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Calciomercato: tante chiacchiere, pochi affari, e la fiera dei sogni non decolla

C’era una volta il calciomercato, quello vero, la fiera dei sogni di ogni tifoso, oggi vissuta più come un incubo, quello del tradimento del proprio beniamino, che sbava per andare alla peggiore delle rivali, per non dire quando si paventa l’ipotesi concreta di dover vendere il proprio migliore calciatore per potersi permettere di fare un mercato all’altezza. Ormai non c’è club al mondo che non ha la necessità primaria di vendere prima di comprare. Ad esempio il Real Madrid, club che ha sempre fatto incetta di grandi calciatori come se fosse una collezione di farfalle rare, i suoi galacticos più sfruttati li deve prima dismettere se volesse prenderne altri. È accaduto lo scorso anno con Ronaldo e ancor di più accadrà quest’anno con i Bale, James Rodriguez, Benzema perchè comunque sarà obbligata a prenderne altri, Jovic e Hazard sono già sulla pista di atterraggio del vetusto Santiago Bernabeu al quale bisognerà rifare il maquillage per essere ancora degno di far parte degli stadi più importanti al mondo e allora pure un club straricco come quello delle merengues da dove prendono tutti questi soldi se non vendono?Purtroppo però o per fortuna, oggi esiste il fair play finanziario che in apparenza dovrebbe calmierare tutto il movimento economico del grande circo del calcio, e sicuramente il fatto che nessun proprietario, che possa essere il magnate, lo sceicco e l’oligarca russo di turno di club possa immettere a profusione propri capitali nel club obbligandoli a tener conto dei bilanci e di pareggiare entrate ed uscite, ha sicuramente dato una parvenza di maggiore equilibrio generale, ma nemmeno poi troppo, perché fatta la legge, si trova anche l’inganno e modi affinché i club più ricchi e i loro proprietari più potenti possano comunque trovare strade diverse per capitalizzare i propri club, con sponsorizzazioni fittizie in barba alle restrizioni previste dal blocco del mercato al divieto di partecipare alla più ricca e prestigiosa competizione europea. E allora club come City, Psg, Chelsea, Barcellona, Real, ogni anno rischiano di travalicare le regole e i parametri del fair play finanziario e puntualmente a turno si ritrovano a rischio fra una sospensione temporanea delle attività di mercato o un blocco. In ogni caso, la competizione è come sempre ai massimi livelli e comunque bisognerà trovare il modo di poter essere ugualmente competitivi nonostante le restrizioni. E allora viene da chiedersi se fosse veramente giusto proibire a quei presidenti come ce ne erano un tempo, tipo i Berlusconi i Moratti, Mantovani, gli stessi Agnelli di rifonderci i propri capitali oltre il consentito pur di vincere oppure costringerli a lasciare non potendolo più fare. Una cosa è certa, quando in Italia c’erano presidenti del genere e le società non erano a scopo di lucro, il livello del calcio italiano era ai massimi livelli, i migliori calciatori stranieri venivano da noi, si vincevano titoli internazionali sia a livello di club che di rappresentative nazionali, oggi non è un caso che non accade più. E allora succede che nazioni più evolute politicamente e anche economicamente permettono che i loro club di calcio potessero usufruire di una minore tassazione fiscale, di facilitare la costruzione o la ristrutturazione degli stadi, quindi offrire un’immagine e uno spettacolo globalmente migliore affinché settori come lo sponsoring e il marketing decollino procurando quelle risorse che i grandi magnati sono impossibilitati a mettere, e di far crescere tutto un movimento indotto che però ha innescato grandi differenze economiche nel calcio fra un paese e l’altro. Il problema vero è che in Italia il calcio si autogoverna per cui c’è grande distanza e poca compatibilità con la politica e l’organizzazione dello Stato e questa distanza se da un lato non permette di potersi mettere al passo con altri paesi più organizzati in questo senso perché sburocratizzati, da noi blocca lo sviluppo sia del calcio che dell’indotto tutto. Da qui l’impoverimento generale che da un lato permette solo a pochi di mantenere una grande porzione di potere economico nel calcio nazionale, che però non basta affinché anche grandi club prestigiosi come Juventus, Inter e MIlan di poter competere a livello europeo, figuriamoci club come Napoli, Roma, Lazio e Fiorentina gestiti per ricavarci utili più che per puntare a vincere. Chiaramente tutto questo si riflette in modo esponenziale su tutta l’attività sia sportiva che economica del nostro calcio ed è anche normale che lo spettacolo i palcoscenici e i protagonisti del calcio di altri Paesi siano in questa configurazione globale più appetibili in termini di maggiori introiti fra diritti televisivi, sponsor e ricavati dai loro stadi polifunzionali dal punto di vista sia dello spettacolo che dalla fruizione commerciale e dell’intrattenimento e chiaramente sono sempre pieni, belli e accattivanti mentre i nostri ancora vecchie arene semivuote, trasudanti violenza, degrado e squallore persino nei servizi igienici. Siccome ogni cosa è collegata all’altra, tutto questo non può che riflettersi su tutto e quindi anche sul calciomercato, e se una volta si riusciva a prendere un Maradona solo con la garanzia degli incassi allo stadio che avrebbe portato l’ingaggio di una star del genere, oggi non c’è club al mondo e figuriamoci italiano che prima di spendere non debba prima vendere, ma è paradossale, perché se tutti sono obbligati dalle regole del fair play a dover prima vendere, chi sono quelli che dovranno comprare, visto che sono tutti costretti a vendere? Mistero! Il calcio mercato come un serpente che si morde la coda e allora pur di cambiare calciatori e rinnovarsi ecco che tutto il calciomercato si fonda sugli scambi. Tu mi dai Dybala e io ti do Icardi poi ci mettiamo d’accordo sulla differenza da pagare a rate o con bonus. Prendere oggi un campione non è facile nemmeno per club come il Real figuriamoci per gli altri. La stessa Juventus per potersi permettere di prendere Cristiano Rinaldo a fine carriera perché prima non avrebbe potuto prenderlo, ha dovuto vendere solo dopo due anni Higuain e siccome neanche è bastato hanno dovuto ricorrere ad un prestito obbligazionario e fare delle plusvalenze più o meno fittizie per non deragliare dai parametri dettati dal fair play finanziario, il tutto con grandi ripercussioni a livello borsistico data la volatilità dei titoli del club di calcio nell’implacabile mercato azionario. Chiaramente anche il mondo mediatico che gravita intorno al calcio italiano ne risente e pur di mantenere vivi gli interessi del calciomercato ci si inventano ogni giorno clamorose compravendite di calciatori senza che neanche il 5 per cento delle operazioni millantate vada in porto. Deve essere uno stress incredibile fare l’esperto di mercato perché basta una minima voce, una moglie di un calciatore in vacanza in una città italiana, per azzardare ipotesi di acquisto dandole già per chiuse. Addirittura si monitora il mercato immobiliare oppure le iscrizioni a scuola per capire se ci fosse veramente la possibilità che un calciatore si trasferisse da una città e l’altra. Siamo solo agli inizi di giugno e già al Napoli hanno accostato una cinquantina di calciatori e dozzine di top player, ma intanto il Napoli ha una rosa fra quella attuale e di rientri che si aggira oltre i 30 calciatori, se non ne piazza almeno una dozzina, conoscendo De Laurentiis, non ne prenderà nemmeno uno di quelli importanti e di cui tanto si vocifera, ma come dicevamo è un discorso che anche se ad altri livelli, vale un pó per tutti i club. E allora bisognerà fare in fretta almeno in Italia e trovare le stesse risorse che altrove riescono a individuare nei ricavati dagli stadi, dal marketing, dai diritti tv, dagli sponsor che appunto gli permettono di operare e di autofinanziarsi senza l’immissione e la sovraesposizione di capitali propri da investire nel calcio, anche se poi in Italia ci sono presidenti come De Laurentiis che le risorse ottenute dall’auto finanziamento ne investe solo la minima parte per allestire giusto una squadra competitiva per ottenere una posizione remunerativa e gran parte del ricavato fra diritti televisivi, bonus della Champions, incassi stadio, sponsor e plusvalenze blindarli in tesoretti che serviranno per la bisogna, per investirne parte in altri settori della propria azienda e per darsi compensi milionari grazie al dividendo che ogni anno tutti i membri della famiglia nonché del consiglio di amministrazione più o meno legittimamente si meritano! Non ci resta che sperare che anche il calcio italiano possa aggiornarsi e mettersi al passo, ma si tratta solo di speranze, e intanto sorbiamoci ancora una volta questo calciomercato delle bufale e dei tradimenti in attesa che finalmente cominci la nuova stagione augurandoci che non sia sempre la solita solfa della mediocrità generale che il nostro caro vecchio campionato esprime da qualche quinquennio!

Pippo Trio

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