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Diaspora Pd, la testimonianza: “Dopo 48 anni di militanza dico addio e non è fuoco amico!”

Ma quale fuoco amico, sono proprio fuoco avversario e intransigente.

di Vincenzo Marini Recchia

Non si può cancellare con un colpo di spugna quel 40,8% del 2014 e dire che si parte vittoriosamente dal 18 in su. Non si può per i rapporti di forza: la rappresentanza nel parlamento europeo diventerà meno della metà. Non si può per la salute mentale: perché bisogna avere il coraggio di spiegare cosa ha allontanato quel 22 e passa per cento, quando la medesima cifra del 40,9 si è riproposta al referendum istituzionale.

Io non sono fuoco amico. Io sono una piccolissima goccia di quanti se ne sono ulteriormente andati dopo il 4 marzo 2018. Quindi è dalle mie personali motivazioni che parto non dall’interpretazione dei sentimenti degli altri.

Ho riconsegnato la tessera dopo 48 anni di militanza in una delle radici del Pd per tre ragioni:
Il sabotaggio più pervasivo, ossessivo, continuato, condotto con tutti i mezzi leciti e illeciti nella prassi e nella teoria al segretario eletto per ben due volte e per 1000 giorni il miglior Presidente del consiglio che abbiamo avuto dagli anni novanta. Colpa non redimibile ai miei occhi perché gran parte dei complici di questa lotta fratricida ha messo mano – prova della pistola fumante – all’inverarsi dell’altra ragione. L’abbandono completo fino al ripudio di una strategia di alleanze e di un azione di governo con la liquidazione dei fondamenti politici e culturali costitutivi del Pd del Lingotto. La terza e ultima ragione è che il veto di Matteo Renzi all’alleanza con i 5 Stelle ha retto finora per la forza di un nucleo di parlamentari che non avrebbe chinato il capo. Solo gli ingenui non capiscono che questa nuova direzione politica della Cosa post-renziana lavorerà come un solo uomo per elezioni anticipate che gli permettano di cambiare radicalmente la composizione degli attuali gruppi parlamentari per poter imbastire alleanze con i pentastellati ai quali riconoscono valori (sic) seppur traditi momentaneamente.

Quello sarà il momento per la “Sfinge di Rignano” di giocarsi le sue personali carte da leader liberaldemocratico, nazionale ed europeo, se ne avrà voglia, passione e coraggio. Ora la sua disciplina – formale, visto che va in giro ad affollare le sale su “Un’altra strada” – e i suoi auguri ironici, conoscendo il tipo – di buon lavoro a Zingaretti non spostano di un’acca me, elettore cittadino italiano a cui ora interessa un voto di transizione che non premi neanche di striscio gli eterni maestri del trasformismo e della conservazione.

7 Comments

  1. alberto ha detto:

    Suppongo che LEI per 48 anni non è andato mai neanche n collina e forse neanche su ub bekvedere per osservare l’ampiezza di veduta.

    • Massimiliano ha detto:

      L’ampiezza di vedute ha portato alla situazione odierna. Nel PD come nel paese. Forse così ampie non erano queste vedute…

  2. Salvatore ha detto:

    Non mi dispiace che lei se ne sia andato. Se la seguiranno anche tutti quelli protagonisti del disastro senza precedenti della sx riformista, sarà un bel giorno. Per ricostruire senza le quinte colonne una nuova area progressista di governo. Grazie.

  3. Salvatore Giansiracusa ha detto:

    Quando scritto da Vincenzo Marini Recchia lo condivido e faccio mio in pieno.
    Iscritto dal 1969 alla FGCI e quindi al PCI, non mi ritrovo in questo PD amorfo di Zingaretti. E lo dico senza nostalgia per un passato che oggi non ha più senso rimpiangere, ma forte dagli insegnamenti tratti da quella lunga militanza e appartenenza, guardo ad altro, ad una prospettiva liberal democratica, per una nuova Italia in un Europa rivitalizzata è rinnovata.

  4. Mario Taiti ha detto:

    Condivido al.1000×1000

  5. Paola ha detto:

    il nuovo PD non vede l’ora di allearsi con i 5S ed Emiliano si fa vedere già con Conte

  6. Roberto Cavallini ha detto:

    Bona, come di dice a Firenze, egregio Vincenzo. Non sentiremo la tua mancanza.

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