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di Peppe Papa

Sul caso Siri la commedia prosegue assomigliando sempre più a una farsa, Di Maio e Salvini giocano a chi fa il più duro, ma alla fine come sempre troveranno una via d’uscita e amici come prima

Troppo importante la partita del potere per arenarsi su una ‘becera’ questione di principio. Stando alle dichiarazioni domani, in Consiglio dei ministri, dovrebbe essere sancita la spaccatura definitiva tra i due contraenti del patto di governo e ognuno per la sua strada, crisi conclamata e addio esecutivo gialloverde.

Una eventualità davvero remota ad appena due settimane dalle elezioni europee che, se così fosse, probabilmente potrebbe significare una debàcle per entrambi e addio sogni di gloria. Troppo alta la posta, insomma, meglio acconciarsi in qualche modo per non bruciare la casa comune e ritrovarsi con un mucchio di cenere in mano, anche se per il momento fa gioco mostrare i muscoli e sperare di ricavare qualche buon dividendo per il post 26 maggio.

Scambio di ultimatum e promesse di rese dei conti con l’unico scopo di testare il livello di resistenza dell’altro nella speranza che qualcuno di loro ceda prima del plenum ministeriale nel quale a prescindere non potrà succedere niente altro che non una presa d’atto delle divergenze e alla fine la palla passata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte l’unico legittimato a decidere, il quale non potrà fare altro che procrastinare il problema a data da destinarsi per “il bene della collettività” nell’imminenza “di una scadenza fondamentale per i destini dell’Italia e dell’intero continente europeo”.

Pertanto la messinscena alla quale dar credito e che rappresenterebbe una tragedia, si trasforma in una parodia stucchevole, una pagliacciata a favore di una platea anestetizzata da una propaganda ingannevole prodotta con tutti i mezzi che la tecnologia moderna mette a disposizione di media complici e pervasivi, a cominciare dai social network, utilizzati senza scrupoli per un ‘sicuro’ ritorno di immagine.

Così, Di Maio proprio oggi è tornato a chiedere un passo indietro al sottosegretario alle Infrastrutture indagato per corruzione e finito nelle polemiche anche per una operazione immobiliare poco chiara, dichiarando su Fb il proprio stupore affermando che “non capirò mai perché la Lega in queste settimane abbia continuato a difendere Siri invece di fargli fare un passo indietro”, minacciando sfaceli e ricordando al capo leghista che “oggi è l’ultimo giorno utile perché Salvini comprenda l’importanza di questa vicenda” augurandosi faccia “la cosa giusta”.

Una raccomandazione, ovviamente, caduta nel vuoto con la risposta del suo socio che ha affermato gelido e irridente, tanto per far capire di che pasta è fatto “domani ho un incontro con la comunità antidroga che è più importante del Consiglio dei ministri. Dedicherò al Consiglio il tempo necessario per fare tutto quello che serve, ma la tappa più importante della giornata sarà l’incontro con le comunità di recupero per i tossicodipendenti”. A seguire, è arrivata la chiosa del suo braccio destro il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti che ha puntualizzato, qualora ce ne fosse bisogno, che è il Capitano a decidere. “Sono arrivato a Roma stamattina – ha detto – credo che ci vedremo anche con Salvini e sarà lui a prendere una decisione”, per poi aggiungere: “L’interesse è che il governo vada avanti”. Deciderà il Consiglio dei ministri pur se il voto, come dicevamo – ai quali si appellano i Cinquestelle – quasi sicuramente non ci sarà perché la procedura di revoca di un sottosegretario prevede semplicemente la formula “sentito il Consiglio”, e varrà l’avvertimento del capo del Viminale espresso chiaramente a Matrix: “Una spaccatura con i 5Stelle? Mi pare evidente, non solo su Siri, ma anche su Tav e autonomia tanto per dire. Se vanno al voto e dimettono uno senza essere ascoltato se ne prendano la responsabilità”. Appunto. Giù il sipario

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