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La camorra indignata lascia Napoli: “adesso il sindaco si arrangi da solo”

File chilometriche di Pick-up, Suv di ogni ordine e grandezza, auto di lusso superiori ai 3mila di cilindrata, camper super accessoriati mastodondici come pulman turistici di ultima generazione, tir carichi di mobili e vettovaglie, stanno intasando i caselli autostradali di Napoli in direzione Nord, Sud, Est e Ovest, in cerca di una via di fuga ‘sicura’da una città matrigna che gli ha dato lo ‘scaccione’.

di Peppe Papa

Sono i camorristi che hanno deciso di abbandonare la metropoli partenopea accogliendo il consiglio del suo primo cittadino, Luigi De Magistris, a levare le tende prima di essere spazzati via dal risentimento e dalla rabbia di un popolo che si sta riscattando dai suoi mali e guarda a un futuro di felicità.

“Fujtevenne” ha ammonito il sindaco e loro, compresa l’antifona, hanno dato seguito all’avvertimento decidendo di andare via, lasciare affari, consuetudini criminali, rapporti radicati con il “mondo di mezzo” della città e andare altrove, non senza manifestare indignazione per il trattamento subito.

“Adesso a Napoli scoppia la rivoluzione” ha detto un omone tatuato fino al cranio disposto a parlare con i cronisti, “vediamo come la mettono nome, chi farà il lavoro sporco di dare uno stipendio alle famiglie disperate che vivono nei quartieri abbandonati di Napoli, garantire ordine e assicurare convivenza. Senza parlare del ritorno d’immagine prodotto dal nostro lavoro che riscuote interesse in tutto il mondo come una Medellin in riva al golfo”.

Insomma, addio e arrangiatevi da soli. Non si sa qual è la meta dell’esodo, di sicuro la città si svuota, dai Quartieri spagnoli, Scampia, San Giovanni a Teduccio, la Sanità, Forcella, Ponticelli, Barra ai quartieri della Napoli bene, un flusso inarrestabile di persone ha lasciato la sua casa, il proprio territorio per andare a ricostruirsi una vita ricca di soddisfazioni altrove.

Rinnegare Napoli, il sindaco si arrangi. De Magistris, dunque, solo nella sua lucida follia. “Chi spara ad una bambina, chi apre il fuoco in un ospedale, chi attenta alla felicità delle nostre bambine e dei nostri bambini rischiando di togliergli un futuro sereno, se ne deve andare da Napoli. Isoliamoli: jatevenne, o meglio, fujtevenne”, ha detto qualche giorno fa; ed eccolo servito.

E lui, a quanto dicono, sembra abbia un piano. B&b diffusi, aperture di nuove friggitorie di tutto, pizze, baccalà, sagre e feste di piazza all’insegna della tradizione, fuochi a mare, discoteche all’aria aperta, una specie di Ibiza in salsa partenopea in grado di generare occupazione e diffondere la cultura millenaria di una capitale del Mediterraneo intramontabile.

“Napoli sprigiona energia umana e culturale come mai. Napoli è invasa da iniziative culturali stupende. Napoli sprigiona e cerca felicità. Il sapere, la conoscenza e la cultura aiutano ad essere felici – ha scritto nel suo consueto post del unedì su Facebook – come necessario è il lavoro che sempre più si sta creando a Napoli, soprattutto con cultura, turismo e crescita economica compatibile con i valori costituzionali in cui crediamo”.

Basta crederci. Intanto la ‘malacarne’ lo lascia solo e lui non è detto che non ci ripensi e trovi il modo di rimediare. Come? La briglia è sciolta e non gli mancano argomenti, ci ha abituati a non sorprenderci e di questo tutti lo dovremmo ringraziare: fallo tu, mantenere la pentola in pressione senza che scoppi.

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