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SENZA BUSSOLA Toh chi si rivede, riapre la Casa del popolo a Pomigliano

L’appuntamento è per domenica 14 aprile, alle ore 11.00 ci sarà il taglio del nastro e l’inaugurazione della nuova sede della Casa del Popolo e in mostra ci saranno le foto d’autore di Luciano Ferrara.

di Gennaro Prisco

Carmine La Marca, Giacomo Riccio,  Arco e Gionsafante Pugliese, Giovanni Fornaro, Giovanni Montagna, Giovanni Ciccarelli, Angelo Martina, Antonio Tondi, Michele Tufano, Giulia Blaider, Sebastiano Seneca, Francesco Prezioso e tanti altri nomi, età, storie, emozioni, persone sono cittadini di una comunità politica che pensa positivo, che si nutre di futuro, che viaggia, osserva, impara a guardare l’altro come fratello, l’altra come sorella e a riconoscere il confine che c’è tra ciò che non va e ciò che va.

Questa comunità politica la conosco, ha il volto e il sigaro di Michele Caiazzo, che ha rigide convinzione e un amore intenso per la sua terra. La conosco attraverso l’esperienza della Lega democratica napoletana, della Casa del Popolo, del segretario politico più giovane d’Italia di quella bella gioventù che non è al governo delle comunità locali e del Paese perché ha vinto la mediocrità del pensiero debole, delle scorregge che si fanno merda.

Questa comunità politica pomiglianese  ha dentro di sé la forza e la passione per procedere assieme nella direzione ideale dell’armonia sociale, perché sanno che tutto  passa attraverso la soluzione delle ingiustizie prodotte da una distribuzione delle risorse e delle ricchezza sproporzionata ogni limite accettabile. Siamo giunti al punto di dichiarare che non c’è posto per tutti. E ciò significa diminuzione demografica con qualsiasi mezzo e a qualsiasi prezzo.

Via Aurora numero 9, Pomigliano d’Arco, a 50 metri dalla chiesa del Carmine e del Municipio la sinistra napoletana  rimette su Casa. E lo fa come sa fare la sinistra, mettendo su pietra su pietra, esaltando il volontariato politico, allargando lo spazio relazionale perché uno non vale uno, vale in rapporto con gli altri per le sue idee,  la sua umanità, la sua follia di schierarsi  dalla parte giusta. Che per la sinistra significa antifascismo, Costituzione, solidarietà, inclusione sociale e ripudio della guerra come strumento per risolvere i problemi di conflitto tra le nazioni o per decidere, armi in pugno, a chi tocca comandare il mondo.

E’ una bella notizia. E’ cronaca metropolitana senza sangue e zainetto e bimbi in fuga. Non è il discredito istituzionale di cui siamo testimoni ogni giorno tra litigi e primati che fanno voltare lo stomaco. Non è assistenzialismo, non è sfruttamento. E’ ciò che resta vivo della cultura contadina, operaia, professionale, creativa che l’individualismo nega e l’economia circolare esalta per salvare il mondo dall’aridità della terra che è fuori dalle nostre case e nel centro dell’Antartide.

L’appuntamento è per domenica 14 aprile, alle ore 11.00 ci sarà il taglio del nastro e l’inaugurazione della nuova sede della Casa del Popolo con la
partecipazione di Antonio Bassolino, Marcello Colasurdo e la mostra delle foto d’autore di Luciano Ferrara. Immagini in bianco e nero che racconteranno di una storia politica del lavoro che ha tante risposte sempre valide da dare per riorganizzare un campo d’azione capace di proporsi come egemonia culturale di contrasto al liberismo, al semplicismo, al vengo prima io che è una nozione tetra che però nell’autoscatto ci sta a pennello.

Nella nuova sede, chi parteciperà alla cerimonia dell’inaugurazione potrà ammirare alle pareti Enrico Berlinguer e leggere un suo pensiero: “Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno” e poi c’è lui e una bella foto del  Presidente Partigiano, Sandro Pertini, il quale amava ripetere di “preferire la più imperfetta delle democrazie alla più perfetta delle dittature“.

Potrà respirare l’atmosfera della vecchia sede di piazza Mercato perché la tabella, le suppellettili, i libri, i ricordi sono quelli della sede di piazza Mercato, come lo sono i colori, le stanze, i passi e le voci.

Eppure sembrava una storia finita all’asta nel polo delle grandi fabbriche. Era ottobre scorso. Ed era quasi una chiusura del cerchio della vita per quanti avevano iniziato a frequentare negli anni settanta, da adolescenti, la Casa del Popolo di Miano o di Ponticelli o di Pomigliano e trovarvi dentro una visione dell’esistenza che si nutriva di altri saperi e di altri momenti ludici, di nuove amicizie e di amori.

Luoghi aperti, ideologici eppure laici da fare stare bene lontano dalle parrocchie, dagli oratori, dai reazionari perbenisti.

Ne parlai con Michele Caiazzo e lui  disse: ne apriremo un’altra. Ed Eccola, via Aurora numero 9. Questo è il nuovo indirizzo che la sinistra napoletana ha a disposizione per interrogarsi sul momento attuale.

La Casa del Popolo è parte della storia delle culture politiche e del tempo libero nell’Italia del dopoguerra. E’ una storia ricca e articolata, una storia che chiede di essere riconsiderata per la sua esperienza associativa come cultura del dono, del mutuo soccorso, delle leghe sindacali, dello spirito socialista, progressista, democratico, del dopo lavoro.

Non è una bella espressione: dopo lavoro? Non dice ho tempo per fare altro, per impegnare il mio tempo affianco agli altri che la pensano uguale a me anche se non proprio uguale, ma tanto quanto basta per capirci a volo, per provare a diffondere con lo strumento della politica che non si è liberi mai abbastanza senza Diritti e che bisogna avere la consapevolezza che quelli già conquistati non lo sono mai per sempre.

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