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Dallo staff di Macron a Zingaretti, la bresciana Caterina Avanza candidata a Bruxelles con il Pd

Caterina Avanza candidata nel PD alla circoscrizione I Italia nord occidentale, fa parte dello staff di Macron, alle liste Pd: “Mi ha spinta lui”. Trentottenne bresciana coordinatrice di En Marche scelta da Zingaretti per creare ponti tra forze progressiste europee.

intervista di Pietro Gorlani (Corriere.it)

Caterina Avanza, bresciana di 38 anni, oggi coordinatrice per le Europee di En Marche e stretta collaboratrice di Macron sarà una delle candidate a Bruxelles per il Pd. Liceo e laurea in Scienze Politiche in Italia, master alla Sorbona, sposata con due figli e residente a Parigi da 15 anni, Avanza è stata “indicata” dallo stesso Macron come “pontiere” tra i due Stati, “nel tentativo di coagulare una classe dirigente europea progressista” in grado di contrastare l’avanzata dei sovranismi e nel contempo governare i temi macroeconomici (dall’acciaio al 5G) e ambientali in modo unitario.

Chi l’ha cercata dall’Italia? E che dice Macron, arrabbiato che esca dal suo staff?

“Macron arrabbiato? È stato lui a spingere per la mia candidatura. Poi c’è stata una telefonata tra Nicola Zingaretti e Stanislas Guerini, il segretario di En Marche! ed il segretario Pd ha deciso di candidarmi, anche se io non sono mai stata iscritta al suo partito. Sta facendo un lavoro serio nella formazione delle liste e mi piace la sua prospettiva: in Europa serve una grande alleanza tra forze progressiste e di centrosinistra da Tsipras a Macron”.

Ma En Marche a Bruxelles siederà a fianco dei socialisti?

“No. E nemmeno starà con l’Alde. Stiamo cercando di creare un gruppo centrale con alleanze aperte a socialisti e Verdi. Ne abbiamo parlato con Zingaretti. È disponibile a collaborare su molti progetti”.

Il Pd ha dimezzato i consensi rispetto a 5 anni fa, perché ha deciso di correre sotto il suo simbolo?

“L’Italia è un paese fondatore dell’Europa e deve avere un progetto forte, deve tornare protagonista. Credo sia possibile solo con il centrosinistra, dentro il quale c’è una parte più di sinistra, rappresentata da Pisapia ad esempio e una parte più centrista, dove mi colloco io. Non mi pare abbiano una politica europea né i 5 Stelle, che dopo anni passati gridando lo slogan ‘onestà onestà’ , adesso che sono diventati casta, non hanno più nulla da dire, né la Lega che parla solo di immigrazione”.

Certo che la sfida con Pisapia, Bresso, Toia, Majorino, Tinagli, suoi compagni di lista, è tutta in salita.

“C’è bisogno di giovani che ci provino. Io ci provo”.

A proposito di sovranismo e immigrazione, sono temi che riscuotono consensi tra gli italiani.

“Va detto agli italiani che l’Europa delle nazioni tanto sbandierata da quel mitomane di Salvini quanto da Le Pen esiste già. Il cuore del regolamento di Dublino II per la nazionalizzazione dei flussi migratori, con l’obbligo di richiesta d’asilo nel Paese di sbarco, venne firmato da Berlusconi nel 2003, quando governava con la Lega. E quelle coordinate sono ancora attuali. Il regolamento va cambiato: ci sono state 22 commissioni, nelle quali l’eurodeputato Salvini non ha partecipato. Poi Salvini ha un progetto di alleanza con le destre estreme e addirittura con Junker ed i conservatori del partito popolare, quelli che per 30 anni hanno governato l’Europa. Sfasciandola».

Altra questione è la crescita economica. Industriali e opposizioni chiedono più sforzi al governo; che ruolo potrebbe avere l’Europa per incentivare la ripresa?

“L’Europa avrà un ruolo fondamentale. Dobbiamo assumerci un’identità continentale per contrastare imperi economici come Cina, Stati Uniti, Russia e la crescente India; vanno riviste le regole sulla concorrenza all’interno degli stati europei, dobbiamo favorire la nascita di leader mondiali dell’economia, dalle batterie ricaricabili per auto e stock delle energie rinnovabili, alla banda telefonica in 5G, che non deve finire in mani cinesi. Dobbiamo aumentare il budget europeo, oggi fermo all’1% del pil, anche per affrontare il tema dei temi, quello ambientale: serve un piano Marshall contro i cambiamenti climatici; va messa la finanza al servizio dello sviluppo sostenibile, penso ad esempio ad una banca del Clima».

Come immagina l’eventuale ruolo da eurodeputata? Perseguirà solo obiettivi “continentali” o darà spazio anche alle istanze dei suoi territori?

“Starò molto tempo a Bruxelles. È necessario se si vuole fare un buon lavoro per il proprio Paese ed i propri territori, non come certi leghisti che passano più tempo a cercare consensi nel loro bacino elettorale. Ma l’attenzione alle comunità locali sarà centrale, il ruolo dei Comuni è importantissimo: dobbiamo lavorare meglio con i sindaci per creare progetti ambiziosi e intercettare finanziamenti europei che in Italia vanno in gran parte perduti”.

pgorlani@corriere.it

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