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SENZA BUSSOLA Napoli, l’insegnante bresciana e la ‘bellezza’ che non fa la rivoluzione

di Gennaro Prisco

Sono un giornalista ‘abusivo’ che ha un suo dialogo con i lettori. Alda Maria Bergomi è una docente di lettere di Brescia e ha scritto un post di commento all’articolo pubblicato di recente da Cityweek: “Disarmiamo Napoli, rinneghiamo i padri”.

Alda scrive:  

Ho riletto, Gennaro Prisco, con attenzione. L’articolo mi ha un po’ spiazzata. Non sono addentro alla situazione politica di Napoli, perciò il mio giudizio sull’operato di De Magistris si basa solo sulle dichiarazioni che gli sento fare durante le interviste. Mi è sempre sembrato (un po’, troppo?) sicuro di sé e ottimista circa il suo operato, però da qui mi sembrava che la situazione di Napoli negli ultimi anni, se tralasciamo quanto sta accadendo ultimamente, fosse migliorata. Il tuo giudizio su di lui è invece del tutto negativo. Fingere di non vedere e immaginare che tutto vada bene: di questo mi sembra che tu lo accusi principalmente. Quanto a De Luca, non mi pronuncio. Credo di aver bene inquadrato il personaggio. Altri aspetti mi hanno colpito dell’articolo: tutto nelle mani dei clan e delle famiglie camorristiche; Napoli che non emoziona (e qui mi servirebbe davvero un chiarimento, perché personalmente mi emoziona, e tanto, per la sua molteplicità, per i suoi contrasti, per i suoi eccessi, come evidenzi anche tu, nel bene e nel male). Mi ha lasciato perplessa pure la definizione di Bolle, “pagliaccio inconsapevole”. Non so come sia stata organizzata la sua venuta a Napoli (un’amica di Castellammare mi aveva inviato un video del flash mob, così ho saputo della cosa): in qualche modo è stato … raggirato? Antonio Piccirillo e Maldestro (citato tante volte da un’amica di Fb, ma della cui storia personale non ero a conoscenza) sono due eccezioni, e immagino ce ne siano altre, ma ci vuole coraggio nel fare certe scelte, e non mi sento di giudicare tutti quei padri che dovrebbero essere rinnegati. Soprattutto vivendo in una realtà ben diversa. Credo, comunque, che Napoli debba trovare dentro di sé la forza di riscattarsi, con una ribellione collettiva (e penso alle 4 giornate del settembre del ’43), che non può essere certo quella dei trecento (credevo fossero stati di più) di piazza Nazionale.

Cara Alda, provo a spiegare Napoli nei miei articoli, nei miei racconti per quello che è da una prospettiva diversa perché nessuno scrive chiaramente che una città come la nostra, così decantata   puzza di piscio sotto i colonnati del Teatro San Carlo. E la Galleria Umberto, salotto della città, è un dormitorio pubblico per i senza dimora e per le anime perse che di giorno sono fotografati dai turisti di tutto il mondo. Proprio ieri dei coreani fotografano le case di cartone e il sonno profondo degli uomini e dei cani che qui hanno la loro residenza.

Scrivere che Napoli è un cantiere a cielo aperto di Unesco e Universiadi e meravigliarsi che gli stessi cantieri siano sotto lo scacco del racket la trovo una di quelle ipocrisie nostre che mi fanno arrabbiare.

Napoli è in mano alla camorra

La camorra controlla palmo a palmo il territorio. Ed esprime una propria egemonia culturale che di fatto ha permeato ognuno di noi. Quindi siamo una città che mostra la sua bellezza e la sua immensa cultura solo per vanità, perché può permetterselo, perché Napoli è la capitale culturale del Paese. Di un Paese che non l’ama affatto. Pensa ai cori negli stadi di calcio. Ecco, quei tifosi cantano napoletano e odiano i napoletani. Perché? Perché Napoli è lo specchio di questa Italia corrotta governata oggi da un separatista lombardo e da un ‘napoletano’ che ha questa elaborazione del concetto di onestà.

Napoli è una metropoli pop, ed è una metropoli trash. E la Bellezza serve alle rivoluzioni, non le fa. E Napoli sotto questo aspetto la sua Bellezza la offre a labbra aperte a chiunque e sono baci e sono morsi, tenerezze, pornografia, canto e conti delle  inquietudini che diventano tormenti, malavita, scambio continuo di favori e affari e tanta, ma proprio tanta ‘ammuina’. E in questo contesto si vota De Magistris perché non c’è altro e si vota De Luca per lo stesso motivo. Stesso discorso vale per i parlamentari. E, se li ascolti, tutti affermano che vogliono combattere le illegalità e la criminalità.

So bene che in tutte le metropoli italiane e della terra ci sono gli stessi fenomeni di marginalità, che le periferie suburbane sono luoghi tremendi di elaborazione della rabbia e spazi vuoti d’anima. Così come so che ci sono tante associazioni e club e progetti che sfidano queste condizioni per strappare una foglia dal ramo.

Napoli non emoziona i napoletani. Per i turisti e i viaggiatori è un’altra storia. Per loro Napoli è un’emozione continua. C’è un altro luogo al mondo dove si può incontrare la Sirena e le Sirene? Non quelle della municipale o della polizia, o dei carabinieri, o delle ambulanze, o dei vigili del fuoco, ma quelle degli spari ad altezza d’uomo nei giardini, nelle piazze, nei pronto soccorso?

C’è un’altra città al mondo che è famosa per Caravaggio e per Gomorra? C’è un’altra città al mondo dalla quale si scappa nonostante per un napoletano lontano da Napoli non si può stare?

Antonio Piccirillo quando afferma che bisogna rinnegare i padri, penso, voglia intendere proprio questo: rinnegare ciò che siamo per rinascere.

Il fatto è che io non ci credo

Uno perché i padri non hanno alcuna intenzione di rinnegare se stessi e smetterla di frequentare le cantine dello scambio di favori, degli affari, della politica come viatico per determinare le scelte. Pensa che dopo il terremoto dell’ottanta, con la legge 219, si sono costruiti interi cantieri di carton gesso che sono divenuti i rioni dei clan. Per ogni rione un clan o anche due o tre. Sono circa 130 le famiglie criminali censite a Napoli. Famiglie numerose nonostante siano state decimate da una guerra civile che si continua a chiamare faida. Famiglie che delinquono, spacciano droga, conservano armi, votano. Ed è incredibile come i voti di certi territori sono voti di scambio quando vince l’avversario e immacolati quando vince il competitore. Pensa al 60% del movimento Cinque Stelle. Pensa al baciamano di Afragola al Ministro Salvini. Sono gli stessi voti che hanno premiato i monarchici, i laurini, i comunisti, i democristiani, i socialisti e gli attuali eletti.

Come può tutto questo emozionare? Troisi non emozionava. Pino Daniele non emozionava. Insigne non emoziona. Emoziona Barbara D’Urso. Come leggi non ho citato attori, scrittori, scienziati, studiosi, professionalità riconosciute. Non li ho citati perché rappresentano le nostre emozioni da esportazione. I nostri pifferi magici che portano gli altri ad incuriosirsi di una città che nell’ottocento era capitale di un Regno molto solido e molto moderno e che ha le sue radici nella cultura greca. Poi vennero i Savoia e portarono via tutto lasciandoci la pizza, il mandolino e i lamenti della sopravvivenza dei Lazzari già descritti nella loro indole dal Boccaccio.

Non amo Napoli? L’amo infinitamente Alda. Ma è un amore non corrisposto perché in città i sentimenti autentici sono vissuti con irritazione perché non rientrano nell’uso e consumo della cultura mafiosa.

Roberto Bolle ha portato la danza per le strade di Napoli. Sono un suo ammiratore e il suo corpo e le sue movenze sono uno scintillare di Bellezza. Guarda il video. Osserva la sua e la gioia dei ballerini mentre corrono verso il San Carlo che puzza di piscio passando affianco alle coperte che nascondono corpi dormienti. Ecco, il perché del mio “pagliaccio inconsapevole”.

Quello che voglio affermare è ciò che scrivi tu: Napoli deve trovare dentro di sé le energie per essere ciò che è: una città straordinaria. Ma per farlo deve dirsi la verità. Deve fare una confessione pubblica dei suoi mali. Solo così si può trovare la cura. E la cura oggi è, ad esempio, l’abbattimento e la ricostruzione di tutti i rioni della 2019. E nel ricostruirli bisognerebbe anche procedere ad un mescolamento dei suoi abitanti. Se un agglomerato urbano è sotto il controllo di una clan, questo clan deve essere sparpagliato per non continuare ad imperare.

Qualche giorno fa, l’ex procuratore antimafia, Franco Roberti, ha dichiarato che bisogna allontanare i bambini dalle famiglie malavitose per tutto il giorno. Nel ’93 seguii la campagna elettorale di Antonio Bassolino a sindaco di Napoli per dei periodici nazionali. Bassolino aveva nel suo programma il progetto di costruire a Ponticelli la città dei bambini. Scrissi che quella parte del programma non si sarebbe mai realizzata perché non affrontava il tema nel profondo e cioè dove trovare le risorse necessarie per prendersi in carica i figli dei malavitosi e dei poveri dalle otto di mattina alle otto di sera. Questa affermazione, che oggi sento sempre più spesso fare, mi costò l’emarginazione professionale e politica. E nel ’93, cara Alda, Bassolino, che è stato uno dei più bravi dei sindaci della città, impostò la sua campagna per eliminare le macerie materiali e immateriali della città. E in quegli anni a Napoli si moriva ammazzati e la media era di un morto per mano criminale al giorno con tutta la scia degli innocenti strappati alla vita per il loro coraggio o per essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Tu fai riferimento alle Quattro giornate di Napoli. Ecco, quella è stata una pagina di cui essere orgogliosi. Abbiamo cacciato i nazisti. Tutto il popolo è stato protagonista. La domanda è: che fine ha fatto quel popolo? E qui torniamo ai padri.

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