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La fantasmagorica epopea di De Magistris: da sindaco ‘zapatista’ a entertainer della movida cittadina

di Peppe Papa

Dimessosi dalla magistratura deve ora guardare al futuro, ma trovarsi una nuova occupazione dopo tre lustri da politico di professione è dura. Anche per lui che di fantasia ne ha tanta e in questi anni non gli è mancata la possibilità di accrescere la propria rete di relazioni.

Luigi De Magistris praticamente al termine del secondo mandato da sindaco di Napoli – mancano appena un paio di anni e si sa il tempo è tiranno – non guarda in faccia nessuno, per cui sta cercando di darsi da fare, finora però con scarsi risultati. La strada praticata, quella più a portata di mano, continuare con la politica che gli ha dato da vivere e che ha percorso senza che ci fosse un domani, non sembra offrirgli grandi prospettive, pur se con tenacia e un vago senso di disperazione continua a battere fidando sulla buona stella che gli ha garantito fama, prestigio e stipendio.

Pertanto, dopo aver vagheggiato di proporsi alla guida di Palazzo Chigi forte del sostegno di un movimento di rivoluzionari del terzo millennio di cui si è proclamato capo, ha optato per un ritorno al parlamento europeo, dove era approdato grazie al viatico di Antonio Di Pietro e del suo Idv, proponendosi leader di un movimento transnazionale di ispirazione zapatista.

Ipotesi, però anche questa naufragata per via delle incomprensioni con l’altro campione terzomondista greco, Yanis Varoufakis e la mancanza di un esercito degno di questo nome da schierare in battaglia, che lo hanno costretto a virare infine verso la balzana idea di dare l’assalto a Palazzo Santa Lucia.

Ecco, diventare governatore della Campania, gli è sembrata una possibilità praticabile e tra un tira e molla sull’essere della partita o lasciar perdere, alla fine ha deciso di provarci, anche se non ha sciolto definitivamente la riserva, lasciandosi un margine di fuga e vedere nel frattempo l’effetto che fa.

Così, nel corso di una trasmissione Rai di qualche settimana fa (Agorà, Rai tre), ha dichiarato di essere pronto a presentare il suo movimento DeMa alle elezioni regionali del prossimo anno e a chi gli chiedeva se a candidarsi sarebbe stato lui personalmente ha risposto “questo è probabile, lo verificheremo anche in base alle alleanze che riusciremo a costruire”, rimandando però la decisione a settembre perché bisognerà “lavorare per individuare la soluzione migliore per vincere”.

Molto probabilmente si accontenterebbe anche solo di partecipare per assicurarsi un posto in consiglio regionale che male non sarebbe ai fini occupazionali, tra l’altro ben pagato, ma tant’è, nel frattempo cerca interlocutori affidabili con i quali tessere una strategia comune per provare a centrare l’obiettivo preoccupandosi contestualmente di rintuzzare le bordate polemiche che il governatore della Campania, Vincenzo De luca, suo principale nemico e contendente, non perde occasione di lanciargli praticamente ogni volta che apre bocca.

“Il sindaco di Napoli pensa a tutto tranne che a lavorare – è stato il suo commento all’annuncio della candidatura alle regionali – Le elezioni saranno un’occasione per farci spiegare come si producono 1,7 miliardi di euro di debiti senza aprire e chiudere neanche un cantiere. Per cosa dovrei temerlo? Per farmi spiegare come si fanno i debiti?”.

Un attacco frontale cui De Magistris ha risposto con ostentata ironia al termine della maratona in consiglio comunale per l’approvazione del bilancio affermando che “il mio più grande alleato, trasparente ma occulto, è De Luca che, suo malgrado, non comprende come più ci attacca, più è rancorosa, più odia la città e più ci spinge a candidarci”.

Parole la cui replica irridente non si è fatta attendere e non poteva essere più dura. “Lo aspettiamo a braccia aperte tutti quanti – ha affermato il presidente della Regione – mi ricordo che si voleva candidare alla presidenza del consiglio, all’europarlamento, a raga’ facciamola finita. Io sono come Mourinho, da questo punto di vista, non faccio pubblicità gratuita a nessuno, mi devono pagare”. Poi, ritornando serio ha concluso: “Io non ho da litigare con nessuno, devo risolvere i problemi a cominciare da quello del teatro San Carlo, da quello del Mercadante, dall’Anm, gli stipendi che non paga nessuno se non caccia i soldi la Regione”.

Fatti con i quali il sindaco si troverà a dovere fare i conti eventualmente dovesse confermare la sua discesa in campo, così come sconti non sono disposti a fargli i suoi potenziali alleati, o almeno quelli che lui pensa possano diventarlo, cioè i Cinquestelle ai quali apertamente ha offerto la sua disponibilità a dialogare facendo leva sul rapporto personale con il presidente della Camera, Roberto Fico.

“Sono in corso interlocuzioni importanti con una parte del Movimento 5 Stelle – ha dichiarato qualche giorno fa – per costruire ponti politici di umanità e onestà per mettere in camp una alternativa politica. Chi vuole – ha proseguito – coglierà il fattto che l’occasione utile per mettere in campo questo laboratorio sono le elezioni regionali del prossimo anno che potrebbe rappresentare l’inizio di un’avventura che ci porterà, in diversi e con una coalizione più ampia, a guidare il Paese in modo diverso da questo governo con il contratto M5S-Lega”.

Peccato, però che dalle parti della Casaleggio associati sembrano pensarla diversamente. “Il Movimento 5 Stelle non farà nessun asse con chi è l’artefice del disastro napoletano” è stato il commento tranciante di Valeria Ciarambino, consigliere regionale grillina. “La serietà – ha aggiunto, tanto per essere più chiara – è una qualità che non appartiene al nostro sindaco, De Magistris evidentemente ha ambizioni di qualunque tipo tranne quella di guidare la città e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Lui invoca lo Stato, ma a Napoli lo Stato è lui ed è il primo a non avere mantenuto le promesse”.

Discorso chiuso, dunque, va a finire che dovrà acconciarsi a fare l’intrattenitore nel locale del fratello a piazza Vittoria, in fondo le qualità non gli mancano, gli anni ‘spensierati’ passati a Palazzo San Giacomo ne sono la conferma.

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