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In Italia , stagione calcistica finita! Ora, ci massacreranno con le bufale di mercato!

Finisce purtroppo con un mese di anticipo la stagione calcistica del calcio italiano, resta solo un briciolo di emozioni riguardo alla corsa per i restanti tre posti per la qualificazione ai gironi della prossima Champions League e per l’ultima delle tre che devono retrocedere. Miserie del nostro calcio, e non si capisce da dove cominciare per riposizionare l’Italia in Europa nel posto che gli spetterebbe per prestigio passato, ma sono ormai trascorsi circa 10 anni dagli ultimi successi italiani in Europa, in realtà siamo 20 anni dietro da molti punti di vista, a cominciare dalla mentalità, per la verità mai stata dominante tranne che all’epoca del Milan di Sacchi, ma purtroppo e talvolta per fortuna il nostro modo di fare calcio, cosiddetto all’italiana, qualche grande successo pure lo ha ottenuto grazie a interpreti sublimi, anche se in linea generale si è sempre subita in Europa una maggiore fisicità degli avversari, la tranquillità con cui altri giocano senza la pressione da noi sempre altissima di un ambiente mediatico che parla sette giorni su sette di calcio 24 ore al giorno che finisce per isterizzare ambiente e i protagonisti stessi. Ma queste sono caratteristiche che non cambieranno mai, troppo tipiche del nostro temperamento e modo di vivere il calcio, e non è nemmeno certo fosse il vero problema. Il vero divario oggi con il calcio degli altri sono le strutture, gli stadi, l’organizzazione, il marketing, il merchandising, lo sponsoring, che nel calcio moderno fatto di fatturati e di vere e proprie aziende multinazionali fanno la differenza, un’enorme differenza. Se noi pensiamo che Londra oltre a Wembley hanno una dozzina di stadi, praticamente uno per quartiere e città come Milano, Roma ne hanno uno solo, vecchio, antico che si dividono due squadre, per non dire di Napoli dove si fatica a installare il primo sediolino nuovo dopo 10 anni di discussioni e allora cadono le braccia. Ma potremmo andare avanti per ore a parlare delle differenze, ma queste sono le principali a cui aggiungere un format di campionato di Serie A ormai superato per tantissimi motivi, dalla diseguale distribuzione delle risorse economiche, alla formula, per non dire dei mancati incentivi a chi vince e paradossalmente si premia chi retrocede con quell’assurdo provvedimento del ‘paracadute’ che elargisce decine di milioni a chi perde mentre chi vince il campionato nemmeno un euro e figuriamoci per chi arriva secondo, terzo o quarto, i quali però si rifaranno grazie all’Europa e ai soldi della Champions, ma chi arriva dal quinto posto al quart’ultimo praticamente avranno perso solo tempo. Bisognerebbe riformare tutto, rendere più avvincente e interessante la competizione, premiando economicamente ogni punto conquistato, poi premiare le posizioni dal primo al quart’ultimo in proporzione e in ordine decrescente, il classico premio partita previsto anche dalla Champions, inoltre pari regole sulle rose e sul mercato per tutti, quota diritti televisivi uguali per ogni competitor, inoltre sconfiggere la violenza dentro e fuori gli stadi, soprattutto impedendo un cattivo costume del mondo della stampa di esasperare e istigare indirettamente i tifosi con argomenti e faziosismi di ogni tipo, che andrebbero vietati in qualsiasi modo perché professionisti del giornalismo non dovrebbero mai percorrere la strada del faziosismo a vantaggio esclusivo della pura informazione, della cronaca, dell’opinione e dei commenti, depurati da ogni forma di partigianeria, solo così si potrà cambiare veramente la cultura sportiva e migliorarla, diversamente teniamoci le mille polemiche, i cori sul Vesuvio in ogni stadio, il razzismo e tutti i veleni che puntualmente vengono sversati tra giornali e televisioni ad ogni partita. Ora che il campionato sia praticamente finito, con Juventus e Napoli anch’esse fuori dalle coppe, vi sarà un ultimo epilogo di accuse e critiche ormai inutili e poi via alla fiera delle amenità , quelle di un calciomercato infinito, cavalcato sempre in modo esagerato dalla stampa che ci accompagnerà per tutta l’estate in un tourbillon di nomi e cifre come giocare a Monopoli in realtà si chiama Fantacalcio diventato ormai lo sport virtuale preferito dagli italiani, tutti fanta allenatori, fanta presidenti, fanta procuratori fanta calciatori, fanta commercialisti mentre gli altri all’estero, fanno il vero calcio! È così, se ci piace, quindi perché lamentarsi?

Pippo Trio

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