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Forza Italia, prove di sopravvivenza: Berlusconi a Strasburgo a difesa di se stesso e delle sue aziende

Ultimi fuochi per Forza Italia che si gioca alle prossime lezioni europee le residue chance di una dignitosa sopravvivenza. Il Cavaliere, intanto, non rompe con Salvini per difendere le sue aziende da un possibile attacco governativo, mentre ‘vola’ al parlamento Ue con l’intento di perorare la sua causa di riabilitazione presso la Corte di giustizia europea e procrastinare il più possibile i processi in cui è ancora coinvolto a Bari e Milano. La profezia di Dell’Utri.

di Peppe Papa

Ultimi fuochi per Forza Italia che si gioca alle prossime lezioni europee le residue chance di una dignitosa sopravvivenza al tentativo, finora riuscito, di essere fagocitata dal suo alleato Matteo Salvini che viaggia con il vento in poppa e dalle urne del 26 maggio spera di portare a termine l’annessione.

Berlusconi, perso lo smalto dei tempi migliori, l’età avanzata e la perdita dell’antica verve ormai un ricordo, non sembra in grado di fermare l’emorragia di sostenitori in rotta verso il fortino leghista. Defezioni a iosa, anche da parte di fedelissimi cui ha regalato notorietà e potere, a partire dal governatore della Liguria, Giovanni Toti una volta suo pasdaran e uomo di fiducia, con le valige in mano pronto a dare vita insieme ad altri transfughi ad un nuovo soggetto politico del centrodestra in linea con la moderna narrazione del leader padano. Fino all’ultima, in ordine di tempo, quella della europarlamentare Elisabetta Cardini che dopo un ventennio di onorato servizio alla corte del Cavaliere ha detto basta “lascio il partito, non mi ci riconosco più”. Probabile che anche lei vada ad infoltire la schiera dei ‘realisti’ che considerano l’avventura azzurra arrivata al capolinea e guardano con interesse alla propria destra verso la “rete arancione”, il movimento che il governatore ligure pare intenzionato a formare per supportare l’ascesa del leader leghista e non trovarsi fuori dai giochi di potere futuri, o addirittura a Fdi post-fascista di Giorgia Meloni che tanto si sta dando da fare per raccattare le briciole ‘nere’ che Salvini è costretto a lasciare per strada, gioco forza, per non spezzare la corda già tesissima con i suoi alleati di governo 5Stelle.  

E’ una lenta agonia quella che il partito-azienda sta vivendo, epilogo scontato della sua stessa natura incentrata su un capo-padrone infallibile e che tutto decide, circondato da pochi fedelissimi che ne garantiscono controllo e organizzazione. Dell’Utri in galera, Verdini fuori gioco anche lui alle prese con problemi giudiziari di varia natura, Nicola Cosentino che doveva diventare Presidente della Campania a piede libero dopo anni di carcere in odore di camorra Casalese impegnato a farsi dimenticare, i vari Raffaele Fitto ex ras della Puglia e il trasformista siciliano Angelino Alfano, ambiziosi delfini ma “senza quid” spariti nell’anonimato, oltre a una classe dirigente cresciuta nel vuoto riflesso del “principe di Arcore” sbandata e incapace di reagire al declino.

Gli unici a conservare ancora lucidità l’amico di sempre Fedele Confalonieri e l’eminenza grigia d’Italia Gianni Letta che gli hanno consigliato di non rompere con Salvini, nonostante tutto, perché c’è sempre da “difendere le aziende” e con i grillini ostili non è il caso di mettersi contro anche la Lega altrimenti “chiudiamo e espatriamo”. Mentre il fido avvocato Ghedini lo ha persuaso, malgrado le condizioni di salute non delle migliori, a provare l’approdo a Strasburgo, anche con un risultato “modesto” alle urne, per tornare alla carica come parlamentare europeo sulla Corte europea per ottenere la riabilitazione e la possibilità di ricorrere al legittimo impedimento per procrastinare il più possibile i processi che lo vedono coinvolto, a Bari sulle escort e a Milano sul Ruby ter. Buone ragioni per “resistere”, dunque, il dopo si vedrà. Probabile che si avveri la profezia proprio di Dell’Utri che in tempi non sospetti sentenziò: “Il dopo Silvio non ci sarà. Finirà tutto con lui”.

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