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L’OPINIONE L’Italia a un passo dal baratro, occorre una finanziaria ‘austera’

di Umberto Minopoli

Rischiamo brutto. Come si temeva è sulla manovra economica che rischiamo l’osso del collo. Stiamo andando in rotta con l’Europa. Ma non c’è il dovuto allarme. Neppure da parte dell’opposizione. La verità: nessuno sembra all’altezza dell’emergenza in cui siamo. E in cui ci ha ficcato il fallimento di questo governo: in un anno, dice il presidente della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha peggiorato la situazione economica. E ci ha riportato in quella del rischio default: tra i quattro paesi a rischio dell’ Europa (Grecia, Spagna, Portogallo e Italia) noi siamo, praticamente, ultimi. L’Europa (e i mercati) hanno ragione: serve fermare la crescita del deficit, cioè della spesa fatta con soldi che non si hanno ma si prendono a prestito. Per noi è una gogna: con il debito che abbiamo (e che non viene toccato) chi ci presta i soldi vuole interessi più alti (spread). Gli interessi più alti li paghiamo sottraendo risorse ad impieghi produttivi (investimenti): la crescita si blocca, l’economia si avvita. La priorità dell’Italia, perciò, è fermare la spesa in deficit.

Il contrario di quel che afferma il governo che si divide tra chi vuole spendere in deficit per pagare la flat tax e chi per pagare l’assistenza (reddito di cittadinanza e quota 100). Si può spendere in deficit, invece, solo a tre condizioni: che il Pil aumenti (più entrate da crescita), che si taglino spese improduttive; che si presenti ai mercati una manovra credibile di deficit in caduta, debiti in caduta ed entrate in linea con le spese. L’opposto di ciò che intende fare il governo: il Pil è in decrescita, il debito è in crescita, la spesa improduttiva è in aumento (per pagare rdc e quota 100). Così precipitiamo. Chi lo dice?

L’opposizione (tranne, va detto, Renato Brunetta) sembra imbarazzata a dire la verità e cioè che occorre una manovra austera (se il termine non piace, trovatene un altro) di rientro dal deficit e di aggressione del debito, di taglio di spese e aumento di entrate. La spesa in deficit, semmai, solo per investimenti. Nessuno lo dice. Nel 2011, in una situazione analoga, fu il presidente Napolitano che ci salvò. Come? Dicendo una cosa sacrosanta: per salvare l’economia, garantire la crescita ed evitare il default occorre uno sforzo unanime, nazionale, bipartizan. Si cambiò il governo (con Monti) ma si fece una larga intesa per superare la crisi. Poi tutti, è vero (destra e sinistra) a “conti salvati” ripresero a sparare sul governo dell’austerità. Ma intanto l’Italia si salvò e con Renzi riprese a crescere. Oggi tutti riderebbero a parlare di “solidarietà nazionale per fermare il default”. Siamo alla guerra civile a parole. Lo so. Ma questo ci sta uccidendo e non si vede via d’uscita. Eppure avremmo l’uomo che ha salvato l’Europa e l’Italia dai default: Mario Draghi. Che tristezza.

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