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De Laurentiis, compri un brocco in meno e paghi per l’utilizzo del San Paolo

Non è più accettabile che Comune e Calcio Napoli continuino a litigare per la convenzione in concessione del San Paolo, nonostante i circa 35 milioni spesi per la ristrutturazione, che finalmente vede risplendere il mitico stadio dopo anni di degrado grazie soprattutto ai fondi pubblici stanziati per le Universiadi. Non vorremmo ripercorrere ancora una volta tutta la querelle fra Sindaco e presidente del Napoli su questa ormai vecchissima vicenda dello stadio, sui rispettivi diritti e doveri del proprietario e del locatore, perché non solo ha stufato, ma anche perché è talmente semplice capire come dovrebbero essere regolati questi rapporti, dei quali sembrerebbe anche inutile parlarne, e invece ancora oggi la questione stadio continua ad essere una stucchevole storia senza fine, che vede le due parti in qualche modo in perenne ed incomprensibile disaccordo. Eppure dovrebbe essere molto semplice regolare tali rapporti, così come da che mondo è mondo sono regolati tutti i rapporti fra proprietari e locatori di immobili. Il proprietario fissa un prezzo per il canone, l’eventuale locatario decide alla fine di una legittima trattativa se accetttare o meno il canone e nel caso contrattualizzare in modo chiaro ed inequivocabile il rapporto fra le parti. Sappiamo tutti che le spese per problemi strutturali sono a carico del proprietario e quelle di abbellimento o funzionali alle proprie esigenze di utilizzo sono del locatario, utenze comprese. Nel caso del San Paolo tutto questo non è mai avvenuto, il Comune pur fissando e concordando un canone per l’utilizzo del San Paolo tutto compreso , spesso si è visto disattendere il dovuto da parte del Napoli, nella persona del suo presidente De Laurentiis che accampando a presunte mancanze del Comune o a spese a suo dire anticipate, ha quasi sempre evaso il dovuto. Ciononostante, come già accennato, è sempre stato il Comune ad essersi accollato le spese per le utenze, manutenzione ordinaria e straordinaria, la custodia, le pulizie, e persino oggi, che insieme alla Regione si è ristrutturato l’impianto, con grandi vantaggi per il Napoli, a cominciare dagli spogliatoi alla tribuna stampa e d’onore, rifatto i servizi igienici di tutti i settori, l’istallazione dei nuovi sediolini e di due tabelloni luminosi, messe in sicurezza delle balaustre e delle vie di fuga e dopo tutto questo, ancora paiono esserci problemi fra le parti, nonostante una convenzione in accordo del tutto favorevole al Napoli, nonostante la ristrutturazione che ha comportato costi solo agli enti proprietari e governativi e soprattutto nonostante il Napoli e De Laurentiis in questa struttura patrimonio pubblico continuano da 16 anni a farci attività a scopo di lucro, incassando solo in questa struttura mediamente 20 milioni all’anno senza contare le centinaia di milioni che ogni anno continua a fatturare grazie anche a valore aggiunto di questo impianto vera e propria marchio identificativo del club nel mondo, impianto che permette a De Laurentiis di svolgere il proprio business industriale. È del tutto incomprensibile che una società per azioni che fattura centinaia di milioni all’anno, che compra e paga ingaggi ai propri allenatori e calciatori per svariate decine di milioni, faccia tutto sto casino per pagare un misero milione all’anno per un inpianto sportivo di questa importanza dove vi svolge e vi ruota gran parte di tutta la sua attività. Non è comprensibile che negli anni De Laurentiis abbia pagato fior di milioni per acquistare decine e decine di calciatori come Navarro, Hoffer, Fiedeleff, Chavez e tantissimi altri, con tutto il rispetto per loro, che non c’entrano nulla con la questione, e per contro De Laurentiis ha fatto sempre fuoco e fiamme per non pagare scarso un milione all’anno per il San Paolo. Oggi con grande curiosità positiva guardiamo a questo presunto e possibile mercato stellare del Napoli, in cui si accostano i nomi di vari top player, da James Rodriguez a Icardi, da Lozano all’arrivo di Manolas dal costo complessivo di centinaia di milioni fra acquisti ed eventuali ingaggi e poi la si fa così lunga per pagare 4 milioni scarsi per canoni arretrati e nemmeno un milione all’anno per usufruire dello stadio che già da fatiscente, assicurava mediamente 20 milioni di incasso ogni stagione e oggi grazie alla ristrutturazione, nella quale De Laurentiis non ci ha rimesso un euro, ha preteso arrogantemente di avere voce in capitolo su tempistiche e modalità di ristrutturazione. Ebbene, tutto questo non è più accettabile, sarebbe ora che le parti trovino il definitivo accordo soprattutto rispettando ognuno per la sua parte il pubblico sovrano e vero proprietario del mitico impianto sportivo di Fuorigrotta, quindi il Sindaco, che ne rappresenta e ne tutela gli interessi della struttura grazie al contributo economico dei cittadini in termini di tasse, pertanto assicuri la giusta redditività che merita di produrre il San Paolo, e allo stesso modo il Presidente del calcio Napoli rispetti la comunità dal momento che dall’impianto trae grandi guadagni soprattutto grazie al pagamento degli ingressi ai suoi eventi così come pagano profumatamente altri organizzatori di eventi per altri settori di spettacolo e nei concerti di musica. Tutta la cittadinanza pretende che finalmente si normalizzi un rapporto equo e adeguato fra proprietario e locatore. Diversamente, tutti sarebbero autorizzati ad utilizzare e appropriarsi di spazi e beni immobili comunali per farci i propri affari senza pagare, e questo accade solo con abusivi e calcio Napoli, mentre tutti gli altri pagano per le proprie occupazioni di solo pubblico o per immobili comunali. De Laurentiis non gestisce una fondazione filantropica, di servizio sociale o un istituto di ricerca per malattie incurabili, da giustificare tutti questi privilegi, ma gestisce una società per azioni a scopo di lucro, quindi si adegui. Il suo e “nostro” Napoli potrà pure conseguire altre decine di secondi posti e partecipazioni in Champions o nei trofei più prestigiosi, ma non sarà mai un grande club di calcio alla pari di quelli che partecipano alle stesse competizioni, se non si dota e paghi per le sue strutture e quelle della comunità, e poi non ci si lamenti se Napoli e il Napoli non venissero considerati mediaticamente all’alltezza della propria storia e nel confronto con altre realtà cittadine italiane ed europee.

Pippo Trio

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