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De Laurentiis, chiamato “Pappone” dai tifosi perchè non fà calciomercato funzionale agli obiettivi sportivi, ma una tratta di calciatori solo a scopo di lucro

A Napoli si dice: “voc’e popolo voc’e dio” come per dire che quando il popolo si esprime univocamente, l’espressione popolare sia la verità assoluta… Ora, tutto questo applicato al calcio e riferito al presidente De Laurentiis significherebbe che se il popolo lo identifica come un Pappone calcistico significa che ha già emesso la sua solenne e veritiera sentenza. C’è anche da dire che però non tuttti a Napoli pensano che questa sia la verità di Dio, quindi la verità assoluta, ma sappiamo pur bene che al mondo non tutti credono in Dio e figuriamoci ad un popolo volgare e ignorante. Detto questo proviamo ad analizzare il perchè tantissimi tifosi del Napoli identificano De Laurentiis come una sorta di Pappone del calcio, che per analogia sta alla classica figura del Pappone in ambito del mondo della prostituzione e cioè colui che pappa, mangia sulle spalle o per le prestazioni delle prostitute facenti parte della sua, per così dire, scuderia. Questa è sicuramente una forzatura, una provocazione perchè il classico Pappone costringe con la forza le malcapitate che si prostituiscono per farsi versare gran parte dei loro compensi guadagnati con prestazioni corporee di tipo sessuale, di certo non è il caso di De Laurentiis che non costringe nessuno con la forza, ma in un certo senso le cose differiscono poco perchè è Pappone pure colui che senza costringere nessuno compra le prostitute ad una tratta di donne e poi ne possiede con prepotenza i diritti sulle prestazioni fisiche. Chiaramente tutto questo non è legale mentre nel calcio la tratta dei calciatori è legale, però il concetto non è che cambi moltissimo e c’è pure da dire che un certo tipo di prostituzione è legalmente riconosciuta in altri paesi dove viene regolata come tutte le altre professioni al mondo, quindi con applicazione fiscale e di pagamento delle tasse e riconoscimento di tutte le leggi che appunto regolano qualsiasi rapporto di lavoro. Detto questo è come se in effetti se ci si prostituisse chiunque , perchè tutti abbiamo un datore di lavoro a cui forniamo le nostre prestazioni fisiche o di concetto affinchè procurargli guadagno e procurarcene a nostra volta. Diciamo che il rapporto diventa perverso o sfruttato quando il datore di lavoro pretende a se più vantaggi sfruttando le risorse umane oltre il dovuto o anche quando le risorse umane sottostiano ai ricatti del proprio datore di lavoro accettando per ovvi motivi di sopravvivenza di sopportare eventuali angherie del proprio padrone… Tutto questo, come si diceva, accade in qualche modo anche nel mondo del calcio, dove si differenziano fra loro varie figure di presidenti o datori di lavoro, e dove ci sono quelli che comprano al mercato i calciatori per perseguire l’obiettivo principale di quasi tutti i club di calcio che sono appunto gli obiettivi sportivi e di competizione in linea generale, e poi ci sono quei presidenti che attraverso il calcio, che comunque è diventato non solo un sport, ma anche un settore economico e finanziario di un certo livello, pensano più che al proprio guadagno della propria azienda che per soddisfare i propositi di vittoria sportiva a cui tengono i suoi clienti, quei tifosi che si identificano con i colori della bandiera e della propria appartenenza territoriale o solo per mera simpatia. In tal caso ci ritroviamo in una competizione sportiva dove convivono varie anime imprenditoriali e quindi chi coniuga vittorie sportive e guadagni sempre più alti a chi invece si occupa quasi solo esclusivamente al guadagno attraverso i privilegi di visibilità e popolarità che il calcio moderno offre. Queste quota fissa di opportunità di guadagno vanno dai diritti televisivi agli incassi che si riescono a fare negli stadi, poi dagli sponsor al marketing e infine al calciomercato. Premesso questo, è sicuramente vero che più un club investe in strutture, in organizzazione, nel vivaio e infine arricchendo la squadra di grandi calciatori più avrà possibilità di vincere e guadagnare da tutta l’organizzazione e le strutture messe su per facilitare altri guadagni indotti che gravitano intorno al calcio grazie anche alle vittorie sportive che ne aumentano la popolarità, il seguìto e quindi l’acquisizione e l’attrazione di sponsor sempre maggiori . Ma c’è pure chi pensa di potersi arricchire senza rischiare nell’impresa, ma pensando di sfruttare solo quei piccoli grandi vantaggi che il mondo del calcio offre in termini di diritti sportivi, popolarità e quant’altro. Possiamo a questo punto dire che ci sono club come la Juventus o come altri grandi club europei che investono i loro capitali assumendosi il rischio di impresa e gran parte del fatturato che realizzano per vincere titoli sportivi e compatibilmente aumentare il fatturato stesso, e ci sono club come il Napoli ma anche tanti altri che non si assumono il rischio di impresa, ma aspettano di incassare comodamente quelle quote fisse per poter allestire il club, la propria squadra senza avere esattamente l’obiettivo di vincere, ma di raggiungere certe posizioni che possano garantigli quel minimo di redditività a costo quasi zero o perlomeno senza impegnare capitali e tantomeno indebitarsi. Tutto legittimo, ma per fare tutto ciò occorre una mentalità diversa che tende più a sfruttare le risorse umane, sia quelle interne al proprio club, che quelle esterne quindi dai clienti/tifosi, cercando di trarre il massimo guadagno da tutte le risorse a disposizione. Poi c’è il calciomercato che in questa fase della stagione imperversa a tutti i livelli, quindi sia per rinnovare le proprie squadre, ma anche suscitando grandi interessi mediatici di guadagno inducendo ad altri orizzonti sia di obiettivi sportivi che di crescita qualitativa della propria squadra. E sempre paragonando le diverse realtà all’interno del mondo del calcio, ci sono club e società che fanno calciomercato per rinforzare al massimo delle proprie possibilità il parco calciatori e la qualità della squadra puntando innanzitutto a vincere e quindi a rivalutare ancor di più gli elementi all’interno della propria squadra. Inutile dire che i fatturati di questi club vengono interamente investiti e vanno anche oltre pur di essere competitivi, indebitandosi spesso e volentieri semprechè rientrino nei limiti consentiti dalle regole, che diversamente punirebbbero con restrizioni importanti chi dovesse sforare i parametri di indebitamento previsti. Poi come già detto, ci sono quei club come lo è ad esempio il Napoli del presidente De Laurentiis, che più di fare compravendita di calciatori per migliorare al massimo la proria squadra con l’obiettivo di vincere, usa fare un altro tipo di mercato, in parte per allestire una squadra sufficiente a poter conseguire l’obiettivo minimo di poter accedere a posizioni remunerative con la partecipazione in Champions, e altra parte del mercato farlo come se fosse una mera tratta di calciatori dal cui scambio dover trarre quanto più guadagno possibile più che rinforzare la squadra. E allora se capita che qualcuno offra molti soldi per un proprio calciatore utile a vincere, il Napoli e soprattutto De Laurentiis più che tenerlo per provare a sua volta di vincere, quasi sicuramente preferirà venderlo per guadagnarci tanto, e con i soldi incassati investirne solo una parte cercando un sostituto a costi minori sperando di poter sempre essere in grado di rimanere a certi livelli. Di certo c’è che si pensa prioritariamente prima al guadagno e poi all’eventuale allestimento di una squadra all’altezza e questo è ormai acclarato. Altro esempio del tipo di tratta che fa De Laurentiis con i calciatori è quella di comprare elementi magari che non serviranno per migliorare la squadra ma per farci solo ed esclusivamente mercato, come è capitato sia nel recente passato che ancora oggi. Ad esempio il Napoli spesso compra calciatori sconosciuti o meno importanti tipo i Vargas, i Radosevic, i Dezi, oggi Vinicius, Inglese, ma anche Ciciretti Grassi, il fratello di Insigne non tanto per farli giocare e crescere in squadra ma per ritrattarli al rialzo nel calciomercato. Inglese ad esempio, ma anche Grassi sono già da un bel pò di proprietà del Napoli per poi prestarli o cedere altrove a prezzi maggiori pur non avendo quasi mai indossato la maglia del Napoli. Chiaramente tutto legittimo e anche molto redditizio, ma è solo questo lo scopo, non di certo quello di prendere questi calciatori per rinforzare la squadra, ma solo per farci mercimonio. Tutta questa diversità nello stile di gestione fra le varie società e i vari presidenti hanno fatto si che a Napoli vedano De Laurentiis identificandolo pittorescamente, e volendo anche dispregiativamente, nella figura del Pappone avido e sfruttatore. Del resto lo stesso De Laurentiis non fà nulla per far cambiare idea sul suo conto con slanci di generosità e quindi comprando i calciatori che sognano i tifosi, anzi spesso addirittura apostrofa male gli stessi tifosi offendendoli a sua volta e continuando come per sfidarli, nel suo discutibile stile imprenditoriale, spartano e senza particolarti picchi di crescita finanche strutturali e organizzativi, tutti aspetti che potrebbero coinvolgere di più il territorio e magari offrire anche una decente quota lavorativa agli abitanti del luogo in cui è stato accolto con la sua azienda in modo davvero generoso sia dalle istituzioni, che gli hanno offerto a costo quasi zero la struttura dello stadio, che dalla città stessa che gli ha permesso di mettere su un tale buisiness. E allora, senza dover per forza di cosa schierarsi pro o contro, vogliamo almeno riconoscere che tutto questo è la pura realtà oggettiva del modo di fare calcio di un club e del suo proprietario senza doversi mettere per forza di cose a farne guerre di religione? Qui si vuole in primis il bene della città, della squadra e del club azzurro, ma di certo non si può privilegiare in tutto questo solo chi utilizza la città, i suoi abitanti, la squadra il club e il marchio Napoli reso prestigioso dalla moltitudine fidelizzata, senza che tutto questo venga ripagato in modo adeguato. Ci auguriamo che i tifosi del Napoli debbano ricredersi sul presidente del club azzurro e sul nomignolo che gli hanno da tempo affibbiato, vorrà dire che il Napoli crescerà strutturalmente e anche sportivamente oltre che ancor di più economicamente e che si possano regalare tante di quelle soddisfazioni, perchè la gente di certo non chiede altro. Sarebbe impossibile chiamare Pappone un presidente che faccia di tutto per accontentare i tifosi perchè in tal caso la “Voce del popolo” e quindi la “voce di Dio” direbero cose assai diverse, perchè nessuno è così masochista a volere il male di chi gli procura gioia e soddisfazione. E allora si prenda atto di quanto oggi sia la realtà oggettiva e magari si faccia qualcosa di concreto per cambiarla invece di raccontare favole alla gente e sfruttarla. Diversamente, che ognuno se ne assumi le responsabilità, dagli organi di stampa che sostengono politiche sportive economiche volte solo allo sfruttamento del marchio Napoli a chi queste politiche continua ad adottarle fino all’esasperazione di chi ha un ruolo molto importante per la storia, la gloria e la futura crescita del Napoli.

Pippo Trio

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