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L’OPINIONE (di Umberto Minopoli) Renzi leale con Zingaretti, bene: ma non vogliamo morire grillini

di Umberto Minopoli

Renzi ribadisce la lealtà a Zingaretti. Che doveva fare? Sta nel partito, ci sono elezioni, c’è una nuova maggioranza. Per me non poteva fare altro. Renzi doveva evitare due cose: farsi accusare di essere stato estraneo al risultato del Pd (avendo posto l’asticella al 20% Zingaretti conseguirà il risultato); intascare il compromesso che oggi vige nel Pd: sulle alleanze Zingaretti non parla di 5Stelle, fa l’opposizione a Salvini come a Di Maio e non allude ad intese con i grillini in questa legislatura. Credo, oggettivamente, che dopo le Primarie (stravinte da Zingaretti) Renzi non potesse fare di più.

Dopo le elezioni sarà un altro film.

Il compromesso unitario che oggi regge il Pd avrà serie verifiche. Nel partito dovrà aprirsi una discussione strategica. Renzi non potrà limitarsi a dire la sua come “senatore del suo collegio”.

Insomma, pur nel compromesso con i renziani, pur nell’apparente equidistanza da Salvini e Di Maio, pur nella (fragile) tenuta unitaria del partito unito oggi dalla linea “nessuna alleanza oggi, se il governo cade si vota”, il Pd ha un problema strategico. Che è questo: nonostante tutto e nonostante il compromesso “unitario”, nell’orizzonte del Pd di Zingaretti (dopo eventuali elezioni) c’è solo l’alleanza con i 5Stelle. Che Zingaretti (il quale mira a farla, ovviamente, da posizioni di forza, scavalcandoli) prepara con una linea di lento spostamento a sinistra sui contenuti (Rdc, salario minimo, antifascismo, giustizialismo, ecc) di “dialogo” con i 5 S. e di caute alleanze e aperture alla “sinistra sinistra”. Senza radicalismi e svolte provocatorie verso i riformisti interni.

Questo è il quadro. Non è problematico solo per i renziani, attenzione. E’ problematico anche per Zingaretti. Non è detto, infatti, che tutto vada per il verso che Zingaretti auspica. E cioè: che il governo salti, che i 5Stelle vadano compatti ad alleanze col Pd, che, in caso di crisi, si sciolgano le Camere, che, in caso di voto, il Pd scavalchi i, M5S, che Zingaretti (perché c’è pure questo) riesca a farsi un solido gruppo parlamentare che liquidi gli ostili ai pentastellati.

Il quadro può evolvere diversamente. Il Pd, però, oggi ha questa sola opzione: tornare al governo con i 5Stelle. E’ un’evidente debolezza strategica.

Dopo le elezioni, per i riformisti, deve finire il mantra della lealtà (e basta). E deve aprirsi quello del dibattito politico e delle scelte strategiche. Il Pd non può avere una sola opzione, una sola freccia nella faretra. E i riformisti non potranno non dire che, anche nelle condizioni ottimali che spera Zingaretti, l’incontro con il Movimento è il disastro. Per l’Italia, innanzitutto. E che “mai” dovrà realizzarsi.

Una volta noi (nel Pci) che soffrivamo il compromesso storico (in luogo dell’alternativa di sinistra alla Dc) amavamo dire: “non vogliamo morire democristiani”. Oggi in piccolo, e purtroppo con ben diversa qualità dell’esito, è il caso di dire: “non vogliamo morire grillini”.

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