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Di Maio si consegna al ‘nemico’, governo in mano a Salvini

di Peppe Papa

Tutto a posto, il governo è salvo per ora, Di Maio si è consegnato al ‘nemico-amico’, Matteo Salvini. L’epilogo del lungo braccio di ferro tra i due, avvenuto ieri dopo un’ora di faccia a faccia a Palazzo Chigi, sigla una tregua destinata a durare a lungo, salvo imprevisti, almeno fino alla prossima primavera anche nell’eventualità di una crisi. Avere scavallato la finestra autunnale del voto è da questo punto di vista una garanzia.

Il capo dei Cinquestelle ha ceduto su tutta la linea.

Decreto sicurezza, Tav e Autonomie saranno i primi provvedimenti ad essere approvati nel consiglio dei ministri a partire da martedì, poi la flat tax e sul piatto, già che c’era, ci ha messo pure le teste di Toninelli e Grillo, oltre a lasciare al socio di governo l’onere di scegliere il nome del commissario in quota italiana da spedire a Bruxelles. Il terrore di tornare alle urne, con il Movimento in caduta libera, ha indotto Di Maio e i suoi a non fare tropo gli schizzinosi per conservare il più a lungo possibile la poltrona, anche a costo di una resa incondizionata. Con tre Ministri in più (Infrastrutture, Sanità e Politiche comunitarie lasciato libero da Paolo Savona) e la forza di imporre la sua agenda, il Carroccio diventa praticamente padrone del governo, con i grillini a traino e messi in condizione di non nuocere.

L’unica concessione strappata da Di Maio, pare sia solo la cortesia di non essere oscurato del tutto “anticipando provvedimenti di altri, perché altrimenti non tengo i miei parlamentari”. Resta a questo punto sullo sfondo, ma pesante come un macigno, il “rischio procedura”, un problema che entrambi sanno di non essere in grado di risolvere, a parte proclami e minacce soprattutto del leader leghista, e che pensano di scaricare totalmente sulle spalle del premier, Giuseppe Conte e del ministro delle Finanze, Giovanni Tria i quali avranno il difficile compito di convincere la Commisione che, tra risparmi e minor spese, l’Italia è in grado di rispettare i parametri senza dover approntare una manovra correttiva.

Una missione quasi impossibile, anche se da Bruxelles pare non abbiano intenzione di tirare troppo la corda per il momento e che in cambio di una delega marginale nel prossimo esecutivo Ue siano disposti a chiudere qualche occhio sui nostri conti. Certo la strada è stretta e a qualcosa bisognerà rinunciare è chiaro a tutti che reddito di cittadinanza, quota cento e la flat tax, insieme, sono una miscela esplosiva.

Per evitare di mettere mano alle clausole di salvaguardia dell’Iva, che comunque non basterebbero a coprire la spesa, bisognerebbe finanziare i provvedimenti in deficit e come abbiamo visto l’Italia non lo può fare.

Vedremo cosa succederà, nel frattempo sono garantite le ferie estive, nessun comizio in spiaggia, a settembre se ne riparlerà. Scarsi due mesi di attività politica ancora, quanto basta per Salvini e i suoi di assestare qualche buon colpo per tacitare il proprio elettorato, aprendo cantieri con la contestuale sospensione del codice degli appalti fino a fine 2020, inasprendo le sanzioni contro le Omg avocando al ministero dell’Interno l’autorità di limitare il transito e sosta nel mare italiano sottraendolo al dicastero delle Infrastrutture, il via alle Autonomie. Mentre la questione tasse, quella che crea più fibrillazioni con l’Europa, può essere rimandata all’autunno, quando potrebbe servire per provocare l’incidente che manderebbe a casa tutti. E via a un’altra campagna elettorale, questa volta per prendere tutta la posta.

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