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La sinistra e il balbettio delle ideologie populiste

di Umberto Minopoli

Decrescita demografica e decrescita economica: stanno insieme. Gli italiani non investono sul futuro. Per una popolazione invecchiata le priorità cambiano: prevale l’orizzonte a breve. Anche per questo “diritti, protezione, assistenza, welfare” sono le parole più gettonate in Italia. I populisti sono nati e hanno vinto su di esse. La sinistra spaesata va dietro questa ideologia italiana balbettando le stesse presunte priorità: diritti, povertà, protezione, assistenza, welfare. E uso della spesa pubblica per coprire diritti, nuovo welfare, protezione. Mentre occorrerebbe un diktat draconiano che dicesse: per cinque anni in questo paese i risparmi di spesa pubblica, da farsi e basta col chiamarli austerità (sono un obbligo di civiltà), vanno solo a scuola e investimenti: le chiavi del futuro. E le tasse si riducono a chi reinveste.

Un paese vecchio e in decrescita demografica altera la percezione delle priorità. Davvero è la povertà il primo problema? Esiste davvero nei termini spaventosi con cui viene descritta? Anche, e soprattutto a sinistra? Meno vulgata e più realismo! Prendiamo il reddito di cittadinanza: doveva abolire la povertà. Si è rivelato farlocco: i “poveri” non l’hanno richiesto (almeno non quanti si aspettavano) e quelli che l’hanno ricevuto non hanno nemmeno protestato per l’esiguità delle somme ricevute. L’opposizione, cieca e inconsapevole, non ne ha mai chiesto l’abolizione. Per la paura di dispiacere ai “poveri”. L’ha abolito in silenzio il governo cialtrone: portandolo in pasto a Bruxelles, per confezionare la montagna di tagli e risparmi di spesa con cui hanno evitato l’infrazione.

Un paese di vecchi ha un’agenda politica da paese vecchio e che ristagna. E a farne le spese sarà la stessa popolazione anziana. Senza produttività la spesa pubblica diventerà un tappo. Ormai in Italia sono diventate stantie parola chiave come produttività competitività, crescita. Sopravanzate e schiacciate (a destra e a sinistra ) da parole come diritti, protezione, assistenza pubblica. La madre di questa stortura ideale e culturale sono il Rdc e quota 100 (pensiamo solo alle pensioni di chi ce l’ha). Destra e sinistra, travolte dal pensiero stagnante e di decrescita pauperista del populismo, balbettano. E il futuro va a farsi fottere.

Non so voi ma io non ho altro nome per chiamare una piattaforma politica che guarda al futuro: liberale. Ogni altro nome mi sembra fuorviante. L’ultima volta che ho visto aleggiare questo vento in un luogo politico di massa è stato alla Leopolda di un anno fa. Un bagno di aria nuova. Poi tutto è diventato, in Italia, balbettio delle ideologie populiste. Persino i liberali amano ormai descriversi in crisi e affondano le mani (e il pensiero) nella marmellata culturale populista : “diritti, protezione, più Stato”. Anche il Pd, al congresso, ha pensato bene di diventare un “partito per vecchi” in un paese che ha già un “governo per vecchi ” e “un’agenda di governo per vecchi”. E i primi a lamentarcene dovremmo essere proprio noi, i più anziani.

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