Museo di Capodimonte: Napoli di lava, porcellana e musica da settembre in mostra
Agosto 3, 2019
M5S, la rivolta della base sui social: Di Maio e Dibba nel mirino
Agosto 6, 2019

De Magistris e il rischio di consegnare la città alla Lega: ecco come evitarlo

di Gennaro Prisco

A De Magistris non lo sopporto. L’ho votato due volte al ballottaggio per non votare la destra cittadina tutta fede, famiglia e cazzi miei. Non l’ho mai sentito il mio sindaco, e in questa mancanza non sono stato solo, essendo lui, come gli altri sindaci fasce tricolori minoritarie, espressione di parti piccole di una società complessa che si organizza da sola senza regole e senza guida. Eppure mi rivolgo a lui.

Luigi De Magistris ha quasi terminato il suo mandato, mancano due anni e la città non attende altro che chiudere questa esperienza che ha portato gli antagonisti al potere assieme a frantumi di una sinistra che ama passare il suo tempo a frantumarsi sempre di più perché così vanno le cose in mezzo a noi.

C’è il rischio di vedere sventolare la bandiera verde su Palazzo San Giacomo

In questo momento De Magistris è disperatamente solo e ciò che lo tormenta è cosa farà dopo. Potrebbe proporre un bilancio pubblico sul suo operato. Ma è convinto  che Napoli è risorta senza aiuto, facendo da sola, e non lo fa. Da cosa sia risorta non lo dice. Nessuna analisi sulla sua azione decennale di sindaco sta offrendo alla città, niente di niente.  Ma ha tante cittadinanze onorarie da mostrare, tanti turisti da sfamare con i coppi fritti e una foga polemica contro il non mi tengo niente dal governatore della Campania che non perde occasione, nelle sue lunghe giornate di fatiche a Santa Lucia, di indirizzargli carinerie del tipo: non sei buono.

Le pulsioni con la bandana sono sempre in agguato e in cuor suo, forse, pensa che è ancora un segno distintivo, un simbolo aggregante, un marchio con un suo margine di profitto. Se non fosse per i conti del comune che traballano, per la quasi scomparsa dei servizi pubblici, per il caos con cui gli abitanti della città ogni santo giorno convivono la tirerebbe fuori dal cassetto e via. Ma non c’è stata alcuna rivoluzione arancione, solo un gran casino.

Qualcuno dei suoi dovrebbe dirglielo: il tuo tempo è finito, non potrai essere tu il leader antileghista che molti attendono di vedere comparire come un messia per le vie della città per rimettere al centro della composizione sociale  la famiglia, la comunità nucleo che dà la vita, educa alla vita oltre i padri e le madri per dare al cammino l’avventura di realizzarsi come persone e non come canone sociale classista, settario.

Un leader che dica: la famiglia composta dal babbo e da mammà che fanno sesso solo per procreare non esiste. Che la storia dei panni sporchi che si lavano dentro le mura di casa è una cagata pazzesca come direbbe il ragioniere Fantozzi.

Quella che c’è, per ironia della sorte, è quella messa in scena alla festa dance della Lega a Milano marittima che si è svolta di recente. Una famiglia alla Simone Pillon, tutta casa, patria, vizi privati e pubbliche virtù social.

Pillon crede nelle streghe e nel demonio. Vincenzo, Luigi e gli altri sono le streghe, sono il demonio. Politicamente intendo. E lui, non Pillon, il Capitano ha tanta voglia di essere l’Arcangelo Michele e sconfiggerli.

Qui sta il punto, su questo Luigi De Magistris s’interroga? Vincenzo De Luca s’interroga? A dire il vero non lo fa nessuno. Eppure, il sindaco, deve decidere cosa farà e se vuole continuare ad esserci non come comparsa potrebbe andare in ritiro spirituale a cercare la risposta giusta e dare il suo contributo per far cambiare direzione a quanti pensano che senza di loro se ne cada il mondo.

Vi immaginate che scossone sarebbe sentire il sindaco dire di ritorno dal convento: caro De Luca deponiamo le armi, caro Pd e cari tutti gli altri ci vogliamo dare una mossa condivisa, fare un patto politico di pacificazione generale, unire le forze e battersi per la nostra città, la nostra regione, la nostra Italia.

A viso aperto in nome di quegli ideali di libertà che oggi vengono rimessi in discussione da questo governo, mentre la Lega vola nei sondaggi e vuole conquistare la ciliegina sulla torta, la città che mai nessuno ha occupato. Ci vogliamo ricordare tutti assieme che chi ha osato sottometterci, i nazisti, sono stati cacciati con una rivolta popolare senza uguali.

Ecco, anche io che non la sopporto, ma, per onore del vero, lo confesso, non sopporto nemmeno l’altro e gli altri presunti leader del poco per cento, direi: marò, forse si fa sul serio, Napoli e la Campania democratica, largamente intesa, cominciano a dialogare.

Hai sentito il sindaco? Ha detto, io e De Luca siamo come l’acqua e il vino, ma alle regionali non possiamo perdere la guida della Campania, sosteniamolo. Anche se lui dirà parole sprezzanti, è uno di noi. L’attuale governatore non è il leghista che fa il dj, mentre sul cubo le ballerine danzano eroticamente sulle note di Fratelli l’Italia, l’Italia s’è desta, provocando estasi nella Meloni. Non è di quelli che al ritmo della musica e dello svago a pancia salvagente, enuncia il suo credo nel cuore immacolato di Maria tenendo il rosario tra le mutande.

In cambio chiediamo di essere dalla stessa parte quando si deciderà per il sindaco. In fondo, nemmeno tu così diverso nell’universo, sei il leader antileghista che molti attendono di vedere comparire come un messia per le vie della città

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *