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Giorgetti all’assalto di Salvini: ecco la ‘trappola’ per prendersi la Lega

di Peppe Papa

Da qualche settimana è sparito dalla scena, ma promette di ritornarci da protagonista. Giancarlo Giorgetti, l’uomo scelto da Bossi a succedergli alla guida della Lega, l’eterno secondo prima con Maroni e adesso con Salvini, ha fatto perdere le tracce.

Si annuncia però per sabato 27 un suo intervento alla “Summer school” organizzata dalla Diocesi di Roma, il prestigioso appuntamento dove pare sia stato accreditato nel ristretto gruppo degli invitati direttamente dal cardinale vicario della Capitale, Angelo De Donatis, non certo cosa da poco per un leghista.

Chiamatosi fuori dal chiacchiericcio sempre più stucchevole, tra minacce di crisi e repentine pacificazioni dei due soci di governo e dopo lo smacco subito per la mancata nomina a commissario Ue, non poteva esserci migliore occasione per farsi rivedere in pubblico, marcando le differenze tra lui e il teatrino della politica della maggioranza di cui fa parte.

Il “Gianni Letta” della Lega, soprannome con cui è conosciuto nell’ambiente, a quanto pare si è stufato di fare da comprimario, sempre autorevole per carità, e si è deciso a dare battaglia per conquistare i vertici del partito. Anche perché, a sentire chi lo conosce bene, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio è persona mite, ma vendicativa.

Lo sgarbo subito dal Capitano nel distruggere la tessitura della tela che lo stava portando a Bruxelles, attaccando la presidente della commissione Ursula von der Leyen dopo avere escluso di votarla, merita una risposta adeguata, radicale, definitiva. Insomma, vuole la leadership e Salvini è il suo ‘nemico’.

Il capo del Viminale ha fiutato da tempo la fronda e la scelta di non mandarlo in Europa ne è la riprova, sapeva che avrebbe dovuto privarsi di un importante elemento della sua narrazione politica anti-comunitaria, con Giorgetti la pacchia sarebbe finita, oltre regalare ulteriore autorevolezza al suo ‘Bruto’.

Il quale, non essendo un rozzo xenofobo padano con mire da ducetto, ma un politico da più di venti anni in parlamento, laurea alla Bocconi, revisore dei conti e pontiere della Lega verso i poteri dell’economia e della finanza, è in grado di condurre la partita fino all’epilogo che non potrà che essere a suo favore.

Può contare sul sostegno dei governatori e della gran parte di sindaci e amministratori del Nord, oltre che della base riflessiva del partito, da mesi invita Salvini a staccare la spina al governo e mollare i Cinquestelle, poi andare a raccogliere alle elezioni il largo consenso conquistato finora. In realtà una trappola, cui il segretario del Carroccio, che non è stupido, non ha abboccato.

Sa bene che non è scritto da nessuna parte che si torni a votare, gli è chiaro che decide Mattarella il quale, probabilmente, riuscirà a mettere in piedi un esecutivo tecnico, del Presidente o come cavolo si chiamerà, con il concreto rischio che tutto quanto conquistato, nell’attesa di poterlo misurare alle urne chissà quando, nel frattempo svanisca. Per questo Salvini, oltre agli altri scheletri nell’armadio accumulati in questi anni frenetici di ascesa, dai 49 milioni di finanziamento al partito spariti nel nulla al Russiagate, è terrorizzato dalla crisi.

Mentre per Giorgetti potrebbe essere questa l’occasione a portare l’affondo, potendo sventolare tra l’altro l’elenco delle promesse non mantenute a favore del proprio elettorato a partire dall’autonomia differenziata fino alla flat tax. Il suo aplomb istituzionale, le buone relazioni, l’educazione intellettuale, le riconosciute competenze e una certa pacatezza caratteriale, ne fanno l’uomo giusto per mantenere la Lega ancorata alle stanze che contano seppellendo definitivamente il sogno sovranista. Ribaltone. E addio Capitano.

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