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L’OPINIONE C’è poco da festeggiare, il Pd è da ripensare

di Umberto Minopoli

C’è poco da brindare. Il Pd è da ripensare. E la sua strada è al centro. A sinistra è il deserto, il nulla, un centro di rottamati dalla storia.

Ora si apre il vero congresso del Pd. Quello appena passato è già archeologia.

Non sarà un congresso sui nomi. E’ finalmente un congresso sulla strategia, sul profilo del partito e sulle alleanze. Non sarà un congresso formale con le primarie, le mozioni, i candidati segretari. Zingaretti è il segretario. Ma questo è l’unica cosa che rimane del congresso fatto. Tutto il resto, per il Pd, è discussione e in movimento.

Moderata soddisfazione per il Pd secondo partito ( ma lo era già, in verità, alle politiche). Ma tutto il resto modifica, radicalmente, il quadro su cui la maggioranza del già vecchio congresso scorso aveva fatto calcoli e ragionamenti.

Il “campo del centrosinistra”, la piazza grande, idea forza della vittoria congressuale di Zingaretti nel 2018, è risultato quel che era già evidente: un’idea vecchia e inconsistente. Se intesa come Zingaretti e i suoi l’hanno presentata: come apertura a sinistra, come raccolta del campo a sinistra del Pd. Che è, invece, un deserto. A sinistra del Pd non c’è più nulla. E niente che valga la pena di coltivare. Libro chiuso.

L’altra idea forza del Pd di Zingaretti che frana è l’incontro con i 5 Stelle. Definitivamente derubricato dal voto. E questa è la vera svolta. Queste due realtà del voto sono una straordinaria conferma per i riformisti nel Pd. E’ ora che si apre la loro battaglia. Il Pd ha di fronte, esattamente, i due problemi che Renzi e i riformisti hanno posto da un anno e che il voto rende evidenti ed oggettivi: la maggioranza giallo verde non si rompe. Cambia l’azionista. I 5s sono a terra. L’opposizione non puòfare alcuna sponda con essi e con il populismo di sinistra.

Vivaddio; le praterie del Pd (del tutto ancora vergini e intoccate da Zingaretti) non sono a sinistra ma al centro e alla destra del Pd. Il Pd per essere alternativa deve fare politica tra i moderati e al centro. A iniziare dai liberali. E’ positivo che, nonostante la sconfitta della lista di Bonino, è a + Europa che abbia fatto riferimento lo stesso Zingaretti come alleato da incontrare. Insomma il voto di ieri richiama per il Pd l’urgenza dell’agenda dei riformisti, dei renziani. Non certo quella dei parrucconi della vecchia sinistra desaparecida e squagliata. Il titolo più consono per il Pd, dopo questo voto, è…” Un’ altra strada”. Azzeccatissimo.

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