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Berlusconi Presidente e Renzi premier, si può fare: partita la ‘lunga marcia’

di Peppe Papa

Berlusconi liquida Forza Italia e pensa di creare “una federazione fra i soggetti di un nuovo centro moderato”, una versione moderna della vecchia Dcnettamente alternativa alla sinistra e saldamente ancorata alle idee e ai valori liberali e cristiani“. Renzi si appresta a sciogliere gli ultimi dubbi prima di dare vita alla nuova creatura politica di ispirazione laica, riformista e liberale che ha in mente da tempo.

Due personalità per tanti versi speculari, anche se uno è più giovane dell’altro, destinate ad incrociarsi ancora una volta loro malgrado.

D’altronde il Cavaliere non ha mai nascosto, corrisposta, la stima e l’ammirazione per il “ragazzo di Rignano” considerandolo da sempre come il suo degno erede, l’unico in possesso di quel “quid” che mai nessuno dei suoi tirapiedi ha dimostrato di possedere. L’ultimo, Giovanni Toti  l’ex consigliere politico tirato fuori dal nulla e fatto diventare governatore della Liguria che a un certo punto si è montato la testa e ha provato a sfilargli il partito. Fatto fuori d’imperio: giochi da solo se è capace, “finirà come tutti gli altri che ci hanno provato“, usciti di scena e dimenticati.

Così come è stato altrettanto tranchant con Mara Carfagna, l’ex velina diventata, secondo il giudizio di molti, politica raffinata, ricusandola dal ruolo di coordinatrice nazionale che condivideva proprio con Toti, per invitarla a far parte di un coordinamento di presidenza composto dai fedelissimi Annamaria Bernini, Maria Stella Gemini, Sestino Giacomoni e il vice presidente di Fi, Antonio Tajani. Un ridimensionamento che Carfagna non ha gradito rinunciando all’incarico, un atto di insubordinazione che probabilmente le costerà caro.

Ripreso il controllo del partito ha lanciato la sfida, probabilmente l’ultima, per passare alla storia come padre nobile della Patria e lasciare aperto uno spiraglio per ambire alla massima carica della Repubblica italiana. Un sogno mai abbandonato e che crede di meritare.

In tale veste ha lanciato il suo appello “all’Italia responsabile, seria, costruttiva che è priva di rappresentanza perché non va a votare o disperde il suo voto”. E’ a questa grande parte del Paese che bisogna rivolgersi, quella che dalla politica si aspetta “saggezza, esperienza, competenza, spirito di servizio e non protagonismo”. A questo proposito si è detto convinto che ci siano “tanti liberali, cattolici, riformatori, italiani di buon senso e di buona volontà” che come lui avvertono un senso “di profondo disagio” per la situazione politica e la preoccupazione per il futuro del Paese. Pertanto ha lanciato l’idea della federazione cui ha già dato nome, “l’Altra Italia”, e ha chiesto le “dimissioni immediate del governo e le elezioni anticipate” dimostrando di non avere alcun timore delle urne nonostante la voracità di Salvini.

In cuor suo è convinto che non duri, che si è cacciato in un vicolo cieco, con la base leghista in fibrillazione e nessuna possibilità al momento di tenere fede alle principali promesse fatte in campagna elettorale, autonomia e flat tax in primis. E con la scure della legge di bilancio da varare che promette lacrime e sangue visto l’andazzo, in grado di condizionare anche le scelte del Quirinale in caso di crisi. Niente elezioni e bel governo tecnico, poi magari al voto.

Uno sbocco da incubo per il Capitano, terrorizzato dall’idea di logorarsi nell’attesa di nuove elezioni, quanto basta per perdere il controllo del Carroccio.

Berlusconi ci crede e si porta avanti con il lavoro sapendo che dall’altra parte Matteo Renzi scalpita, il Pd gli sta stretto e lui va stretto al Pd, e si prepara a prendere il largo per suo conto. Bisognerà vedere cosa si inventa e magari in seguito sedersi a un tavolo e discutere come si fa tra persone responsabili. In fondo l’ex premier su economia, infrastrutture, fisco, giustizia, lavoro condivide molte delle idee di “destra”, diciamo così, e non sarebbe un problema intendersi. Si vedrà.

In casa Dem nel frattempo la situazione resta stagnante, nel senso che la guerra in atto tra renziani e il nuovo corso di Zingaretti, non fa un passo avanti. Il segretario pare si sia convinto a prendere per buono il ‘consiglio’ di Goffredo Bettini il quale sostiene da mesi che “una separazione consensuale sarebbe il male minore a fronte di un partito sempre sull’orlo di una crisi di nervi“.

Renzi ha avvertito che una possibile convergenza futura tra il Pd e M5S rappresenterebbe un limite invalicabile oltre il quale si andrebbe ai saluti. Intanto non ha mandato giù la destituzione di Davide Faraone, suo pupillo, dalla segreteria regionale siciliana sostituito nel ruolo di commissario dal franceschiniano Alberto Losacco, notoriamente propenso a stringere accordi con i Cinquestelle dell’isola. Così come gli è rimasto sullo stomaco il no del partito a presentare una mozione di sfiducia nei confronti del ministro degli Interni e l’impedimento a intervenire a nome del Pd in Senato nel ‘Question time’ con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Non semplici sgarbi, ma precisi segnali politici a indicare la porta. Che per il momento Renzi non ha nessuna intenzione di varcare, in attesa di capire come andrà a finire il governo gialloverde.

Una eventuale crisi potrebbe innescare un effetto domino su tutte le organizzazioni politiche, compreso il Pd. Il sistema proporzionale impone alleanze e su questo terreno si giocherà la partita e forse l’ennesima scissione. L’ex segretario intanto si è fatto promotore sull’intero territorio nazionale della creazione di una rete di ‘Comitati civici’ che rappresentano la punta avanzata di quel che sarà il futuro del nuovo partito.

Archiviata per il momento la vocazione maggioritaria che ancora nelle riunioni dei suoi sostenitori qualcuno continua a invocare, servirà avere lo sguardo lungo in funzione di possibili coalizioni, servirà la politica. Addirittura si dice che Renzi stia cominciando a reclutare, oltre che parlamentari e dirigenti di primo piano, anche professionalità che dovrebbero andare a comporre il suo staff di là da venire.

Significativa la dichiarazione di Maria Elena Boschi, circa la possibilità della nascita di una nuova formazione politica, quando afferma che “un nuovo partito non è all’ordine del giorno”, per aggiungere subito dopo un eloquente, “per ora”. Appunto, per ora. Poi tutto può succedere.

5 Comments

  1. Errico Giannone ha detto:

    Tutto possibile. Renzi è Berlusca sono destinati a incontrarsi, magari attraverso Casini. I dem. Spostandosi a sinistra hanno tutto da guadagnarci.

  2. Errico Giannone ha detto:

    Tutto possibile. Renzi è Berlusca sono destinati a incontrarsi, magari attraverso Casini. I dem. Spostandosi a sinistra hanno tutto da guadagnarci.

  3. Errico Giannone ha detto:

    Tutto possibile. Renzi è Berlusca sono destinati a incontrarsi, magari attraverso Casini. I dem. Spostandosi a sinistra hanno tutto da guadagnarci.

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