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Scienziati contro la ‘bufala’ green di Greta: petizione al Presidente della Repubblica

di Maurizio Blondet

Diverse decine di scienziati, con una Petizione indirizzata ai Presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera dei Deputati e del Consiglio dei Ministri, rivolgono un caloroso invito ai responsabili politici affinché, posta la cruciale importanza che hanno i combustibili fossili per l’approvvigionamento energetico dell’umanità, non si aderisca a politiche di riduzione acritica della immissione di anidride carbonica in atmosfera, con l’illusoria pretesa di governare il clima. Tra i firmatari il prof. Antonino Zichichi, il prof. Renato Ricci (già presidente delle Società di Fisica italiana ed europea) e molti geologi, geofisici e studiosi del clima.

Il riscaldamento globale antropico, scrivono i firmatari, è una congettura non dimostrata e dedotta solo da alcuni modelli teorici climatici. I modelli climatici, però, falliscono nel riprodurre il clima degli ultimi 1000 anni e hanno fallito le previsioni avanzate sulla evoluzione climatica degli anni successivi al 2000.

Al contrario, la letteratura scientifica recente ha messo sempre più in evidenza l’esistenza di una variabilità climatica naturale legata soprattutto ai grandi cicli millenari, secolari e pluridecennali dell’attività solare e della circolazione oceanica, che sono stati responsabili di altri periodi caldi degli ultimi 10.000 anni.

In ordine al cosiddetto consenso scientifico a favore del contributo antropico, continuano i firmatari, bisogna essere consapevoli che il metodo scientifico vieta di addurre il consenso a sostegno della validità scientifica di una congettura. Inoltre lo stesso preteso consenso non sussiste, essendovi invece una notevole variabilità di opinioni tra gli specialisti del settore, climatologi, meteorologi, geologi e geofisici.

Concludono i firmatari che è scientificamente poco realistico individuare nelle emissioni umane praticamente l’unica causa del riscaldamento osservato dal secolo passato ad oggi e, quindi, le previsioni allarmistiche per il prossimo futuro dedotte da modelli climatici proponenti tale ipotesi non sono credibili.

LA PETIZIONE SUL RISCALDAMENTO GLOBALE ANTROPICO

Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Senato
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Consiglio

I sottoscritti, cittadini e uomini di scienza, rivolgono un caloroso invito ai responsabili politici affinché siano adottate politiche di protezione dell’ambiente coerenti con le conoscenze scientifiche. In particolare, è
urgente combattere l’inquinamento ove esso si presenti, secondo le indicazioni della scienza migliore. A tale proposito è deplorevole il ritardo con cui viene utilizzato il patrimonio di conoscenze messe a disposizione
dal mondo della ricerca e destinate alla riduzione delle emissioni antropiche inquinanti diffusamente presenti nei sistemi ambientali sia continentali che marini.

Bisogna però essere consapevoli che l’anidride carbonica di per sé non è un agente inquinante. Al contrario essa è indispensabile per la vita sul nostro pianeta.
Negli ultimi decenni si è diffusa una tesi secondo la quale il riscaldamento della superficie terrestre di circa 0.9°C osservato a partire dal 1850 sarebbe anomalo e causato esclusivamente dalle attività antropiche, in particolare dalle immissioni in atmosfera di CO2 proveniente dall’utilizzo dei combustibili fossili. Questa è la tesi del riscaldamento globale antropico promossa dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazione Unite, le cui conseguenze sarebbero modificazioni ambientali così gravi da paventare enormi danni in un imminente futuro, a meno che drastiche e costose misure di mitigazione non vengano immediatamente adottate.

A tale proposito, numerose nazioni del mondo hanno aderito a programmi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e sono pressate, anche da una martellante propaganda, ad adottare programmi sempre più esigenti dalla cui attuazione, che comporta pesanti oneri sulle economie dei singoli Stati aderenti, dipenderebbe il controllo del clima e, quindi, la “salvezza” del pianeta.

L’origine antropica del riscaldamento globale è però una congettura non dimostrata, dedotta solo da alcuni modelli climatici, cioè complessi programmi al computer, chiamati General Circulation Models.
Al contrario, la letteratura scientifica ha messo sempre più in evidenza l’esistenza di una variabilità climatica naturale che i modelli non sono in grado di riprodurre. Tale variabilità naturale spiega una parte consistente
del riscaldamento globale osservato dal 1850. La responsabilità antropica del cambiamento climatico osservato nell’ultimo secolo è quindi ingiustificatamente esagerata e le previsioni catastrofiche non
sono realistiche
.

Il clima è il sistema più complesso presente sul nostro pianeta, per cui occorre affrontarlo con metodi adeguati e coerenti al suo livello di complessità. I modelli di simulazione climatica non riproducono la
variabilità naturale osservata del clima e, in modo particolare, non ricostruiscono i periodi caldi degli ultimi 10.000 anni. Questi si sono ripetuti ogni mille anni circa e includono il ben noto Periodo Caldo Medioevale, il Periodo Caldo Romano, ed in genere ampi periodi caldi durante l’Ottimo dell’Olocene.

Questi periodi del passato sono stati anche più caldi del periodo presente, nonostante la concentrazione di CO2 fosse più bassa dell’attuale, mentre sono correlati ai cicli millenari dell’attività solare. Questi effetti non
sono riprodotti dai modelli. Va ricordato che il riscaldamento osservato dal 1900 ad oggi è in realtà iniziato nel 1700, cioè al minimo della Piccola Era Glaciale, il periodo più freddo degli ultimi 10.000 anni (corrispondente a
quel minimo millenario di attività solare che gli astrofisici chiamano Minimo Solare di Maunder). Da allora a oggi l’attività solare, seguendo il suo ciclo millenario, è aumentata riscaldando la superficie terrestre.

Inoltre, i modelli falliscono nel riprodurre le note oscillazioni climatiche di circa 60 anni. Queste sono state responsabili, ad esempio, di un periodo di riscaldamento (1850-1880) seguito da un periodo di raffreddamento (1880-1910), da un riscaldamento (1910-40), ancora da un raffreddamento (1940-70) e da un nuovo periodo di riscaldamento (1970-2000) simile a quello osservato 60 anni prima. Gli anni successivi (2000-2019) hanno visto non l’aumento previsto dai modelli di circa 0.2°C per decennio, ma una sostanziale stabilità climatica che è stata sporadicamente interrotta dalle rapide oscillazioni naturali dell’oceano Pacifico equatoriale, conosciute come l’El Nino Southern Oscillations, come quella che ha indotto il riscaldamento momentaneo tra il 2015 e il 2016.

Gli organi d’informazione affermano anche che gli eventi estremi, come ad esempio uragani e cicloni, sono aumentati in modo preoccupante. Viceversa, questi eventi, come molti sistemi climatici, sono modulati dal
suddetto ciclo di 60 anni
. Se ad esempio si considerano i dati ufficiali dal 1880 riguardo i cicloni atlantici tropicali abbattutisi sul Nord America, in essi appare una forte oscillazione di 60 anni, correlata con l’oscillazione termica dell’Oceano Atlantico chiamata Atlantic Multidecadal Oscillation. I picchi osservati per decade sono tra loro compatibili negli anni 1880-90, 1940-50 e 1995-2005. Dal 2005 al 2015 il numero dei cicloni è diminuito seguendo appunto il suddetto ciclo. Quindi, nel periodo 1880-2015, tra numero di cicloni (che oscilla) e CO2 (che aumenta monotonicamente) non vi è alcuna correlazione.

Il sistema climatico non è ancora sufficientemente compreso. Anche se è vero che la CO2 è un gas serra, secondo lo stesso IPCC la sensibilità climatica ad un suo aumento nell’atmosfera è ancora estremamente
incerta. Si stima che un raddoppio della concentrazione di CO2 atmosferica, dai circa 300 ppm preindustriali a 600 ppm, possa innalzare la temperatura media del pianeta da un minimo di 1°C fino a un massimo di 5°C. Questa incertezza è enorme. In ogni caso, molti studi recenti basati su dati sperimentali stimano che la sensibilità climatica alla CO2 sia notevolmente più bassa di quella stimata dai modelli IPCC.

Allora, è scientificamente non realistico attribuire all’uomo la responsabilità del riscaldamento osservato dal secolo passato ad oggi. Le previsioni allarmistiche avanzate, pertanto, non sono credibili, essendo esse fondate su modelli i cui risultati sono in contraddizione coi dati sperimentali. Tutte le evidenze suggeriscono che questi modelli sovrastimano il contributo antropico e sottostimano la variabilità climatica
naturale, soprattutto quella indotta dal sole, dalla luna, e dalle oscillazioni oceaniche
.
Infine, gli organi d’informazione diffondono il messaggio secondo cui, in ordine alla causa antropica dell’attuale cambiamento climatico, vi sarebbe un quasi unanime consenso tra gli scienziati e che quindi il dibattito scientifico sarebbe chiuso. Tuttavia, innanzitutto bisogna essere consapevoli che il metodo scientifico impone che siano i fatti, e non il numero di aderenti, che fanno di una congettura una teoria scientifica consolidata.

In ogni caso, lo stesso preteso consenso non sussiste. Infatti, c’è una notevole variabilità di opinioni tra gli specialisti – climatologi, meteorologi, geologi, geofisici, astrofisici – molti dei quali riconoscono un contributo naturale importante al riscaldamento globale osservato dal periodo preindustriale ed anche dal dopoguerra ad oggi. Ci sono state anche petizioni sottoscritte da migliaia di scienziati che hanno espresso dissenso con la congettura del riscaldamento globale antropico. Tra queste si ricordano quella promossa nel 2007 dal fisico F. Seitz, già presidente della National Academy of Sciences americana, e quella promossa dal
Non-governmental International Panel on Climate Change (NIPCC) il cui rapporto del 2009 conclude che «La natura, non l’attività dell’Uomo governa il clima».

In conclusione, posta la cruciale importanza che hanno i combustibili fossili per l’approvvigionamento energetico dell’umanità, suggeriamo che non si aderisca a politiche di riduzione acritica della immissione di anidride carbonica in atmosfera con l’illusoria pretesa di governare il clima.

Roma, 17 Giugno 2019

COMITATO PROMOTORE
1. Uberto Crescenti, Professore Emerito di Geologia Applicata, Università G. D’Annunzio, Chieti Pescara, già Magnifico Rettore e Presidente della Società Geologica Italiana.
2. Giuliano Panza, Professore di Sismologia, Università di Trieste, Accademico dei Lincei e dell’Accademia Nazionale delle Scienze, detta dei XL, Premio Internazionale 2018 dell’American Geophysical Union.
3. Alberto Prestininzi, Professore di Geologia Applicata, Università La Sapienza, Roma, già Scientific Editor in Chief della rivista internazionale IJEGE e Direttore del Centro di Ricerca Previsione e Controllo Rischi Geologici.
4. Franco Prodi, Professore di Fisica dell’Atmosfera, Università di Ferrara.
5. Franco Battaglia, Professore di Chimica Fisica, Università di Modena; Movimento Galileo 2001.
6. Mario Giaccio, Professore di Tecnologia ed Economia delle Fonti di Energia, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara, già Preside della Facoltà di Economia.
7. Enrico Miccadei, Professore di Geografia Fisica e Geomorfologia, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara

8. Nicola Scafetta, Professore di Fisica dell’Atmosfera e Oceanografia, Università Federico II, Napoli.

FIRMATARI
1. Antonino Zichichi, Professore Emerito di Fisica, Università di Bologna, Fondatore e Presidente del Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana di Erice.
2. Renato Angelo Ricci, Professore Emerito di Fisica, Università di Padova, già Presidente della Società Italiana di Fisica e della Società Europea di Fisica; Movimento Galileo 2001.
3. Aurelio Misiti, Professore di Ingegneria Sanitaria-Ambientale, Univesità la Sapienza, Roma.
4. Antonio Brambati, Professore di Sedimentologia, Università di Trieste, Responsabile Progetto Paleoclima-mare del PNRA, già Presidente Commissione Nazionale di Oceanografia.
5. Cesare Barbieri, Professore Emerito di Astronomia, Università di Padova.
6. Sergio Bartalucci, Fisico, Presidente Associazione Scienziati e Tecnolgi per la Ricerca Italiana.

7. Antonio Bianchini, Professore di Astronomia, Università di Padova.
8. Paolo Bonifazi, già Direttore Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario, Istituto Nazionale Astrofisica.
9. Francesca Bozzano, Professore di Geologia Applicata, Università Sapienza di Roma, Direttore del Centro di Ricerca CERI.
10. Marcello Buccolini, Professore di Geomorfologia, Università Università G. D’Annunzio, ChietiPescara.
11. Paolo Budetta, Professore di Geologia Applicata, UniPUBBLICITÀ

12. Monia Calista, Ricercatore di Geologia Applicata, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
13. Giovanni Carboni, Professore di Fisica, Università Tor Vergata, Roma; Movimento Galileo 2001.
14. Franco Casali, Professore di Fisica, Università di Bologna e Accademia delle Scienze di Bologna.
15. Giuliano Ceradelli, Ingegnere e climatologo, ALDAI.
16. Domenico Corradini, Professore di Geologia Storica, Università di Modena.
17. Fulvio Crisciani, Professore di Fluidodinamica Geofisica, Università di Trieste e Istituto Scienze Marine, Cnr, Trieste.
18. Carlo Esposito, Professore di Telerilevamento, Università La Sapienza, Roma

19. Mario Floris, Professore di Telerilevamento, Università di Padova.
20. Gianni Fochi, Chimico, Scuola Normale Superiore di Pisa; giornalista scientifico.
21. Mario Gaeta, Professore di Vulcanologia, Università La Sapienza, Roma.
22. Giuseppe Gambolati, Fellow della American Geophysica Union, Professore di Metodi Numerici, Università di Padova.
23. Rinaldo Genevois, Professore di Geologia Applicata, Università di Padova.
24. Carlo Lombardi, Professore di Impianti nucleari, Politecnico di Milano.
25. Luigi Marino, Geologo, Centro Ricerca Previsione e Controllo Rischi Geologici, Università La Sapienza, Roma.
26. Salvatore Martino, Professore di Microzonazione sismica, Università La Sapienza, Roma.

27. Paolo Mazzanti, Professore di Interferometria satellitare, Università La Sapienza, Roma.
28. Adriano Mazzarella, Professore di Meteorologia e Climatologia, Università di Napoli.
29. Carlo Merli, Professore di Tecnologie Ambientali, Università La Sapienza, Roma.

30. Alberto Mirandola, Professore di Energetica Applicata e Presidente Dottorato di Ricerca in Energetica, Università di Padova.
31. Renzo Mosetti, Professore di Oceanografia, Università di Trieste, già Direttore del Dipartimento di Oceanografia, Istituto OGS, Trieste.
32. Daniela Novembre, Ricercatore in Georisorse Minerarie e Applicazioni Mineralogichepetrografiche, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
33. Sergio Ortolani, Professore di Astronomia e Astrofisica, Università di Padova.
34. Antonio Pasculli, Ricercatore di Geologia Applicata, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.

35. Ernesto Pedrocchi, Professore Emerito di Energetica, Politecnico di Milano.
36. Tommaso Piacentini, Professore di Geografia Fisica e Geomorfologia, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
37. Guido Possa, Ingegnere nucleare, già Vice Ministro Miur.
38. Mario Luigi Rainone, Professore di Geologia Applicata, Università di Chieti-Pescara.
39. Francesca Quercia, Geologo, Dirigente di ricerca, Ispra.
40. Giancarlo Ruocco, Professore di Struttura della Materia, Università La Sapienza, Roma.
41. Sergio Rusi, Professore di Idrogeologia, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
42. Massimo Salleolini, Professore di Idrogeologia Applicata e Idrologia Ambientale, Università di Siena.
43. Emanuele Scalcione, Responsabile Servizio Agrometeorologico Regionale Alsia, Basilicata.
44 Nicola Sciarra, Professore di Geologia Applicata, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
45. Leonello Serva, Geologo, Direttore Servizi Geologici d’Italia; Movimento Galileo 2001.
46. Luigi Stedile, Geologo, Centro Ricerca Revisione e Controllo Rischi Geologici, Università La Sapienza, Roma.

47. Giorgio Trenta, Fisico e Medico, Presidente Emerito dell’Associazione Italiana di Radioprotezione Medica; Movimento Galileo 2001.
48. Gianluca Valenzise, Dirigente di Ricerca, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma.

49. Corrado Venturini, Professore di Geologia Strutturale, Università di Bologna.
50. Franco Zavatti, Ricercatore di Astronomia, Univesità di Bologna.
51. Achille Balduzzi, Geologo, Agip-Eni.
52. Claudio Borri, Professore di Scienze delle Costruzioni, Università di Firenze, Coordinatore del Dottorato Internazionale in Ingegneria Civile.
53. Pino Cippitelli, Geologo Agip-Eni.
54. Franco Di Cesare, Dirigente, Agip-Eni.

55. Serena Doria, Ricercatore di Probabilità e Statistica Matematica, Università G. D’Annunzio, Chieti Pescara.
56. Enzo Siviero, Professore di Ponti, Università di Venezia, Rettore dell’Università e- Campus.

57. Pietro Agostini, Ingegnere, Associazione Scienziati e Tecnolgi per la Ricerca Italiana.
58. Donato Barone, Ingegnere.
59. Roberto Bonucchi, Insegnante.
60. Gianfranco Brignoli, Geologo.
61. Alessandro Chiaudani, Ph.D. agronomo, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
62. Antonio Clemente, Ricercatore di Urbanistica, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
63. Luigi Fressoia, Architetto urbanista, Perugia.
64. Sabino Gallo, Ingegnere nucleare.
65. Daniela Giannessi, Primo Ricercatore, Ipcf-Cnr, Pisa.
66. Roberto Grassi, Ingegnere, Amministratore G&G, Roma.

67. Alberto Lagi, Ingegnere, Presidente di Società Ripristino Impianti Complessi Danneggiati.
68. Luciano Lepori, Ricercatore Ipcf-Cnr, Pisa.
69. Roberto Madrigali, Metereologo.
70. Ludovica Manusardi, Fisico nucleare e Giornalista scientifico, Ugis.
71. Maria Massullo, Tecnologa, Enea-Casaccia, Roma.
72. Enrico Matteoli, Primo Ricercatore, Ipcf-Cnr, Pisa.
73. Gabriella Mincione, Professore di Scienze e Tecniche di Medicina di Laboratorio, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
74. Massimo Pallotta, Primo Tecnologo, Istituto Nazionale Fisica Nucleare.
75. Enzo Pennetta, Professore di Scienze naturali e divulgatore scientifico.
76. Nunzia Radatti, Chimico, Sogin.
77. Vincenzo Romanello, Ingegnere nucleare, Centro Ricerca, Rez, Repubblica Ceca.
78. Alberto Rota, Ingegnere, Ricercatore presso Cise e Enel.
79. Massimo Sepielli, Direttore di Ricerca, Enea, Roma.
80. Ugo Spezia, Ingegnere, Responsabile Sicurezza Industriale, Sogin; Movimento Galileo 2001.
81. Emilio Stefani, Professore di Patologia vegetale, Università di Modena.
82. Umberto Tirelli, Visiting Senior Scientist, Istituto Tumori d’Aviano; Movimento Galileo 2001.
83. Roberto Vacca, Ingegnere e scrittore scientifico

21 Comments

  1. enrico feoli ha detto:

    Condivido da Lacatà Lacatà con lo stesso spirito.. (tra parentesi, di ecologi tra i firmatari della petizione e tra i sostenitori delle conclusioni dell’IPCC non ne conosco), come ecologo (e non sono l’unico ecologo “certificato” a pensarla così ) ho sempre detto a lezione e alla mie conferenze che la causa principale del riscaldamento globale può non essere antropica, anzi ho sempre sostenuto una “causa astronomica” di difficile individuazione (probabilmente legata all’attività solare),…. ma certamente l’incremento dei gas serra e soprattutto la deforestazione non aiutano a limitarne gli effetti…. bisogna senza dubbio limitare le combustioni, che comunque avvengono anche spontaneamente e limitare la deforestazione….. oltre all’inquinamento che il sistema produttivo produce (fumi, liquami, plastiche ecc. ecc.) vi è un consumo di ossigeno che limita il rifornimento dello strato di ozono che ci fa il favore di bloccare le radiazioni ultraviolette…. insomma il principio di precauzione andrebbe considerato e comunque bisogna attivare misure per prevenire la desertificazione e queste misure devono essere “globali”,…. io mi permetto di insistere, anche se posso sembrare matto (perché questo richiederebbe opere enormi), sulla necessità di portare grandi masse d’acqua (il livello del mare sta salendo e quindi queste masse sono a disposizione) ai bordi dei deserti e delle zone aride africane e nell’iniziare ad incamerare acqua dolce in grandi serbatoi sotterranei anche dalle nostre parti, dove l’acqua per ora è abbondante.. ribadisco quello che ho detto molte volte, non me ne “frega” niente se il riscaldamento globale è causa dell’uomo oppure no, questo non è il problema, il problema è che purtroppo è evidente e che non siamo in grado di prevedere per quanto andrà avanti.. non ci resta che fare qualcosa per contrastarlo in tempo..

    • Charile ha detto:

      Complimenti

      • Paolo ha detto:

        La frase finale dell’appello è rivelatrice di quali interessi i firmatari vogliono farsi paladini “posta la cruciale importanza che hanno i combustibili fossili per l’approvvigionamento energetico dell’umanità, suggeriamo che non si aderisca a politiche di riduzione acritica della immissione di anidride carbonica in atmosfera” e quella d sola fa perdere loro ogni credibilità scientifica. Business as usual

  2. Giulio ha detto:

    Interessante e non meno qualificante.
    La scienza contro l’enfatismo.
    Sembra di capire che ci sia in atto una mostruosa campagna di movimento di enormi capitali motivati dal fenomeno del pericoloso CO2. Che secondo questi scienziati risulterebbe incolpevole.

  3. Gcarlo ha detto:

    Basta con ste cavolate pseudo ecologiche, le stanno trasformando in una religione in cui dio è la terra e l’uomo il cancro.

  4. Federica Corsetti ha detto:

    Greta deve studiare prima di dire banalità

    • Maurizio barba ha detto:

      Documento equilibrato e di buon senso ma attenzione a non distogliere l’attenzione dal vero e grave problema che è, la battaglia all’inquinamento.

  5. Maurizio Bisello ha detto:

    A Greta hanno montato la testa e adesso la stanno sfruttando

  6. Andrea Serbelloni ha detto:

    ENI ha i suoi soldatini schierati

  7. Nicolò Vergata ha detto:

    A proposito di vacche (n 83),: gli scienziati hanno accertsto che portano via più ossigeno e immettono più anidrite carbonica delle auto e delle industrie le scorregge delle mucche. La gretina se la prenda, pertanto col meteorismo dei bovini! 😂 😂 😂 Nicolovergata@libero. “it

  8. Aldo Giorgio Salvatori ha detto:

    In attesa di capire se le cause principali sono naturali o antropiche che facciamo ? Restiamo a guardare ? Mi permetto di richiamare l’attenzione dei ricercatori ( di entrambi gli schieramenti) anche sulla inevitabilità di porre un freno alla procreazione non responsabile in molte nazioni e un limite alla produzione industriale.La Terra è piccola e non sopporta una crescita illimitata.Questo è progresso.

  9. Sergio Cotta Ramusino professore di geologia applicata - Universita' di Pavia ha detto:

    Condivido i concetti esposti e rivendico la necessità di un’attenta indagine scientifica tralasciando improvvisate e semplicistiche affermazioni di personaggi incompetenti!

  10. Alessandro ha detto:

    Palle, secondo voi cosa sta facendo un tipo fermo con auto accesa in attesa che moglie esca dal parrucchiere?! O quelli che organizzano gare con auto storiche?? Oviamente il peggio è altro, ma il cambiamento deve nascere in Noi!

  11. Ferdinando Catapano ha detto:

    La strumentalizzazione evidente del fenomeno Greta , consacrato alla ribalta mondiale con l’audizione all’ ONU, non può non preoccupare per l’allarmismo che ne deriva e la conseguente gestione emergenziale che i suoi promoters hanno ovviii interessi ad avviare. È evidente che pur d’accordo con la marginalità dell’azione antropica sul clima, resta comunque il problema di non poter restare con le mani in mano in attesa che le cause naturali producano il loro effetto sul clima. Un approccio corretto al problema lo ha dato il nobel Carlo Rubbia nell’intervento al Senato del 2015. Da codesto intervento emerse che la tecnologia e le conoscenze scientifiche disponibili sono già in grado di attuare una intelligente mitigazione degli effetti, senza andate a mettere mano ad un sistema complesso ed ancora sconosciuto, con i rischio certo di poter provocare molti più danni catastrofici di quello che già la natura ci riserva . È una questione di scelte. E come sempre , dove c’e da scegliere deve intervenire la politica, supportata da un serio dibattito scientifico. Questa iniziativa da un contributo positivo importante in tal senso .

  12. monica de simone ha detto:

    Anche in presenza di dubbi, simili documenti sono utilizzati da gente come Trump per dire che inquinare si può e che anzi si deve per motivi economici. Peraltro molti dei firmatari non sono esperti del campo…quindi cosa firmano a fare? Sono spinti da motivazioni scientifiche (ma suffragate da cosa? dalla certezza che il loro collega esperto abbia ragione? non sono teorie? si usa il PRINCIPIO DI AUTORITA’? prof. Zichichi: lei , tanto amante di Galileo Galei mi sta usando il PRINCIPIO DI AUTORITA’?)? o sono invece spinti da motivazioni politiche? Tutto questo “cianciare” di aumento della temperatura dovuto a cause antropiche, infatti, spingerebbe per un maggior controllo degli Stati sulla libera impresa! e questo a dei liberisti senza se e senza ma provoca mal di pancia! dico male?

  13. Massimo ha detto:

    Siccome non è provato che l’uomo cambia il clima proporrei la deforestazione per farci dei campi da golf, riscalderei i ghiacciai così in montagna fa meno freddo (e Feltri ne godrebbe: “2 gradi in più a Bergamo fanno comodo”) farei dei motori di 5000 di cilindrata per tutti
    Cari signori la lobby del consumo senza limiti per un guadagno senza limiti ha i suoi soldati, dai perchè non ci dite che nucleare è bello?

    • Gianluca ha detto:

      Per assurdo l’energia nucleare non avrebbe emissioni di co2 ma ne avrebbe eventualmente altre non propriamente felici. La verità è che andrebbero applicate restrizioni inquinanti agli scarichi dei bovini da allevamento causa accertata del 70% delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera, andrebbero applicate restrizioni sull’inquinamento delle enormi turbine del trasporto aereo, restrizioni continuamente e seriamente accertate agli scarichi degli stabilimenti industriali. Invece la normativa europea sull’inquinamento devasta esclusivamente i veicoli privati e quindi i cittadini ed ingrassa le aziende automobilistiche che di contro continuano ad inquinare esponenzialmente. E che magari poi vengono anche multate ma tutto ciò non arresta le emissioni. Degli aerei nessuno si ricorda più da quando è stata escogitata la procedura silenziosa di avvicinamento ai centri abitati. Insomma vale sempre il proverbio: occhio non vede e cuore non duole. Mica poi si vorrà indurre l’uomo medio americano a privarsi del consumo dei 10kg di carne di toro giornaliera. Le case farmaceutiche non potrebbero più alimentare il mercato del colesterolo. Abbiamo alimentato la società del consumo e degli abusi. Ed abbiamo la manifesta speranza che l’attivista fanciulla scandinava di sedici anni ci salverà dai nostri peccati!

  14. Terra ha detto:

    Bravi! Infatti l’inquinamento non fa male anzi respirate pure i gas di scarico in maniera profonda e portatevi a casa tutte le emissioni di co2 compattate e mangiate carbone e derivati del petrolio così sicuramente il mondo sarà meno inquinato da incompetenti e ciarlatani a scopi di denaro e abbassamento della popolazione mondiale, in mezzo ci sono anche i vostri figli e domani piangerete per loro, tuttavia sarà tardi per usare i soldi che avete sottratto a chi voleva vivere in un mondo sano,!!!

  15. Daniele Testi ha detto:

    Premesso che non sono un ambientalista … anzi ma un semplice comunicatore vorrei lasciare una nota per l’editore. Solo per la foto che avete deciso di comporre e il titolo chiappa like non meritate neanche di essere commentati.

  16. Gualtiero ha detto:

    Premesso che l’ inquinamento deve essere combattuto sempre e dovunque e con tutti gli strumenti a disposizione…….ma che c’ entra il clima? La terra ha subito nel corso degli ultimi 10 mila anni (tempo geologico brevissimo) molti mutamenti climatici: dove ora c’è il deserto prima c’ era la savana, le Alpi erano percorribili con gli elefanti di Annibale, Ostia antica e il porto di Traiano erano sul mare (e non lontani alcuni Km, come oggi dal mare) il Circeo era un’ isola, la pianura padana era allagata, la Groellandia, l’ Islanda, come gran parte dell’ America Settentrionale, erano zone totalmente ghiacciate e invivibili….etc. Il clima del pianeta terra, lo determina il sole, la sua attività, le eruzioni vulcaniche e la rotazione terrestre e non i comportamenti (se pur fortemente inquinanti e dannosi per l’ ambiente) dell’ uomo. Influire sul Clima è come cercare di influire sui terremoti, sulle eruzioni vulcaniche, sulla rotazione terrestre, sulle correnti oceaniche, etc. Il fenomeno Greta è solo propaganda e strumentalizzazione, fatta da persone o gruppi intenti a manipolare una ragazza con problemi comportamentali (la sindrome di Asperger: ripetitività e ossessione di un interesse portato spesso all’ esasperazione) che andrebbe tutelata adeguatamente e non esposta al mercato globale dei mass media, come un oracolo divino, cosa che invece fanno i suoi genitori/manager, per i loro biechi interessi di bottega (libri, gadget, ospitate). Per chi volesse approfondire, consiglierei di leggere lo studio di M. Milankovic sui cicli delle fasi glaciali, del pianeta Terra.

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