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Regionali in Campania, Neoborbonici in campo

A Napoli, nel complesso di Santa Maria La Nova, primo incontro tra vari movimenti in difesa del Sud per dare vita a un partito per partecipare alle elezioni regionali in Campania del prossimo anno e poi alle politiche

Agenzia DIRE

Alla nuova formazione politica manca solo il nome ma il suo obiettivo è riportare le ‘Due Sicilie’ in parlamento. O meglio, far rinascere il compianto parlamento delle ‘Due Sicilie’. Sabato a Napoli, nel complesso di Santa Maria la Nova, gli aderenti dell’associazione Neoborbonica, insieme a rappresentanti di altri movimenti in difesa del Sud, si sono riuniti per dare vita a un partito che vuole scendere in campo subito “già alle regionali del 2020 in Campania e alle prossime elezioni politiche”, spiega alla Dire Enzo Maiorana, presidente di ‘Noi Meridionali’, convinto che il nuovo laboratorio politico d’ispirazione neoborbonica “nè di destra nè di sinistra” sia già pronto “a fare ‘contratti’ di governo con chiunque che rispetti la nostra autonomia e i nostri punti programmatici”.

Il progetto dei neoborbonici ha comunque un unico punto di partenza, quello di “rappresentare un risorgimento meridionale per l’Italia intera perché – dice Maiorana – non siamo separatisti come la Lega Nord“. Il programma dei meridionalisti prende spunto da alcuni dati che vedono, persino nel confronto con la Grecia, l’Italia “sempre perdente: l’occupazione è al 57,8% in Grecia, al 48,2% al Sud; i laureati 30enni sono il 43% in Grecia e il 35% al Sud. Se l’Italia vuole crescere – sottolinea il presidente di Noi Meridionali – deve puntare a incentivare lo sviluppo del Sud con interventi specifici nella scuola e nelle infrastrutture”.

Su questo punto, in particolare, sarebbe spettato a tutto il territorio meridionale “il 34,6% delle risorse per le infrastrutture. Invece, negli ultimi 70 anni ne abbiamo ricevuto solo il 16% e il resto – aggiunge Maiorana – è finito al centro nord. Oggi quei territori sono più sviluppati ma pretendono un’autonomia differenziata che priverà di risorse lo Stato italiano, incapace, quindi, di investire al Sud per lo sviluppo dell’economia. Si può fare una autonomia regionale ma solo dopo che sarà ripristinata una equità in termini di risorse e di infrastrutture. Mi sembra, piuttosto, che oggi si spinga a realizzare ancora le grandi infrastrutture al Nord, come la Tav o la Pedemontana, mentre il Sud è povero, o meglio privo, di infrastrutture”. L’Italia “non ha mai realizzato una vera unità nazionale. I meridionali, traditi da tutti e da sempre, non possono più delegare ad altri ma difendere in prima persona il presente e il futuro dei propri figli. Ci sono stati negati i diritti – conclude – ma mai sono riusciti a scalfire la nostra dignità di popolo meridionale. Eppure, oggi dobbiamo sopportare un tasso di povertà nettamente superiore alla media nazionale, un tasso di disoccupazione giovanile altissima e un’emigrazione enorme: negli ultimi dodici anni, 1,6 milioni di meridionali hanno dovuto abbandonare la propria terra, i propri affetti ed i propri luoghi. Tutto questo, solo nella speranza di una vita dignitosa”.

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