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Nulla dura così poco, come le mode nel calcio, effimere e bugiarde… Conta soprattutto vincere, poco importa come!

Spesso nel mondo del calcio parlato si fa grande abuso di termini di uso comune che applicati al calcio si trasformano come per magia in eccessi linguistici che trasformano completamente la realtà stessa, soprattutto di quello che accade nel calcio giocato e allora ecco che ogni volta che si giochi una partita, un campionato, un torneo, o addirittura quando il calcio si ferma e si fa mercato, che si usano come “clamoroso’, “vergogna”, “sua maesta”, “rivoluzione”, “fallimento”, “genio, top di qua, top di là, top, top, top, ma anche flop, flop, flop anche quando nulla lo scerebbe pensare… Insomna ad ogni afflato calcistico si scomoda tutto e il contrario di tutto del vocabolario, addirittura creando degli improbabili e frettolisi neologismi che poi tempo verrano cancellati dalla memoria, ma non dal vocabolario, perché non c’è sport al mondo che sia più potente del calcio nella comunicazione mediatica! Chiaramente, tutto questo contribuisce alla cultura dei tempi bassa o alta che sia, si perché anche il becero mondo del calcio con il suo grossolano lessico da bar dello sport, oggi da social network,ormai influisce pesantemente nel modo di comunicare. È proprio questo il punto, anzi la parola, “modo”, da cui derivano tutte le differenze nel pensare il calcio, che producono un’infinità di opinioni personali al riguardo. Ma c’è un’enorme differenza fra la parola “modo” e “moda” nonostante fossero simili nel concetto, perché “modo”, sostantivo maschile è riferito al proprio stile di comportarsi, di porsi, di lavorare, di giocare, di esprimersi, insomma un modo del tutto personale che distingue ognuno dall’altro ed è difficile che si cambi il proprio modo di essere. Diverso, seppure simile è il significato della parola “moda” sostantivo femminile, quindi per natura già opposta, che pur comprendendo tutte le caratteristiche della parola “modo” o dal greco “modus” da cui proviene, è riferita più alla collettività di chi si riconosce in uno stile, nel costume, nel modo di pensare o anche di abbigliarsi. Nella moda non c’è nulla di personale, perché la moda per essere tale e avere successo deve fare proselitismo quindi omologare, e allora ecco che un modo di essere si diffonde e diventa anche se temporaneamente un unico modo di pensare o di esprimersi, a cui chi non si adegua è per antonomasia fuori moda, a Napoli si dice che ‘non si porta’, i francesi che ne sanno tantissimo di moda dicono ‘ démodé’, gli angloamericani dicono “vintage” che poi a sua volta è diventata un aspetto della moda, ma comunque essere fuori moda non è affatto gratificante e nemmeno sembrarlo a meno che non ci si impone con uno stile veramente talmente distinto daldiventare esso stesso moda. Comunque sia, non essere alla moda corrente non aggrega, emargina, talvolta addirittura discrimina, fa essere fuori dal giro, qualsiasi giro, e non si è “figo” o meglio per quelli alla moda si è degli “sfigati”. Tuttavia, non c’è nulla di solenne nella “moda”, è tutto molto effimero, poco durevole, cangiante a seconda di umori, simpatie e antipatie, ma la potenza della “moda” rispetto al “modo” è che la moda piaccia o non piaccia fagocita tutti, mentre il modo caratterizza il singolo e sappiamo tutti benissimo che la maggioranza vince anche se talvolta non lo meriterebbe. Nel calcio ancor di più le mode sono anche più effimere, cambiano velocemente perché se nella vita e nel costume le mode cambiano ad ogni stagione, nel calcio spesso cambiano anche a distanza di pochi giorni se non fra una partita e l’altra o addirittura fra il primo e secondo tempo di un match. E allora capita che se una settimana prima Ronaldo o Messi fanno i fenomeni quali spesso sanno essere, facendo dire a tutti che non si vince senza i famosi top player, poi magari la settimana dopo, perdono e si cambia idea, dicendo che si vince in 11, con il bel gioco. Ma anche in questo caso succede che se qualche squadra vince con il cosidetto “bel gioco” e la moda vuole che a sublimarli siano squadre come Barcellona, City, Ajax, già a distanza di una settimana cambia tutto e il concetto di bel gioco, non è più quello espresso da queste squadre, bensì da altri che costretti a non aver nulla più da perdere devono per forza di cose metterla sul furore agonistico per recuperare, sul tentativo poi riuscito di rimontare facendo diventare epiche partite come quelle di questo finale di stagione Champions, tipo City Tottenham, Liverpool Barcellona, oppure Ajax con lo stesso Tottenham miracolato e baciato con la lingua a tortiglione dalla dea bendata all’ultimo respiro, che pur giocando e perdendo ripetutamente in campionato si trasforma in coppa come da rospo a principe, uguale l’Arsenal. Intorno a tutto questo il racconto enfatico dei media ed ecco a coniare nuove mode nuove leggende, come se nel calcio non si fossero mai realizzate rimonte simili, al di là dello stile o del modo di gioco dei contendenti dimenticando totalemnte la moda che si voleva imporre solo un turno prima e dedicandosi solo a quella strettamente più attuale, ma di rimonte come queste che erratatmente si ritengono uniche ne abbiamo già viste in passato sia remoto che recente, perché il Liverpool non è nuovo nella sua storia a rimonte simili in Champions. Chi non ricorda quella in finale del Liverpool di Benitez che rimonta tre gol a distanza fra un tempo e l’altro al Milan di Ancelotti? Quindi perché meravigliarsi che il Tottenham ne abbia rimontati solo due in una semifinale? Stesso discorso per il rimontone del Liverpool al Barcellona, che più che altro somiglia più a un SuperEnalotto o al Bingo che a una partita normale di calcio basti pensare all’ultimo goldi Origi che non avrebbe mai giocato se in campo ci fosse andato il titolarissimo Salah, ma il calcio è così, smentisce tutte le mode, tutti i luoghi comuni perchè di cose così ne capitano ad ogni stagione da cent’anni. Del resto perché non si possa ipotizzare che chi perde all’andata per 3 a 0, perso per perso non può fare altro al ritorno che tentare il tutto per tutto? Certo, talvolta riesce, più spesso no, ma le rimonte non sono novità e nemmeno dovrebbero cambiare il modo di pensare il calcio facendola diventare moda. Al calcio si vince e si perde praticando qualsiasi tipo di gioco, non c’è un solo modo però a quanto pare nell’immaginario collettivo sembra sempre esserci a targhe alterne una sola moda vincente, una vol,ta sono i top player, un’altra i fatturati, poi il gioco, il difensivismo, le motivazioni, la fortuna, senza capire che tutti questi aspetti vengono sintetizzati tutti insieme e chi avrà sommato meglio questi fattori e fa un gol più degli avversari vince. Il calcio è una scienza esatta nonostante la sua imprevedibilità, perchè anche nelle scienze esatte come la matematica vi sono variabili e incognite che bisogna decodificare affinche i conti tornano. Forse che la Juventus lo scorso anno non rimontò al Real i tre gol subiti in casa andandogliene a fare tre a Madrid eper poi perdere ugualmente per un rigore all’ultimo respiro? Eppure tutto si può dire della Juventus tranne che faccia un gioco spumeggiante o offensivo, ciononostante non è nuova a queste rimonte, ultima delle quali quest’anno con quegli altri di Madrid, poi capita pure che si subiscano le rimonte come poi accaduto con l’Ajax da cui uscire imbattuti ad Amsterdam e poi subire una scoppola in casa con il Tottenham, e lo stesso Ajax spesso in difficoltà all’andata, sconfitto per 2 a 1 ad opera del Real e poi andargliene a fare quattro nientedimeno che a Madrid, facendo scomodare tutti sul ritorno del mito Ajax anni settanta per poi cambiare idea repentiamente dopo la sfida con il Tottenham in cui si è ribaltato tutto ma stavolta a danno dell’Ajax,eppure fino a dieci secondi prima tutto il mondo riportava in auge la moda in salsa olandese. Questo per dire di come nel calcio cambia tutto a distanza di giorni e della pretesa dei commentatori di imporre nuove mode e filosofie che appunto cambiano a seconda del vento. Il calcio invece da quello sport bellissimo e affascinante che è insegna che non bisogna mai dare tutto per già scontato, per dogma, con degli integralismi che possono essere accettabili e nemmno in religioni diverse, perchè per antonomasia lafede come l’ amore è cieco,ma nel calcio non ci si può permettere la cecità, perchè se non si guardano le partite di calcio e quindi prendere atto dei verdetti del campo al di là di gusti, opinione, mode e allora di calcio non se ne capirà mai nonostante non ci sia niente di più facile al mondo da capire, offuscati come si è da opinioni personali, passione da tifosi, che poi non troveranno mai riscontro nella realtà oggettiva che di volta in volta il calcio decreta. Godiamocelo, confrontiamo pure le nostre opinioni, i gusti, volendeoe eecreare anche delle mode, ma andiamoci piano ad imporle come la verità assoluta perchè qualcuno tempo fa dimostrò la teoria della relatività, e non si capisce perchè per qualcuno il calcio non debba esserlo.

Pippo Trio

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