Insigne, ha parlato già come un ex calciatore del Napoli: speriamo vada via, per vincere servono i Top!
Aprile 6, 2019
L’OPINIONE (di Umberto Minopoli) Governo senza alternativa e il Titanic delle opposizioni che ‘brindano’ al…nulla
Aprile 8, 2019

A Napoli viviamo un eterno derby, che spacca la tifoseria in due frange estremiste

Come cantava Pino Daniele, ‘Napul’è mille culure’ seppure derivati tutti da un unica matrice di colore, quell’azzurro intenso che fondono le diverse tonalità fra cielo e mare dai quali riverbono e si mischiano tutti gli altri colori della città e dei suoi abitanti, così diversi tra loro nell’immaginarsi la propria città, la propria squadra del cuore, la napoletanità, perché Napoli è così, ognuno vive la sua napoletanità in modo individuale e non collettivo, a tal punto che il presidente del Napoli. discute con il Comune addirittura sui colori dei sediolini allo stadio o persino nella scelta di anno in anno delle magliette dai colori improbabili per astruse esigenze di merchandising. A Napoli, nella città e i suoi abitanti come in tantissime metropoli vivono più anime uguali nella passione e contrarie nel modo di vivere la stessa passione. Riguardo al calcio, altre città vivono queste diversità identificandosi ognuno nella squadra di calcio che più gli si addice, e allora capita che a Torino la maggioranza dei veri torinesi tifino per il Toro e la gran parte degli emigrati dal resto d’Italia tifino per la Juventus. A Milano, quella più proletaria e milanese doc, tifa Milan, quella più snob, borghese e provinciale tifa Inter, ma anche la Juventus a Milano ha tantissimi tifosi pescando nella marea di emigrati dal resto d’Italia. Discorso identico per i due derby di Genova e Roma, dove quelli più radicati nel cuore della città si identificano rispettivamente in genoani a Genova e romanisti a Roma, e quelli della provincia e della regione ligure nella Sampdoria e in quella laziale per la Lazio, inutile dire che anche in queste regioni convivono anime diverse provenienti da altre città e paesi d’Italia che tifano alla rinfusa per le squadre più prestigiose del nord, perché magari non hanno una squadra di origine territoriale che li rappresenti nel massimo campionato di Serie A e anche in questa fascia di tifosi stravince la Juventus, seguita a ruota da Inter e Milan e tutte e tre si giocano i derby sia stracittadini che d’Italia. In questa mappa del tifo italico si diversifica più di tutti Napoli, che in un certo senso come New York facendo le debite proporzioni e in modo chiaramente diverso, è la vera Città -Stato d’Italia, proprio per questo strano modo anche anarchico di auto governarsi, e che nel calcio la città intera si identifica quasi del tutto unicamente nella squadra di appartenenza territoriale, con qualche sparuta macchia di tifosi delle solite squadre del nord, soprattutto fra quei napoletani che non si riconoscono totalmente nella napoletanità, o perlomeno quella meno efficiente e perdente. Ma Napoli è una città incredibile, perché pur essendo tanto bella e affascinante quanto amata e paradossalmente maltrattata dai suoi stessi abitanti, per non dire di quanto sia odiata, ma anche invidiata dagli abitanti del resto d’Italia che non fanno altro che diversificare nel concetto nazionalistico, italiani e napoletani, dove i primi sono tutti coalizzati contro i napoletani e non sarà un caso che in qualsiasi stadio di calcio italiano che non sia il San Paolo si cantino cori contro Napoli e i napoletani. Persino nel profondo sud e nelle città confinanti a Napoli si odia e si canta contro la napoletanità, questo per dire di quanto Napoli si distingua in Italia da tutto il resto della nazione. Ma nonostante questo grande sentimento di appartenenza dei napoletani che tifano quasi tutti per la stessa squadra, vi è un aspetto abbastanza inedito che la recente storia calcistica azzurra sta creando, ed è la divisione netta in due anime dei tifosi all’interno della stessa fazione. Un tempo il Napoli univa nel sentimento tutti i napoletani nel mondo, magari nel sentimento più puro è ancora così, ma è netta ormai la divisione e il modo di tifare fra quei tifosi e giornalisti più vicini al modo padronale di gestire il club di De Laurentiis, con quelli che ritengono il Napoli la propria creatura, gli unici proprietari, che vedono le politiche societarie come e peggio degli odiati avversari. Ebbene, queste due anime del tifo sono ormai allo scontro ideologico finale, che si sta materializzando con la diserzione allo stadio di una certa massa di tifosi e con lo scontro, per fortuna solo verbale sui social fra simpatizzanti di De Laurentiis, i veri “papponisti”, anche se quest’ultimi hanno coniato impropriamente questo termine per definire i tifosi contrari alle politiche del presidente, che in effetti tutt’altro sono che seguaci come il termine indicherebbe. Insomma da un lato i veri papponisti pretoriani di De Laurentiis identificati in primis da gran parte dei giornalisti locali ormai veri portavoce del presidente, di cui perorano le cause a prescindere, anche quelle contrarie agli interessi dei tifosi più puri, e quest’ultimi che più che agli interessi di De Laurentiis tengono alla squadra e al club come riferimenti principali più che ovviamente, alla società di gestione. Queste contrapposizioni così nette fanno si che i tifosi cosiddetti ‘aziendalisti’ pur di difendere le logiche presidenziali rinneghino persino la storia passata del Napoli pur di avvalorare i concerti e le strategie economiche gestionali della società attuale con mistificazioni e paragoni sul Napoli di oggi con quello del passato, come se si trattasse di due club dai colori diversi o addirittura rinnegando grandi protagonisti del Napoli recente come Benitez e Higuain solo perchè si sono rivelati nel tempo contrari alle politiche e agli obiettivi societari. E allora capita che un grande allenatore come Benitez venisse linciato mediaticamente nonostante avesse riportato a Napoli gli ultimi due titoli della sua storia e dopo aver costruito una squadra che ha raggiunto un tale livello internazionale al punto di far arrivare calciatori da Liverpool dal Real Madrid invece che dalle squadre provinciali italiane e giocarsela alla pari con i più grandi club in Europa, spesso battendoli, fino a procurare una semifinale europea oppure fare la bellezza di 12 punti in un girone impossibile della Champions. Ebbene questi concreti grandi risultati di Benitez furono giudicati paradossalmente, da gran parte della stampa locale, veri e propri fallimenti, mentre oggi si definiscono gli insuccessi totali degli ultimi tre anni, oppure un quarto di Europa League attuale come grandi successi, e allora si capisce pure perché la gente comincia a disamorarsi e disertare lo stadio, inveienfi contro i portavoce presidenziali, litigando persino fra tifosi della stessa fazione perché, non è più il solo Napoli ad essere al centro dell’attenzione, ma lo sono in primis i grandi interessi del presidente De Laurentiis e quelli di bottega fra i giornalisti che vivono di calcio, ma tutto questo gli viene consentito di farlo sempre che perorino le cause presidenziali. In tutto questo, il sentimento dei veri tifosi del Napoli e non della società non muore mai, perché a differenza di certi giornalisticanniccanti e tifosi più plagiati, contano innanzitutto i propri colori, la maglia, al di là di tutto e tutti, persino del risultato, ma non tollereranno mai chi rinnega la storia, chi manipola il tifo per tutt’altre cause e obiettivi. Questo è oggi sostanzialmente il vero derby di Napoli, cosiddetti aziendalisti leccaculo, quindi i veri “papponisti” , contro i tifosi doc , quelli che per loro esiste solo la maglia e nessun altro, figuriamoci un presidente che sfrutta esclusivamente la loro passione come De Laurentiis, che del Napoli nulla gli importa tranne che per le grandi potenzialità di guadagno che questo club e questa infinita tifoseria gli permette. Purtroppo questa lotta fratricida fra due anime della stessa fazione, continuerà a far sì che il Napoli non solo non vincerà mai, ma che neppure sarà mai considerato un vero grande club di calcio che continuerà a non avere strutture, organizzazione e mentalità che potranno renderlo uguale e vincente a tutti gli altri top club di metropoli italiane ed europee, così come dimostrano i fatti attuali, fino a prova contraria che potrebbe essere quello di conquistare almeno l’Europa dei secondi, sarebbe già un gran successo, ma sarà possibile? Noi ce lo auguriamo, ma sarà quasi impossibile che un club gestito e sfruttato in questo modo si imponga su club di tutt’altro appannaggio come quelli inglesi e spagnoli, strutturatissimi, organizzatissimi e pieni di top player, a meno che non si ripeta la leggenda di Davide contro Golia, a Napoli per infinocchiare i tifosi gli diranno che “anche per quest’anno si vincerà l’altro anno”.. e se per fortuna o bravurra dei protagonisti innpanchina e in campi accadesse di vincere di già contro l’Arsenal sarà solo l’eccezione che conferma la regola, non di certo la normalità!

Pippo Trio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *