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Napoli ultimo baluardo di civiltà alle camice verdi di Salvini

di Gennaro Prisco

Tutto cominciò con il cappio in Parlamento, o forse con la mortadella, o forse con la ruota della fortuna, o forse con la corruzione fascista, o forse con i golpe, o forse con l’assassinio di Moro, o forse con la morte di Di Vittorio, o forse con quello scambio di amorosi sensi tra le mafie e la politica che cominciò con lo sbarco degli alleati.

Come è finita dopo 74 anni di argine delle forze democratiche e repubblicane lo stiamo vivendo a Predappio e sulle spiagge di Milano marittima.

Lo stiamo vivendo da sconfitti per mano di quel pensiero straccio di dare su a chiunque è percepito come un nemico per la sua libertà di pensiero e di azione che è scritta con il piombo sulla Carta costituzionale.

Se penso alla giustizia, all’ultimo duello propagandistico  tra la Lega e i Cinquestelle non posso che maledire politicamente sia Renzi che Bersani e con loro tutti i democratici che hanno salvato e poi illuso l’Italia non realizzando quel cambiamento che gli italiani si attendevano.

Salvini si scaglia contro una magistratura che ha perso prestigio non perché è lenta, perché è invasiva. Per questo l’Italia chiede che chi indaga non può poi giudicare nell’ambito dell’ordinamento. Bisognava farlo. Ora, per mano elettorale, stanno cercando di realizzare questo, mortificando il prestigio della magistratura, parlamentari e ministri che sanno truffare vestendo i panni del truffato.

Ecco, l’azione politica democratica e di sinistra hanno condotto a prendere per vestito il travestimento cercando di offrire una giustizia sprint per assolvere i presunti colpevoli per chiusura indagine.

E si sta zitti, non si chiama alla mobilitazione.

Eppure mentre fanno questo, le leggi sulla sicurezza che stanno approvando a suon di fiducia stanno stringendo gli spazi di libertà personale e prevedono pene severissime per chi vive clandestino, o nei campi rom, o per strada, o in quelle periferie metropolitane che sono allucinogeni di cemento e di asfalto.

Eppure, mentre fanno questo, stanno cercando di dividere la Nazione tra ricchi e poveri mentre nel sud è sparito, per emigrazione di gioventù, un milione di abitanti, una città come Napoli.

Eppure mentre fanno questo umiliano i lavoratori pubblici minacciandoli di leggere la loro presenza al lavoro con l’iride.

Zitti. Le poche voci che si alzano sono isolate. La Rai dei partiti ha nuovi padroni e i nuovi padroni non vanno delusi, il loro disprezzo per chi non la pensa come loro deve essere chiaro, incisivo, minaccioso perché lui, l’attuale vincente di questa povera Italia, che non è Di Maiomaiomaio, dice pane al pane e vino al vino come si fa nella piazza del Paese.

Lui è il Capitano, ed è nel governo il capo della polizia e questo impressiona, perché la polizia appartiene al popolo, è fatta di uomini e donne che sono popolo e non possono essere schierate a favore di nessun governo perché hanno il compito di garantire la sicurezza di ogni cittadino non solo dei leghisti.

Lui, l’uomo tosto dallo sguardo dritto e chiuso sul futuro avverte che non c’è nessuno in grado di contrastarlo, sa che quel “vengo prima io e fanculo tutti gli altri” è un essenza alchemica che risponde esattamente al sentire profondo dell’Italia profonda abitata da vecchi rancorosi e giovani bianchi viziati, nella quale si contano più i morti che i nati.

Questo silenzio politico di chi non la pensa così è davvero allarmante. Resiste Milano. Ma da sola non potrà reggere a lungo all’onda delle camice verdi. E qui entra in scena Napoli. E lui lo sa che da qui passerà tutta la storia: se Napoli lo sconfigge, perderà poi dovunque. Se la conquisterà lo avremo a capo del governo della Repubblica italiana per venti anni.

A pensarci, vengono i brividi. Napoli ha nelle sue mani il destino dell’Italia. La città ha consapevolezza di cio? Assolutamente no. E le pur micidiali battute del governatore De Luca non è detto che funzionino.

Lui sarà nella vicina Castelvolturno a ferragosto, lì dove il popolo povero può andare al mare. Lì dove ci sono migliaia e migliaia di immigrati e la mafia nigeriana. Lì il popolo gli bacerà le mani e non penserà che sia un turista in più, lo accoglierà per ascoltare parole di fuoco contro tutti gli immigrati, tutte le mafie, tutti i campi rom che si scambiano sotto gli ombrelloni.

Ecco, la forza di Salvini sta in questo. Lui parla al popolo povero, che non è formato solo da chi non può mettere il piatto a tavola, ma anche da chi ha la casa al mare e soprattutto dai residenti che sono costretti a vivere nel degrado urbano e nell’insicurezza.

Eppure se cade De Luca il 2020, ci sono buonissime probabilità che l’anno dopo cada Napoli e il vessillo leghista sventoli su Palazzo San Giacomo.

Zitti. Tutti zitti. Perché? Perché le forze antileghiste non si sopportano tra di loro, non dialogano tra di loro, non comprendono che così facendo non ci sarà partita e Napoli consegnerà se stessa e l’Italia nelle mani dell’uomo qualunque venuto dal nord che più odia il sud e i napoletani.

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