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Insigne, ha parlato già come un ex calciatore del Napoli: speriamo vada via, per vincere servono i Top!

Quando un calciatore non gioca più a calcio con gioia e divertimento e non riesce nemmeno ad essere professionale perché magari pensa di essere arrivato e che ora gli spetta solo vincere e arricchirsi è già il primo segnale che la sua crescita è finita ammesso che sia già un campione che merita tutte le sue ambiziose aspettative di cui non ha fatto nulla per meritare di essere un fuoriclasse assoluto. Insigne è venuto allo scoperto, e con le sue dichiarazioni ha praticamente legittimato tutte le critiche peraltro giustissime che una parte sostanziosa di tifosi e di parte di stampa più competente che ammiccante di quella solita piu zerbina, gli muove da tempo, cioè di un calciatore immaturo, incostante, indolente, che pur avendo mezzi tecnici indiscutibili non ha continuato la sua crescita per diventare un campione assoluto, pensando di essere già arrivato al massimo. A Napoli qualcuno lo chiama Nunsigne, per la sua grande quantità di tiri girati in curva. Ora i suoi 28 anni suonano anche per lui come un allarme per il suo futuro. Dice che gli scoccia di non vincere mai? Certo se non ti chiami Maradona, Messi, Cristiano Ronaldo, e soprattutto non sei minimamente alla loro altezza per genialità, ma anche per qualità tecnica e mentale che ti dà quella continuità di rendimento facendo spesso la differenza nella tua squadra, sarà difficile che tu potessi pretendere di vincere, nè a livello personale che di squadra. Non sarà mica un caso che il Real senza Ronaldo è un altra squadra, pur rimanendo una grande squadra? I più grandi top player hanno una volontà ferrea, si allenano extra time tutti i giorni, Maradona era un’eccezione fra questi, perché con il suo talento e la sua genialità poteva permettersi di fare la differenza anche allenandosi meno, ma lo stesso Diego quando c’era da vincere o giocare una competizione importante, si preparava al meglio nei minimi dettagli per ore e ore, giorni e mesi per non lasciare nulla al caso. Ci chiediamo come possa pretendere Insigne di vincere se va in campo come uno che pensa che tutto gli sia dovuto? Uno che almeno prima confezionava qualche assist per Callejon e non trovando più lo spagnolo puntuale come un orologio svizzero a ricevere, ora si preoccupa solo di provare e riprovare la stessa azione di sempre, l’unica che saprebbe fare, quella di partire dalla sinistra in orizzontale e tentare il tiro a giro, che gliene viene buono uno su dieci provati. Insigne non punta mai un avversario, non ne salta uno, li aggira e basta per fare quel tiro ormai telefonato che conoscono pure i portieri del calcio femminile, sport ormai diventato professionistico. Come potrebbe vincere Insigne se entra ed esce dal campo con la presunzione di essere il migliore a cui tutto è dovuto, pretendendo che nessun tecnico dovrebbe mai sostituirlo, e quando parte titolare lo fa con irritante indolenza che spesso si traduce in puro egoismo. Insigne dice di voler vincere? E allora perché non fa la differenza in Champions la coppa dei campioni, perché non fece la differenza a Torino tre anni fa quando il Napoli già in testa alla classifica magari aggiungendo qualche suo gol oltre ai 36 di Higuain, che si permette di criticare pure magari quel Napoli sarebbe volato via verso lo scudetto. Critica il Pipita che è andato e poi pensa alla stessa maniera di andare via e a vincere altrove. E allora sempre a proposito di vincere perché non ha fatto la differenza lo scorso anno con Roma in casa e Fiorentina fuori, dopo che un vero top come Koulibaly risolse da solo il confronto diretto a Torino invece di contribuire anche lui insieme agli altri di perdere in albergo, dove probabilmente era più impegnato a parlare con il suo nuovo procuratore anziché concentrarsi per quelle partite vergognosamente perse? E di chi sarebbe la colpa di non vincere, se il Napoli non ha ancora Maradona in campo, se il presidente rifiuta di prendere Ronaldo, e figuriamoci prendere Messi, ma abbiamo gli Insigne che chiaramente non sono minimamente paragonabili a questi mostri sacri di cui non permettersi nemmeno mai di indossare la maglietta come pure avevano proposto. Insigne vuole vincere come un Bernardeschi qualunque? Vada alla Juventus, al City, al Barcelona ammesso che lo vogliano.,. Guadagnerebbe grazie a Raiola sicuramente di più, il Re dei degli agenti saprebbe sicuramente millantare di avere un’altra Gioconda per le mani, magari riuscirà pure a infinocchiare qualcuno come già gli è riuscito con Balotelli e gli si risolveranno capre e cavoli per procuratore e assistito, ma chissà perché li prende tutti Raiola questi montati di cervello. Insigne sappia che potrà pure vincere uno scudetto all’anno altrove, come lo fanno tante riserve e gregari nelle grandi squadre ma siamo ragionevolmente certi che con questa sua mentalità, con quelle poche cose che sa fare in un campo di calcio, non sarà mai un top player, al massimo potrà riuscirgli, se gli va bene, che qualche grande club, grazie alla mina Raiola, lo prenda e dargli la possibilità di vincere e guadagnare di più, ma se non contribuirà a fare la differenza in quei club al massimo farà la riserva a vita come capita già a tanti e tornare al mittente, quelli non ci pensano due volte se anche dovessero perderci. In passato già i Cerci, Immobile suo amico e tanti altri hanno tentato la strada di giocare in quelche top club e i risultati li conosciamo tutti. Insigne, piuttosto che rammaricarsi di non vincere, si rallegrasse di essere un ragazzo miracolato, che invece di lavorare ai mercati generali e vivere in qualche casa popolare di Fratta, gioca nel Napoli, guadagna alcuni milioni all’anno, vive a Posillipo, e il suo nome compare sui giornali e se ne parla in televisione, perché tutto questo non sarebbe cosí scontato, perché lui stesso sa benissimo che tantissimi suoi coetanei napoletani, probabilmente alcuni anche più bravi di lui, non hanno avuto la fortuna e l’opportunità per emergere come è capitata a lui. E allora ringraziasse Dio e baciasse ogni giorno l’etba del San Paolo, dove vi ha giocato uno che poteva permettersi di giocare in qualsiasi top club e nazionale al mondo, vincere e guadagnare quello che avrebbe voluto e invece scelse la strada più difficile per farlo e guarda caso lo fece proprio a Napoli, regalando gli unici titoli e trofei importanti di cento anni di storia del club azzurro, per cui quando a ‘Nunsigne’ gli viene di dire certe stupidaggini pensi a Diego in religioso silenzio. oppure alzasse i tacchetti e se se ne vada a pascolare ricco in quelche prestigiosa panchina insieme agli Isco, Kovacic, Morata, Douglas Costa vari, eterne promesse incompiute del calcio. Ma già questo per lui dovrebbe essere tutto calcio che cola! Confidiamo nelle indiscusse qualità di Raiola e l’avidità di De Laurentiis, certi che sapranno sbolognare a costi elevati il pacco di Fratta in giro per l’Europa, speriamo a vantaggio di qualche nuovo e più efficace talento in arrivo, perché ormai la solita solfa frattese la conosciamo a menadito!

Pippo Trio

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