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SENZA BUSSOLA Resurrezione, liberazione, lavoro e questione morale: la lezione di Berlinguer

di Gennaro Prisco

Tra la Resurrezione, Liberazione e Lavoro passa con sempre più frequenza il tram fascista carico di vecchi rancorosi e giovani bulli che dal buco nero delle periferie urbane hanno già raggiunto Roma per governare con la forza delle Divise e il piacere della Nutella questo Stivale consunto dalla corruzione, dalle corporazioni e dalle mafie.

Non mi sento italiano, ma per fortuna, o purtroppo lo sono. Ecco, Gaber, ecco visibile a tutti il perché di questa condizione, di questa Natività, che per quanti sforzi faccia Papa Francesco, non si smuove dalla Croce, non risorge a nuova vita, non trasforma il dolore in gioia nemmeno in mezzo a noi che siamo i suoi vicini più prossimi.

21 aprile 2019, 25 aprile 2019, 1 maggio 2019. Italia. Stesso anno, dieci giorni di passioni spirituali e laiche che fanno destinazione per gli uomini e le donne italiane che praticano la Libertà con gentilezza e Cristo con il rispetto che merita chi accoglie il peccato degli altri.

Come si può benedire la propria casa, la propria famiglia, i propri animali, le proprie piante, i propri oggetti se poi non si va in piazza a celebrare la ritrovata libertà di una Nazione condotta sulla strada del razzismo e dell’impotenza? Se non si discute a tavola dell’accoglienza e dei diritti universali degli uomini e delle donne? Se non si conoscono i Dieci Comandamenti, non si cacciano i mercanti dal Tempio, non si lasciano entrare i bambini perché infastidiscono?

Resurrezione, Liberazione e Lavoro. Quando questi tre eventi si passano il testimone temporale in Italia non c’è pace. Irresistibile è per il fascista andare a Corleone e non alla Manifestazione di ringraziamento per i Partigiani che liberarono anche loro dallo squadrismo Milano. Devono ogni volta violare il Giuramento fatto sulla Costituzione. Perché? Fa male, bisogna dirlo: non siamo risorti assieme. E può capitare, come sta avvenendo oggi, che il morto provi a mangiarsi il vivo.

Ecco il perché i vivi, cioè i democratici nel senso meno partitico possibile, non devono negarsi l’evidenza. Resurrezione, Liberazione e Lavoro sono le condizioni irrinunciabili per una Repubblica, sono i battiti cardiaci di una società. Se questi vanno in fibrillazione, infartuano, il concetto unitario o va in rianimazione, o sotto terra. Questo è nei piatti insieme al casatiello, la pizza piena, la pastiera, il piatto santo, la pasta al forno e il povero capretto con le patate.

21 aprile, 25 aprile, 1 maggio 2019 è un bel ponte, che può diventare lunghissimo se lo percorriamo prima che crolli, per andare dall’altra parte del ruscello, per vivere alla grande un lungo periodo da dedicare agli affetti e alla cura di sé e prepararsi al Mese Mariano.

Tutto ciò siamo noi. L’Italia della preghiera e del lavoro. L’Italia che ha contribuito a  comporre un progetto di Occidente attraversando immani tragedie e fantastiche scoperte. Ce lo ricordiamo? Lo teniamo a mente che siamo quelli della ragione, delle fabbriche, dell’emancipazione umana, della pace, dell’uguaglianza, della giustizia sociale, della tassazione progressiva? Che siamo noi quelli che hanno combattuto con i fucili contro i carrarmati e l’aviazione perché non si potevano subire le angherie di una minoranza di uomini che usando la propaganda hanno infiammato il popolo debole contro altri popoli ritenuti scarti dell’umanità?

In Italia è in pericolo la democrazia. Lo è in Europa. Lo è negli Usa. Sono all’opera per raggiungere questo obiettivo Nazioni che dispongono di grandi risorse e di avanzate tecnologie per generare paure isolazioniste e per far crollare quei ponti che ancora possiamo percorrere con una certa sicurezza nascondendo le ‘canne’ e salvaguardando lo spacciatore.

Contro questa ipotesi di futuro tetro, divisivo non è il più tempo di inseguire le false notizie, l’onestà porosa e l’uso della forza di chi si è autoassolto dalla responsabilità collettiva indicata il 28 luglio 1981 comequestione morale da Enrico Berlinguer, segretario del Partito comunista italiano, in un intervista concessa al direttore di Repubblica Eugenio Scalfari.

In quella intervista Berlinguer sosteneva questo: “I partiti non fanno più politica, hanno degenerato. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un ‘boss’ e dei ‘sotto-boss’. I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai Tv, alcuni grandi giornali. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito, o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le ‘operazioni’ che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

Molti italiani si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel ’74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell’81 per l’aborto, gli italiani hanno fornito l’immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.

Noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l’operato delle istituzioni. Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata. Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell’economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l’iniziativa individuale sia insostituibile, che l’impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche  non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell’attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione. È un delitto avere queste idee?


La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano“.

La sera del 25 aprile del ’45 Benito Mussolini abbandonò Milano  Gli americani arrivarono nella città il primo maggio.

21 aprile, 25 aprile, 1 maggio 2019. Un tris perfetto per fare festa e riflettere assieme alle proprie famiglie che non sono padre e madre e figli, ma padre, madre, figlio, figlia, nonno, nonna, fratello, sorella, zio, zia, nipote, genero, nuore  e parentele varie. La responsabilità civile è nutrimento, è benessere familiare e sociale. E’ Resurrezione, Liberazione, Lavoro.

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