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Berlusconi stoppa Toti e avverte Salvini: pericoloso montarsi la testa

di Peppe Papa

Annuncia la convocazione del Comitato di Forza Italia il prossimo 13 luglio, nomina Giovanni Toti e Mara Carfagna coordinatori del partito e istituisce un gruppo di lavoro composto da loro due, da Antonio Tajani e le capogruppo Anna Maria Bernini e Mariastella Gelmini con il compito di redigere una proposta di modifica statutaria da presentare al Congresso nazionale che si terrà entro l’anno. Silvio Belusconi prova a frenare quella che appare una lenta agonia verso morte certa della sua creatura politica che ha dominato la scena per un quarto di secolo. Lo ha fatto a suo modo precisando, intanto, che chi comanda è ancora lui e che la “responsabilità dell’organizzazione del partito, avverrà sulla base delle mie indicazioni”, sottolineando poi che le deleghe affidate sono “temporalmente limitate fino alla data del Congresso”. Nessuno si faccia illusioni, non è ancora tempo di cedere lo scettro e comunque Fi senza di lui sarebbe praticamente un ‘nonsense’, corte dei miracoli compresa.

E di fatti le reazioni sono state entusiastiche da parte di parlamentari e dirigenti, oltre che dei militanti ancora fedeli al Cavaliere, ai quali si è accodato controvoglia anche il governatore della Liguria il più deciso a mettere fine alla parabola del centrodestra berlusconiano. Toti ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco, non è ancora pronto ad andare allo scontro frontale, questo l’ex premier lo sa e non fa niente per nasconderlo, anzi. “Non ho nessuna paura – ha detto a margine della presentazione del libro di Arrigo Sacchi a Milano  – da sempre credo che non ci sia possibilità di affermarsi per un partito che voglia ripetere l’esperienza di Forza Italia. Altre volte chi è uscito da Forza Italia e ha cercato di fare un partito mi sembra che non abbia avuto successo. Quindi credo che si ripeta la stessa storia di tutte le altre volte”.

Un ammonimento alle intenzioni di Toti di dare vita a un suo movimento, “L’Italia in crescita”, la cui convention è stata programmata il 6 luglio al teatro Brancaccio di Roma, “per chi non si rassegna al declino di un’area politica e del Paese”. Un meeting al quale, il Presidente ligure, non sembra voglia rinunciare visto che non sono arrivate disdette. L’appuntamento, probabilmente, servirà a mettere a punto la piattaforma congressuale che lo vedrà contrapposto alle primarie a Mara Carfagna, forte del 13% strappato al sud da Fi rispetto al misero 8% nazionale e che gode della ‘stima’ del Cavaliere.

Il quale, raffreddati per ora i bollenti spiri in casa, potrà concentrarsi a riprendere il filo delle sue relazioni europee e occuparsi di Matteo Salvini che gli sta mangiando tutto l’elettorato.

Ha più volte spiegato al Capitano di non  fidarsi troppo del successo che lo sta travolgendo, perché “effimero e insidioso”, come è cominciato così rapidamente può finire.

Meglio ancorarsi a un fronte più largo che solo lui può assicurare, purché non costretto a dovergli fare da balia. Lasciare al loro destino i Cinquestelle, che a suo modo di vedere ormai sono degli zombie, è la precondizione per il ritorno al governo di un centrodestra affidabile per il futuro del Paese.

Salvini, però in piena trance agonistica non pare prestargli molto ascolto anche se si guarda bene dal rompere i rapporti. Pensa di poter ancora lucrare sulla situazione puntando a conquistare una buona parte dei voti grillini come finora gli è riuscito e puntare al cappotto alle prossime elezioni politiche che sarà lui stesso a decidere quando celebrarle.

Vuole essere lui “l’uomo solo al comando”, un’aspirazione che non ha portato fortuna ai suoi predecessori e che farebbe bene tenere a mente, ma è giovane e si sente invincibile. Almeno fino alla prima curva che come sempre irrimediabilmente arriva e si finisce per sbattere.

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