basteranno le Universiadi di luglio a fare uscire la città dal suo anarchico torpore, dallo scivolare lento nel degrado senza ritorno che è ormai diventato la sua normalità. Né basteranno le frotte di turisti affascinati dalla bellezza e dal caos quotidiano di una metropoli impazzita che risucchia tutti e disperde le sue energie migliori, a farla rinascere e darle una speranza. Servirebbe un forte choc, una specie di terremoto, per scuotere un’opinione pubblica rassegnata e in gran parte rifugiatasi nell’astensione in attesa che succeda qualcosa. Magari l’avvento di un vecchio saggio, qualcuno che faccia da padre di una famiglia furiosamente scombinata, tanto autorevole e amabile da riuscire a mettere ordine. Esiste in natura? Forse sì, ma deve decidersi a mostrarsi, non c’è più tempo da perdere.

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