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La Galleria Umberto, porto franco di tutti, tranne per chi ci vive e ci lavora

Ormai a Napoli è da sempre che si parla della Galleria Umberto non più come salotto buono di Napoli e molto di più del degrado che dilaga anno dopo anno, giorno dopo giorno. Dai cantieri aperti per i lavori di messa in sicurezza dai calcinacci che uccisero persino un ragazzo, fino alla pioggia che nonostante la ristrutturazione e il cambio dei vetri che sovrastano la struttura, scende ancora e comunque a catinelle all’interno come se non si fosse intervenuti. Per non dire dei diversi colori con cui le diverse amministrazioni dei palazzi hanno pitturato e ristrutturato i prestigiosi esterni. Marmi, mosaici e rosoni segnati dal tempo e dalle partite di calcetto dei ragazzini dei quartieri, ma anche dall’incuria generale. L’arredo di Bar e fast food ognuno diverso e contrastante nello stile e nella disposizione dei tavoli, e non si capisce mai perché qualcuno al Comune o alla Sopraintendenza non si occupi del problema a giusta ragione, pur essendo molto severi e restrittivi nel proibire qualsiasi piccolo intervento per chi nel suo contesto lavorativo all’interno della Galleria vorrebbe migliorare perlomeno il proprio spazio. Insomma, restrizioni a go go per tutti gli abitanti e a chi vi lavora, ma nel contempo tutti gli altri a farci il porco comodo proprio, dagli ambulanti, agli artisti di strada, dagli scugnizzi ai clochard e persino dei sempre più ammirevoli volontari che gli somministrano vivande calde per solidarietà, tantissime associazioni che però fanno stranamente a gara per sfamare e ristorare questi senza tetto che di notte trasformano la Galleria in tutti i suoi quattro lati in un grande Albergo di cartone, in concorrenza con i tantissimi Bed and Breakfast che spuntano come funghi negli antichi e prestigiosi palazzi. fra un ufficio e un associazione massonica, fra scuole di parrucchieri, studi notarili, di avvocati, commercialisti, assicuratori e giornalisti free lance proprio come noi. Insomma ogni giorno il solito tranvai, la solita calca dei turisti con relativa guida a farsi selfie sui mosaici dei segni zodiacali posti al centro della Galleria, qualche perdigiorno qua e là, pensionati e nonne con i bambini al Mac Donald, qualche sparuta ronda di vigili urbani che non si capisce mai se vi presenziano per tenere l’ordine o se per imboscarsi. Tutto questo prima, durante e fino all’orario di pausa pranzo, quando i superstiti bancari, quei pochi impiegati e professionisti vari che hanno resistito al fascino e alla funzionalità del Centro Direzionale, invadono come formichine laboriose tutti insieme bar, pizzetterie, fast food del circondario a spiluccare toast, panini primi, secondi piatti, insalatone, caffè e ammazza caffè, ed è questo il momento più allegro e vitale che vive la Galleria e i suoi locali, fino a che il pomeriggio sonnolento la svuota, almeno fino all’ora in cui ricomincia lo shopping fino a desertificarsi intorno alle 19 d’inverno e alle 20 in estate ma giusto perché ci sta l’ora legale, mentre l’ora illegale comincia proprio dopo le 20 e allora ecco spuntare ogni tipo di animale metropolitano, dal clochard extracomunitario, al senzatetto nostrano mettere su la propria abitazione di fortuna per passarci la notte, poverini, quasi all’addiaccio talvolta disturbati dagli scugnizzi e i loro tornei di calcetto o dal Mac Donald sempre aperto pazientemente fino all’una di notte. Questa è più o meno la cartolina delle giornate vissute in Galleria Umberto, una specie di porto franco in cui ognuno fa quello che vuole o che può, compreso quelle associazioni culturali che di tanto in tanto vorrebbero rinverdire i fasti antichi della location organizzando improvvisate serate di tango o di chissà che altro appoggiandosi a qualcuno fra i bar della Galleria per l’uso della corrente, per bere un drink e ristorarsi fra un tango e l’altro. Fra tutto quel macello che succede ogni giorno in Galleria questo del Tango ci sembrerebbe il momento migliore, quello più affascinante, dove fra musiche gitane e corpi che volteggiano sapienti ci si può finalmente godere le antiche atmosfere del salotto buono di Napoli, fino a quando, non si presentano tre vigili, commissari, impiegati, insomma tre addetti del Comune di Napoli che non sapremmo come altro definirli visti i loro abiti in borghese, che in un rigurgito di solerte efficienza, data l’ora, per tenere l’ordine in Galleria rovinano la festa a tutti, impedendo che il ballo continui, verbalizzando a migliaia di euro di multa il proprietario del bar che ha acconsentito agli organizzatori di utilizzare i propri locali, le proprie sedie e tavolini colpevoli di mettere su una volta ogni tanto qualcosa di diverso affinchè migliorare le serate in Galleria e magari portarsi un extra a casa in termini di giornata lavorativa. Ora possiamo ben capire che ci sono regole e leggi per ogni situazione commerciale o di occupazione degli spazi, e non vogliamo assolutamente che continui questa anarchia generale riguardo all’ordine pubblico e al decoro cittadino, ma punire eccessivamente il proprietario di un Bar, un’organizzatice amatoriale di tango argentino, per la mancanza di elasticità mentale di alcuni fra gli addetti comunali più severi, quando il più delle volte i colleghi o loro stesso spesso latitano, quando si tratta di combattere il degrado quotidiano che non porta soldi alle casse comunali ma semmai li sottrae e poi quando c’è da far pagare salatissime multe ai commercianti per piccole effrazioni di occupazione di suolo pubblico o poco altro, arrivano corpi specializzati a far rispettare le regole. Chissà perché non arrivano mai per interrompere torneo di calcetto in notturna, o per impedire ogni anno il rito del furto e della devastazione dell’albero di Natale. E dal momento che ci occupiamo spesso del mondo del calcio, ci piacerebbe pure capire perché il Comune non tollera che un commerciamte che paga puntualmente e con grandi sacrifici la tassa per pochi metri quadrati di suolo pubblico che non viene nemmeno ammortizzata dai clienti che si siedono ai tavolini venga pure multato del doppio di quello che paga di tasse quando trasgredisce per qualche metro in più di appropriazione degli spazi consentiti e poi permette ad un imprenditore come il presidente del Napoli De Laurentiis di occupare un’enorme struttura dI proprietà comunale e quindi dei cittadini, senza che questo prepotente e arrogante personaggio paghi un solo euro di canone o nemmeno le utenze, pur fatturando all’interno di quella struttura, gentilmente concessagli, decine di milioni ogni anno. Perché in tal caso nessuno del Comune di Napoli interviene? Perché si multano e si mettono in ginocchio onesti lavoratori che per svoltare qualche centinaio di euro in più e mantenersi il lavoro sempre più in crisi per loro stessi e per i loro dipendenti con manifestazioni pacifiche e culturali come può essere una serata di tango in Galleria? Perchè si punisce chi combatte il solito degrado e poi si consente ad altri che sfruttano il patrimonio cittadino per farci milioni senza restituire nulla alla comunità permettendogli anche di comandare o persino offendere le autorità comunali tacciandoli di incapacità ed inefficienza? Ebbene, ci piacerebbe proprio che qualcuno ci spiegasse perché a Napoli le cose funzionano così, o meglio , non funzionano così, poi non lamentiamoci accusando lo Sputtanapoli sicuramente fastidioso ma spesso anche veritiero, facendo tutti gli offesi Sindaco in testa quando qualcuno dice che magari a Milano la Galleria gemella è uno splendore e questa un cesso, facendo dello stupido vittimismo, perché questa è la pura verità!

Pippo Trio

1 Comment

  1. Laura Negrini ha detto:

    Povera galleria! Il degrado si il tango No! Assurdo!

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