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M5S-Pd è più di un flirt: renziani in allarme, la Lega non trema

di Peppe Papa

Il corteggiamento è partito da tempo e il corteggiato non sembra insensibile alle avance. M5S non si nasconde più ed è pronto a tradire il ‘matrimonio’ con la Lega, diventato una gabbia che gli sta facendo perdere il sonno, credibilità e voti, per convogliare a nuove nozze con il Pd di Zingaretti. Il quale, pur continuando ad atteggiarsi a zitella contegnosa, non disdegna gli ammiccamenti rimandando però la capitolazione a data da destinarsi, magari dopo le elezioni europee. Quando il quadro politico sarà più chiaro e i sondaggi che finora danno la Lega stravincente, i grillini in netto calo con la possibilità di sorpassarli a sinistra, saranno corroborati dai numeri veri che usciranno dalle urne e si renderà necessario da parte di tutti rivedere le proprie posizioni.

Nel frattempo il segretario dem non perde occasione per smentire qualsiasi approccio, nonostante nel suo partito non siano pochi quelli che da tempo spingono per aprire una finestra di dialogo con loro, rimarcando le differenze e la volontà di proporre un’alternativa che però stenta a intravedersi. Quel che è certo è che i Cinquestelle, non reggono più il confronto con Salvini e pur di liberarsi del suo abbraccio mortale non disdegnano di blandire il Pd, sebbene non rinunciando a fare la faccia feroce, attraverso i tanti fiancheggiatori autorevoli del Movimento a partire dal loro organo di stampa semi ufficiale, il “Fatto quotidiano” di Travaglio & Co.

Interviste, indiscrezioni, strizzate d’occhio che non lasciano indifferenti gli antichi nemici, soprattutto in questi ultimi giorni, per come stanno trattando il caso Siri: “Apprezziamo che anche Di Maio si accorga della gravità delle inchieste”, avvertono fonti del partito, impegnate a portare, proprio con l’aiuto dei 5Stelle, Salvini in commissione antimafia. Improbabile ci riescano, ma è importante che sulla questione si intraveda la possibilità di un’intesa nella condivisione della lotta dura contro la Lega.

Sull’argomento, d’altronde, è stato esplicito l’insospettabile Graziano Delrio, il capogruppo del Pd alla Camera che intervistato da La Stampa ha aperto ai pentastellati definendo possibile una discussione su salario minimo, conflitto d’interessi e la riproposizione delle Province vagheggiata dal leader leghista che ha incassato il deciso “no” di Di Maio.

“Sul salario minimo siamo d’accordo, lo abbiamo proposto per primi – ha detto – certo andrebbe verificato come realizzarlo, per noi va fatto con i sindacati. Per quel che riguarda il conflitto d’interessi – ha aggiunto – siamo assolutamente disposti a parlarne, ma – ha precisato – deve riguardare tutti, anche la trasparenza di piattaforme informatiche e la manipolazione dei dati”. Infine l’attacco alla Lega sul tema Province: “Si vede che Salvini ha bisogno di qualche poltrona in più e la sua è solo una manovra elettorale”.

Più o meno lo stesso pensiero del vicepremier M5S, il quale però, all’apertura autorevole dell’ex ministro dei Trasporti ha risposto in maniera irridente anche per non irritare il suo socio di governo affermando nel corso di una conferenza stampa nell’ambasciata italiana di Varsavia che “se il Pd vuole votare quelle proposte avrà l’occasione di redimersi da quanto non ha fatto in questi anni”. Un botta e risposta che ha fatto sobbalzare dalla sedia Maria Elena Boschi la quale su twitter ha replicato per le rime: “Di Maio vuole dialogare con il Pd se il Pd si redime. Ma cosa vuole dialogare il capo di un partito assistenzialista, giustizialista, incompetente che ha portato l’Italia in recessione?#senzadime”. Un cinguettio che è suonato anche come un sonoro avvertimento a Zingaretti, casomai dovesse lasciarsi tentare dal ‘diavolo’. I renziani, insomma, sono vivi, vigilano e pronti a dare battaglia ricordando a tutti che “Un’altra strada” è sempre possibile, basta girare l’angolo.

I renziani, insomma, sono vivi, vigilano e pronti a dare battaglia ricordando a tutti che “Un’altra strada” è sempre possibile, basta girare l’angolo.

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