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C’è solo un capitano, l’unico vero, grande comandante, e tutti a Napoli e nel mondo conoscono il nome!

Ma Sarri chi? Come poteva essere considerato un comandante un allenatore che viene cacciato o dimissionato da qualsiasi squadra o club in cui abbia militato sia nel calcio dilettantistico che professionistico? Come poteva ergersi a leader un tecnico a cui viene sempre affiancato un tutor per controllarlo come Zola al Chelsea e oggi Buffon alla Juventus? Ma soprattutto, che ridicolo comandante è colui che si rimangia tutti i suoi ideali e si fa ingessare in un abito elegante da primo giorno di scuola abbandonando completamente il proprio look e stile di vita? Per non dire come può essere considerato comandante chi corre subito in pellegrinaggio dal suo miglior calciatore pendendo completamente dai suoi muscoli scolpiti, su come organizzare gioco e mercato? Mah queste sono le stranezze del calcio. Fortunatamente come volevasi dimostrare, a Napoli si sta già affievolendo l’eco del tradimento di Sarri, ci si è resi tardivamente conto di aver idolatrato un comandante farlocco, meglio tardi che mai! È bastato un intenso sfogo generale per rimuovere un falso mito cercato, enfatizzato per colmare quel senso di vuoto di potere, che nella Napoli azzurra manca da qualche decennio, esattamente quando il dio del calcio abbandonó la collina di Posillipo per l’ultima volta lasciando orfana una squadra, una tifoseria intera m, mai così unità a favore di un proprio beniamino. Non ricorreremo alla retorica e nemmeno al patetico ricordo, ripercorrendo quelli che sono stati gli anni di Maradona a Napoli, sarebbe del tutto inutile, tutti sanno cosa accadde in città dal giorno del suo arrivo in un San Paolo gremito e festante fino al dolore e alla morte nel cuore del giorno della squalifica di Maradona per doping e al suo addio a Napoli. Oggi riflettendo su tutto questo e di quello che è diventato il calcio. e cioè uno sport dominato totalmente dal business seppure mantenendo vivo quel senso di competizione sportiva anche in modo malsano, scopriamo che di idoli come Maradona pur essendoci oggi grandissimi calciatori come Messi, Ronaldo che di trofei e titoli ne hanno vinti tantissimi in più del Pibe de oro, nessuno di essi è diventato mai l’idolo di tutti. Cristiano Ronaldo pur avendo vinto tre Champions di fila al Real e diversi palloni d’oro non ci sembra che a Madrid abbia lasciato cuori infranti dopo la sua partenza, malgrado la stagione mediocre dei blancos in sua assenza, come spiegava ieri il suo ex compagno di squadra Kroos, che riteneva, pur riconoscendo a Ronaldo grandi meriti per le vittorie passate, che l’addio del portoghese aveva reso felici tutti. Ora ci domandiamo come può rendere felici l’addio di un tale campione? Eppure Ronaldo ha lasciato il Real da super vincente, la notte stessa dell’ultima Champions vinta, ma forse idealmente aveva lasciato gia prima, un po’ come Mourinho quando andò via dall’Inter e guarda caso sempre con Madrid in mezzo. Non è che sia poi andata bene a Mourinho dopo essere stato il comandante che ha voluto essere con tutto se stesso a Milano, e dopo averla sedotta e abbandonata nella notte del triplete senza neanche festeggiare più di tanto la grande conquista. Da quel momento in poi per Mourinho è cominciata la parabola discendente anche nella mente dei tifosi interisti che lo avevano innalzato a mito. Oggi Mourinho pur essendo ancora nel pieno della sua attività nessuno più lo cerca. Lo stesso Ronaldo, a parte la suggestione durata poco di aver cambiato squadra, e una volta sbarcato a Torino non è che poi abbia affascinato così tanto, anzi è bastato un vecchio scugnizzo del calcio italiano come Fabio Quagliarella da Castellammare di Stabia più anziano di lui di qualche anno per prendergli lo scettro di capocannoniere della Serie A, pur giocando in un’anonima Sampdoria e non nella supervincente Juventus. Inoltre Ronaldo a parte il solito scudetto bianconero vinto in passato anche dai vari Giaccherini, Matri e Zaza, non ha inciso più di tanto per trascinare la Juventus fino al traguardo finale, si è fermato ai tre gol vendicativi agli ex cuginastri di Madrid dopodiché spegnersi insieme a tutti i suoi compagni contro il terribile e redivivo Ajax dei tempi che furono. Insomma questo per dire che si può essere il più grande fuoriclasse come Ronaldo o Messi, il miglior allenatore al mondo e non è il caso di Sarri, ma se non riesci a entrare definitivamente nel cuore di tutti i tuoi colleghi e di tutti gli appassionati di questo sport non si sarà mai un mito, perché per diventarlo non basta vincere in campo con le grandi prodezze del fuoriclasse o del grande stratega allenatore, ma soprattutto bisogna stravincere fuori dal campo, con grande sentimento di appartenenza, con leadership e carisma, la personalità di chi si carica tutto e tutti sulle spalle contro il mondo intero. Ecco perché oggi di Maradona si potrà forse discutere se fosse lui o Pelé piuttosto che Messi ad essere il più grande calciatore di tutti i tempi, ma non si può discutere che sia stato l’unico vero comandante del calcio nelle squadre in cui abbia giocato, soprattutto aNapoli e poi in Argentina, ma persino a Barcellona dove non ha mai avuto feeling con l’ambiente, tranne quando quella squadra fu trascinata da lui se non tanto nelle vittorie, quanto in campo, contro i nemici catalani, contro quella sorta di guerriglieri baschi con cui proprio Diego protagonista, fu scatenata una delle più grandi risse viste su un campo di calcio a certi livelli. Tutta la squadra blaugrana si schierò affianco a Maradona per difendere le sue caviglie dai mazzieri baschi. Per carità, non vorremmo di certo enfatizzare più di tanto la violenza nei campi di calcio, quella sotto ogni forma contesto e luogo va sempre combattuta, ma è per dire quanto conti nel mondo del calcio essere un grande leader, l’eroe vero che in questo sport metafora della guerra si è alla continua ricerca, e oggi soprattutto noi a Napoli possiamo dire con assoluta certezza che quell’eroe, il vero comandante per noi cuori azzurri è stato solo lui, il più grande calciatore di tutti i tempi, caduto spesso in disgrazie personali, però mai dal cuore di milioni di tifosi napoletani e argentini nel mondo e in quasi miliardi di appassionati di calcio nonostante siano passati ormai quasi trent’anni dai suoi trionfi calcistici. Lui, il comandante ultimo Diego Armando Maradona, tutti gli altri, solo grandi mercenari professionisti, ma nessuno che gli somigli nemmeno lontanamente nel cuore e nella testa degli appassionati di calcio di tutto il mondo!

Pippo Trio

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