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“L’uomo nero”: la trappola di Salvini funziona e…lui ringrazia

di Peppe Papa

La trappola di Salvini sta funzionando grazie alla complicità di tutti, anche dei più sinceri liberali, che stanno prestando il fianco alla sua spettacolare propaganda fatta di truci propositi securitari, promesse di sfaceli di quel che resterà degli “infami” tecnocrati dell’Ue dopo le elezioni, ricette economiche ‘à la carte’ che prevedono la riduzione generalizzata delle tasse e investimenti a gogo “sbattendosene” dei vincoli di spesa, dei mercati finanziari e del debito che può schizzare in alto fin quanto basta per “ridare benessere degli italiani”.

E’ in pratica riuscito, con poche semplici parole d’ordine e con uno staff della comunicazione formidabile, a catalizzare su se stesso l’attenzione dell’intera opinione pubblica proponendosi come vero leader del Paese, quello che sa meglio di tutti leggere e rappresentare gli umori della gente comune, disorientata e confusa in cerca di una via d’uscita dalle macerie di una crisi economica devastante durata già oltre un decennio.

Avversari e amici di governo spiazzati, costretti a rincorrerlo, lui protagonista della scena. Più o meno quello che successe all’epoca della discesa in campo di Berlusconi, “uno contro tutti”, e sappiamo come è andata a finire, sempre che sia finita.

Contro Salvini, che ringrazia ringhiando sempre più forte, si sono mobilitati grandi giornali, importanti piattaforme televisive e digitali, chiamate a raccolta le piazze con proteste ai suoi comizi, impiantate dispute su fascismo e antifascismo, fino alle immancabili descrizioni a sfottò della sua icona. Così come non si è fatta attendere, giustamente, l’immancabile entrata in scena della magistratura che, sempre in momenti di incertezza come quelli che stiamo vivendo, trova la grinta necessaria nel tirare fuori inchieste che puntualmente fanno tremare la politica.

Tuttavia, niente finora, sembra riuscito a fiaccarlo. Anzi rilancia e alza la voce soprattutto sulla testa dei suoi principali antagonisti, i soci del contratto, i Cinquestelle i quali, nel tentativo di recuperare consensi che proprio Salvini e la sua Lega stanno sottraendo al coacervo populista della propria base, non perdono occasione per attaccarlo e rimarcare le differenze.

Nelle ultime ore il capo padano ha spedito a quel paese il padre fondatore del Movimento, Beppe Grillo il quale in un’intervista aveva dichiarato che lo avrebbe volentieri “mandato a lavorare a calci nel sedere”, poi il premier, Giuseppe Conte favorevole all’approdo della nave Sea Watch con migranti a bordo cui lui si è opposto con vigore, e infine Luigi Di Maio che sulla stessa questione, prendendo le parti di Conte ha provato un affondo per non uscire dall’inquadratura delle telecamere.

Il comico leader pentastellato lo ha liquidato con una battuta: “Grillo? Ma chi sei…i porti sono chiusi. Vieni a fare il ministro dell’Interno per una settimana e vediamo cosa fai”. Poi si è avventato sull’inquilino di Palazzo Chigi. “C’è una nave olandese che vuole arrivare in Italia a ogni costo e io dico no – ha affermato perentorio in diretta Facebook -, assolutamente no. Mi assumo totalmente la responsabilità (ci mancherebbe, ndr) del blocco dell’immigrazione clandestina insieme al governo. A meno che qualcuno non abbia cambiato idea. E non c’è presidente del Consiglio, o ministro 5 Stelle che tenga”.

Nell’occasione ha anche approfittato a lanciare una stoccata agli inquirenti del Tribunale di Catania che si stanno occupando della vicenda, ammonendoli: “State usando male i soldi pubblici degli italiani”.

Affermazioni che hanno costretto Di Maio ad una reazione immediata. “Non posso commentare la prepotenza e l’arroganza di questo tipo – ha dichiarato – una cosa è certa, questa prepotenza aumenta soprattutto sull’immigrazione, quando la Lega è in difficoltà con gli scandali corruzione. Non ci sto – ha aggiunto – a rappresentare questo grande stratagemma per distrarre dall’emergenza del Paese che non è in questo momento l’immigrazione, ma la corruzione”.

Che è proprio il nervo scoperto del Carroccio in questa fase con l’emergenza giudiziaria che vede coinvolti propri importanti amministratori locali e le ombre che avvolgono lo stesso governatore della Regione Lombardia, Attilio Fontana, fedelissimo proconsole di Salvini a Milano.

“Lasciate lavorare la Lega – ha avvertito il Capitano – e smettetela con tutta questa serie di no che bloccano il Paese”, poi riferendosi al voto del 26 maggio ha precisato che “è un referendum sull’Europa passata e futura, sull’Italia del sì e del no, io sto costruendo quella del sì, ho due figli e non voglio creare un’Europa delle paure (sic!), voglio cambiare le regole una a una”. E a completare l’opera di ammonimento ci ha pensato infine il capogruppo del partito alla Camera, Riccardo Molinari che ha ‘bonariamente’ consigliato a Di Maio di “concentrarsi di più sulle tante crisi aziendali che non sono ancora chiuse come Pernigotti, Alitalia e pensare a fare il suo lavoro in questo momento molto difficile per l’economia italiana”.

L’economia, appunto, il tallone d’Achille di entrambi i contraenti del patto di governo giallo-verde, che si appresta a servire il conto e non basteranno le chiacchiere. Da parte di nessuno.

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