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Crisi sì, crisi no: il nuovo inconcludente show Salvini-Di Maio

I due capocomici del governo mettono in piedi un’altra sceneggiata a uso e consumo degli italiani frastornati per distogliere l’attenzione dalla loro, per ora, non brillante performance alla plancia di comando del Paese. I risultati languono, si appresta una difficile manovra di bilancio, l’economia ristagna e contiamo poco più di niente in Europa, mentre loro non perdono occasione di darsele di santa ragione istigandosi l’un l’altro a staccare la spina, certi che nessuno dei due lo farà.

di Peppe Papa

L’ennesima prova di forza ha preso spunto questa volta dal voto discordante di M5S e Lega per l’elezione di Ursula Von Der Leyen a presidente della Commissione Ue. I primi si sono espressi a favore, i secondi, invece, contro perché, dicono, il loro sostegno è stato sdegnosamente rifiutato dalla neo presidente tedesca.

Matteo Salvini è montato su tutte le furie, accusando gli alleati di alto tradimento e minacciando la crisi, beccandosi la reazione puntuta di Luigi Di Maio che ha paventato il rischio di un isolamento dell’Italia a causa della scelta assunta dal Carroccio, senza mancare di invitare il ministro degli Interni a recarsi in parlamento, come gli è stato richiesto, per riferire sul caso Moscopoli che in qualche maniera lo vede coinvolto.

Il capo del Viminale, alla sua maniera, ha attaccato senza preamboli e col solito richiamo alla suggestione concettuale, denunciando un “governo di fatto” tra pentastellati e dem a Bruxelles: “Cinquestelle e Pd? Da due giorni sono già al governo insieme, per ora a Bruxelles. Tradendo il voto degli Italiani che volevano il cambiamento, i grillini hanno votato il presidente della nuova Comissione Europea, proposto da Merkel e Macron, insieme a Renzi e Berlusconi. Una scelta gravissima, altro che democrazia e trasparenza”.

Eh sì, il colpo è stato duro per Salvini il quale, troppo schiacciato sul suo ego e le vicende interne, come si era capito fin da subito il voto trionfale del 26 maggio, in Europa è ignorato e questo lo manda in depressione fino a fargli commettere errori come l’atteggiamento ostile tenuto nei confronti della Von Der Leyen. Che è costata, a lui e a tutti gli italiani, una prestigiosa presidenza di commissione, probabilmente quella vitale alla Concorrenza, cui sarà difficile rimediare.

La replica di Di Maio non si è fatta attendere ed è stata, come spesso in questi ultimi giorni, particolarmente dura. “Capisco che si attacchi il M5s per fare notizia e coprire le inchieste sui finanziamenti alla Lega – ha detto nel corso di una diretta Facebook – ma questa è una falsità. È un attacco grave che io non posso permettere, sono stufo, – ha esclamato – se la Lega vuole far cadere il governo lo dica chiaramente e se ne prenda la responsabilità”.

Il battibecco a favore di microfoni, telecamere e tutto l’armamentario social è andato avanti per l’intera giornata, dando l’idea che questa volta si fosse arrivati al limite. Invece solo fumo.

Salvini ha dichiarato a muso duro che il M5S non gode più della sua fiducia, neanche quella personale al loro capo politico, annunciando che non si presenterà domani al Cdm, né al vertice delle autonomie. Per quanto gli riguarda “oltre questo governo ci sono solo le elezioni” e ha minacciato: “la finestra elettorale è sempre aperta”. La qual cosa è un evidente spauracchio, ma anche un ottimo assist a Di Maio che, dopo aver riunito i capigruppo e il suo stretto entourage, si è sfogato: “Siamo stati colpiti alle spalle, le offese, le falsità dette nelle ultime 48 ore contro il Movimento e contro di me è un fatto gravissimo”. Il preludio, insomma, ad una decisione clamorosa. Macché.

Ventiquattro ore sono passate così, tra una schermaglia e l’altra di loro due e dei rispettivi peones, aspettando il nuovo giorno guardandosi in cagnesco, ma nient’altro.  Nel frattempo, Giancarlo Giorgetti, il ‘potente’ sottosegretario leghista a Palazzo Chigi designato alla carica sfumata di commissario Ue, capita l’antifona e per scrollarsi di dosso la stimmate del trombato, si è recato al Quirinale a comunicare al Presidente la decisione di rinunciare a qualsiasi ipotesi di candidatura. Un tentativo apprezzabile di salvare la faccia. Applausi. Sipario.

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