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L’Italia a rischio default: il governo farsa che piace agli italiani pronto alla fuga

di Peppe Papa

Il governo farsa che tanto piace agli italiani segna il passo. La Luna di miele, seguita al matrimonio d’interessi sottoscritto da Lega e M5S, si avvia alla fine per manifesta incapacità di entrambi i contraenti a tenere fede agli impegni presi in campagna elettorale messi nero su bianco nel famoso contratto. E’ solo questione di tempo, qualcuno ipotizza addirittura prima delle elezioni europee di fine maggio, poi sarà staccata la spina.

L’unico problema è chi se ne assumerà la responsabilità, sapendo che potrebbe essere fatale per il proprio futuro.

Quanto prodotto in questo primo anno di vita dall’esecutivo giallo-verde non garantisce infatti a nessuno dei due alleati, di potersi intestare chissà quali mirabolanti risultati sul fronte del benessere del Paese e dei suoi cittadini che in massa li hanno votati e che ancora masochisticamente, stando ai sondaggi, li sostengono. Anzi, è proprio questo che sta facendo precipitare la situazione e acuire i contrasti.

La pagliacciata e il pastrocchio: Reddito di cittadinanza e quota 100

Il reddito di cittadinanza tanto caro ai grillini, si sta rivelando, come era ampiamente previsto, una pagliacciata di cui si sono resi conto subito i primi beneficiari che stanno riversando sui social network la loro delusione corredata da commenti sarcastici e pieni di rabbia. Idem il pastrocchio pensionistico della quota 100 voluto fortemente dai leghisti, diventato un provvedimento sperimentale della durata di soli tre anni, quanto basta per creare disastri nei conti pubblici e che non ha finora prodotto nessun turn over come auspicato dai suoi  ideatori. Nuovi posti di lavoro, insomma, non se ne sono visti.

Botte da orbi

Senza contare i contrasti tra le due anime governative sulle più disparate partite a comiciare dalla Tav, passando per l’Ilva di Taranto, il Tap salentino, il salvataggio Alitalia, la flat tax, la legittima difesa, la castrazione chimica, il congresso della famiglia a Verona, la questione immigrazione, fino in ultimo la questione morale di cui sia gli uni che gli altri hanno usato a giorni alterni per darsele di santa ragione.

Armando Siri e Virginia Raggi

E che è stata poi il detonatore che ha fatto esplodere la crisi di questi giorni dopo la vicenda legata alle indagini sul sottosegretario ai Trasporti Armando Siri accusato dai pm romani di avere in Sicilia  “ricevuto 30mila euro – o la promessa di quel denaro – in cambio dell’approvazione di una norma legata alla costruzioni di impianti eolici”, e quella della sindaca della Capitale, Virginia Raggi pizzicata in una intercettazione telefonica a ordinare all’ad dell’Ama (la municipalizzata che si occupa dei rifiuti a Roma), Lorenzo Bagnacani di riscrivere il bilancio dell’azienda sotto la dettatura di Franco Giampaoletti, suo braccio destro, direttore generale del Campidoglio e uomo ombra di Luca Lanzalone, l’avvocato manager arrestato per l’inchiesta sullo stadio della Roma e uno dei più importanti consiglieri del M5S.

Tanto è bastato per scatenare i due squinternati vice premier e rispettivamente leader di Cinquestelle e Lega, Luigi di Maio e Matteo Salvini a scambiarsi reciproche accuse e minacce di mandare tutto a monte, prendendo ognuno le distanze dall’altro.

Un tentativo patetico per nascondere quello che è il vero il problema dal quale i due cercano disperatamente di smarcarsi e che attiene alla preoccupante situazione dei conti dello Stato, aggravati dalle loro sciagurate iniziative politiche, cui l’unica testa pensante del governo, il ministro dell’Economia Giovanni Tria sta cercando di mettere una pezza nel tentativo di scongiurare il default.

Def e manovra finanziaria d’autunno

Pertanto ha fatto sapere che i margini di manovra sono stretti e che non si può prescindere dal “rispetto dei vincoli di bilancio”, sottolineando che “ad oggi non ci sono soluzioni e soprattutto risorse alternative per evitare misure dolorose” legate agli impegni da onorare.

Un avvertimento però che né Di Maio, né tanto meno Salvini sembrano voler dar conto, quel che a loro interessa è che la prossima Finaziaria contenga la flat tax, le autonomie differenziate, il sostegno alle famiglie e scuole, un intervento sul supeticket sanitario, soldi per il trasporto pubblico locale, lo scorporo degli investimenti dal conto del deficit, oltre ovviamente le risorse per il già citato reddito di cittadinanza e quota 100. Una lista che prosegue con una serie di indicazioni su tutto quello che assolutamente non deve accadere, tipo l’aumento dell’Iva, o una patrimoniale.

Dove si trovano i denari per tutto ciò è un mistero, cosa che Tria sa bene, tanto che non ha escluso, in assenza di soluzioni praticabili, una manovra in autunno di lacrime e sangue. Una tavola apparecchiata a cui i due improvvisati statisti non hanno nessuna intenzione di accomodarsi. Meglio la fuga preventiva che affrontare i forconi.

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