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Nel calcio, all’ottimismo e al pessimismo preferiamo il realismo, quello del campo

È naturale che prima di una partita importante che vede coinvolti tifosi, squadra e giornalisti di parte si alternano in modo repentino sensazioni diverse, Stati d’animo opposti, fatte di eccessi spesso anche ingiustificati che passano dall’ottimismo al pessimismo in un baleno. Dicono sia il bello del calcio perché è uno sport che coinvolge intere masse di persone, personalità, fra le più diverse ed è inevitabile che questo tourbillon di emozioni coinvolgono mente, cuore, istinti fra quelli più rabbiosi, come quelli di eccessiva euforia di ognuno. Tutto questo avviene per una partita di calcio fra le tante di questo tipo che se ne giocano tante ogni anno, tuttavia qualunque fosse l’esito non potrà mai essere un dramma come nemmeno l’apoteosi visto che nel caso specifico non deciderà ancora nulla di così tanto definitivo e Arsenal Napoli pur essendo solo un quarto di finale, per tutte le aspettative che si sono montate, ha eccitato fin troppo l’immaginazione dei tifosi che come per magia può trasformarsi in grande energia positiva da caricare la squadra, ma potrebbe anche avere l’effetto contrario di una pressione eccessiva al punto da far tremare le gambe a pur bravi calciatori come quelli del Napoli che evidentemente nella prima sfida di andata a Londra devono aver sentito la tensione eccessivamente al punto da subire inermi la grande aggressività dei calciatori dell’Arsenal, che al contrario hanno invece catalizzato tutta l’energia positiva che si respirava nel loro maestoso stadio, da parte di una tifoseria inglese più gioiosa, serena e convinta di potercela fare senza particolari affanni dettati dalla paura di non riuscirci come invece accade ad un pubblico più emotivo, caldo, ansioso e facilmente impressionabile durante tutte le fasi che precedono una partita come quelle in ogni momento della stessa, ansia che viene trasferita ai calciatori in campo e magari finanche al tecnico in panchina malgrado Ancelotti fosse un allenatore navigato abituato a qualsiasi tipo di tensione. All’Emirates Stadium di Londra pronti via si è capita subito l’aria che tirava, con la squadra di casa che partiva fortissima a velocità supersonica che ha sorpreso oltremodo gli azzurri rimasti impressionati dal furore agonistico degli avversari, e nei primi cinque minuti, praticamente non hanno mai toccato palla, il che deve averli letteralmente storditi nella testa come di chi prende due violenti e sonori schiaffoni fra orecchi e faccia, che ti impediscono di reagire nell’immediato. Fortunatamente le partite di calcio durano una buona ora e mezza e si ha la possibilità di riassestarsi in campo ed eventualmente reagire alla forza dell’avversario che non potrà mai aggredire per tutta la durata del confronto e se si riesce a non andare Ko, arrivano anche quelle chance di potersi rifare e magari con gli interessi dei colpi subiti. E il Napoli pur scosso da quei colpi violenti ha avuto la possibilità di far male allo stesso modo, ma evidentemente aver subíto prima ha inciso nella lucidità e nella convinzione di poter pareggiare i conti. Succede, soprattutto a quei calciatori bravi, ma non eccelsi soprattutto a quelli con una personalità non ancora forgiata affinchè potersi assumere senza problemi qualsiasi tipo di responsabilità in ogni momento e situazione, caricandosi la squadra sulle spalle per ribaltare la partita, e se queste qualità non ce l’hai o non le fai mai venire fuori non c’è bravura tecnica o schema e modulo di gioco che tenga, alla fine in certe partite contano le motivazioni, la maggior voglia di vincere dove alla qualità va abbinato grande furore agonistico in ogni momento della partita come se si stesse sempre zero a zero, e quel carattere che non soccombe mai nemmeno di fronte alla più catastrofica e momentanea situazione, perché deve essere la voglia di sopravvivere a prevalere e far sì che si esca da qualsiasi tempesta. Facile a dirsi ma è molto complicato a farsi, ciononostante serve a poco deprimersi, prendersela con la sorte o con quei giocatori dimostratisi troppo pavidi nell’occasione e ancor di più deleterio abbattersi nel più pessimistico catastrofismo, perché dalle catastrofi non si esce rammaricandosi per quello che causano, ma si esce rimboccandosi le maniche e contribuire tutti affinchè sfruttare anche la minima possibilità di uscirne. Allo stesso modo è deleterio quell’ottimismo sfegatato che si basa quasi sul nulla a parte quel forte senso di appartenenza, che non tiene conto di niente altro che non fosse il sogno nel cuore, ma i sogni per avere qualche possibilità di realizzarli bisogna coltivarli nel modo giusto senza eccedere in un senso o in un altro, ma essendo perfettamente consapevoli delle difficoltà come delle possibilità che si incontreranno lungo la strada e poter destreggiarsi al meglio affinchè poi cogliere l’attimo fuggente che se si perde poi non ritorna. Per fare tutto questo vi è bisogno di serenità, tranquillità e concentrazione, perché adesso nel ritorno di Napoli Arsenal non servono i rimpianti, il pessimismo ma neanche l’ottimismo più immotivato serve solo giocarsela tutti nel miglior modo possibile e alla fine qualsiasi sia il risultato scaturito dal campo non sarà mai un dramma in caso di sconfitta perché la vita, il calcio continueranno ugualmente nelle future vicende di ognuno di noi e dei protagonisti in campo, ma neanche una vittoria e la qualificazione avrà cambiato più di tanto il corso degli eventi perché trattasi solo di un turno preliminare alla vittoria finale e si dovrà ancora fare un pezzo di strada esattamente con le stesse caratteristiche e difficoltà per raggiungere l’obiettivo, per cui si affronti una battaglia per volta e soprattutto si accetti il risultato del campo per quello che sarà, perché fra gli inganni del pessimismo e dell’ottimismo, sarà sempre più concreto il sano realismo del risultato finale quello sancito dal campo che premierà sempre il migliore di ambedue le sfide, a questo punto serve solo darsi da fare e vendere cara la pelle, il resto verrà da se!

Pippo Trio

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