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“Ultimo Tango” in Galleria? Ma Napoli non è Parigi, e nemmeno Milano

Danza: Galleria Milano invasa da centinaia di tangueros Ufficio Stampa Zebaki

Non è il remake del fu censuratissimo film di Bernardo Bertolucci interpretato dal Maradona degli attori, il grande Marlon Brando, ma stavolta l’Ultimo Tango è andato in scena per davvero a Napoli e non a Parigi, esattamente in Galleria Umberto, grazie al solerte controllo di tre funzionari del Comune di Napoli che quando si prendono la briga di controllare, quel disturbo costa sempre qualcosa ai controllati, nonostante gli stessi avrebbero la certezza di essere in regola con tutte le licenze e i permessi. È esattamente quello che è capitato nel week end scorso ad un’associazione culturale che si chiama ‘Milonga per caso’ di Francesca Longobardi e Assia Smorra e alla ‘Caffetteria Umberto’ degli imprenditori commercianti Salvatore Amendola e Monica Picciullo, i quali in veste di responsabili della manifestazione si sono visti interrompere una serata dedicata al Tango, convinti di essere a posto con tutti i permessi, ma evidentemente, come sempre accade quando al Comune ci si disturba per inviare dei controllori qualcosa non in regola la sí trova sempre, e giù multe salatissime per i gestori del bar, presumibilmente con minacce di sequestri, sospensioni dell’attività qualora si ripetessero certi abusivismi e quant’altro, giusto per dare un senso ai controlli stessi, ed è così che venerdì scorso, esaminate le carte e la documentazione agli organizzatori della serata di Tango, manca il permesso per l’uso autorizzato di impianti acustici professionali perché i decibel diffusi potrebbero causare danni alle strutture, soprattutto di una location chiusa come la Galleria Umberto e creare disturbo a chi ci vive, che per carità sono tutti elementi plausibili a giustificare un intervento dei funzionari di controllo del Comune, peró ci chiediamo come mai all’interno della stessa Galleria, al di là di altre situazioni off limits o di degrado di cui ci siamo stancati di descrivere, riguardo all’impatto acustico spesso si svolgono manifestazioni estemporanee di tipo ancor più impattanti sotto il profilo acustico come veri e propri concerti di assordanti bande musicali militari, o quelle della Madonna dell’Arco come anche in occasioni di comizi politici in cui spesso viene diffusa musica attraverso un certo tipo di impianti e nessuno si permette di intervenire per fermare nulla? Forse perché tutti a posto con i permessi? Ne dubitiamo, ma pur non volendo insinuare sospetti e malafede perché non vi sarebbe motivo alcuno di farlo soprattutto perché non sarebbe pensabile che qualcuno al Comune non fosse ben disposto verso chi diffonde cultura e bellezza attraverso l’arte della musica e del ballo. Escluso questo, e allora bisogna capire cosa è che provoca questi corti circuiti fra organizzatori di eventi e l’ufficio permessi del Comune di Napoli? Perché se la Legge non ammette ignoranza e allora si deve pure capire il motivo per cui si rilasciano permessi ad un’associazione o a chicchessia per svolgere un evento all’interno di una struttura pubblica che abbia le caratteristiche della Galleria con una serata di Tango e di diffusione musicale impattante tralasciando o non informando gli stessi richiedenti delle autorizzazioni che per completare l’iter dei permessi serve pure quello di impatto acustico, e senza il quale neanche gli altri permessi possono essere rilasciati? Non esiste rilasciare dei permessi se agli stessi, per essere rilasciati manca il permesso fondamentale. O forse credevano che il Tango si balla sulle note del silenzio? A nostro avviso trattasi di mancanza di comunicazione fra i vari uffici preposti a rilasciare permessi e gli organizzatori stessi. Auspichiamo che in futuro si risolvano questi qui pro quo un tantino grotteschi e si permetta a chi diffonde arte e bellezza di poter usufruire di affascinanti location cittadine che diversamente nell’abbandono in cui versano continuerebbero solo ad aumentare il degrado delle stesse , anzi il Comune anziché reprimere certe iniziative dovrebbe patrocinarle e incentivarle anche economicamente sostenendo tutti coloro fra organizzatori e commercianti che le allestiscono. Ne potrebbe beneficiare sopratutto l’immagine di una città che quantunque splendida, fa sempre molta fatica a scrollarsi di dosso quella marea di luoghi comuni negativi che da sempre vengono attribuiti a Napoli e ai napoletani. A Milano, come mostra l’immagine a corredo dell’articolo non si sognerebbero mai di reprimere la bellezza perchè non si permette di proporla, e a Napoli sarebbe ora di fare tutti qualcosa per rilanciare l’immagine e la capacità cittadina di diffondere la sua bellezza attraverso l’arte e la cultura, beneficiandone notevolmente anche nel turismo, invece di metterci ognuno i bastoni fra le ruote dell’altro.

Pippo Trio

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