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Nel Pd tutti contro tutti, De Luca ‘balla da solo’: riconferma a rischio

di Gennaro Prisco

C’è l’imprenditrice che confida che è piacevole parlare con lui. C’è il sindacalista che sconsolato conferma che le forze sociali non sono ben viste. C’è chi va al pronto soccorso e aspetta ore e ore e ore e non gliele manda a dire. C’è chi pensa che tutto giri intorno a lui e guai a chi fa di testa sua. Ci sono quelli schierati con lui che militano sotto le sue bandiere personali o sotto quel civismo di convenienza che fa tanta ipocrisia democratica. C’è Lira tv che gli fa da tribuna e ai social sembra preferire i classici mezzi di diffusione per trasmettere il suo pensiero, la sua azione politica, i suoi scatti d’ira contro chi ritiene essere un deficiente,. o un suo avversario. E poco importa se è un Ministro, un Prefetto, un Sindaco o un comune cittadino. Lui non teme di far fermare la sua macchina in pieno centro a Salerno per redarguire un povero cristo di immigrato che neanche capisce il perché della sua ira, figuriamoci i suoi pari.

Lui è un eccellente amministratore, dicono i suoi ammiratori. Altri sottolineano la forza della sua ironia, frutto di una cultura vasta, che lo fa sentire elevato rispetto agli altri.

Insomma, è un numero uno, il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca che viene dal partito comunista italiano ed è un uomo politico tutto d’un pezzo, un leader stakanovista che non ce la fa proprio a nascondere la sua spavalderia e afferma: non so se il Pd ci sarà alle prossime regionali, ci sarò io. Lui che del Pd è un esponente nazionale di un certo peso.  Se non fosse tragica la situazione del partito in Campania, scapperebbe da ridere. Ma così vanno le cose da troppo tempo e, dunque, ci sta che uno stagionato politico come Nicola Oddati venga chiamato dal segretario nazionale dem, Nicola Zingaretti, a ricoprire nella sua ‘Piazza grande’ meridionale la carica di responsabile del mezzogiorno, con la benedizione dell’inquilino di Palazzo Santa Lucia. Il quale ha benedetto, con l’acqua santa delle primarie, anche l’attuale segretario regionale Annunziata Pantaleone, che di mestiere fa il sindaco di Poggiomarino.

Lui ci sarà. Sicuro!

Domanda: ce la farà ad essere riconfermato per un secondo mandato tra qualche mese, quando si voterà per rinnovare il consiglio regionale? Basterà De Mita? O, la convinzione di aver fatto miracoli come presidente della Giunta regionale, verrà sopraffatta dalla decisione di seguire la pifferaia magica della propaganda leghista, di destra, che offre risposte semplici semplici a problemi aggrovigliati, aggrovigliati?

Chi non ha vissuto passivamente gli avvenimenti politici di cui è stato testimone, sa che mai negli ultimi settantaquattro di anni della Repubblica italiana abbiamo visto una situazione politica simile a quella attuale.

Il voto politico del 4 marzo 2018 ha premiato gli interpreti di una politica percepita dagli elettori/elettrici come improntata allo schifo totale.

Queste formazioni vincenti, dopo il voto, hanno dato vita ad un governo di bile, firmando tra loro un contratto di governo, che di fatto sottomette al volere della maggioranza il parlamento, la magistratura, la stampa, l’imprenditoria, la scuola, il lavoratore, dentro un disegno autoritario affidato oggi al “Cuore Immacolato di Maria”, domani alla madonna business di Medugorje, dopodomani alla madonna cubista e poi chissà, i preti si incazzeranno e la  Madonna tornerà ad essere semplicemente la madre di Cristo e per i cristiani la madre di tutti a cui viene dedicato il mese mariano e la recita del rosario tutti i giorni. Al ministero degli Interni, nelle Prefetture, nelle Questure lo dicono il rosario?

Tutti a casa, via i privilegi, bruciamo le caste, viva l’honestà. Legittima difesa, via gli immigrati, ognuno deve tenere i soldi a casa sua, i ricchi con i ricchi e i poveri con i poveri e nei poveri c’è, sebbene di controvoglia, pure quella classe media che cerca di restare aggrappata al benessere senza figli e senza futuro ,ma con una gran voglia di affermare che vengono prima i loro ospizi e al diavolo tutti quanti.

Anche nel 40% di Renzi c’era tutto questo? Sì, ma con uno spirito meno aggressivo, anche se la rottamazione mancata non era poi una gentilezza e il  berlusconismo che l’ha preceduto una buona novella.

C’era euforia tra i dem e la sinistra, una speranza che la foto di tutti assieme a festeggiare la vittoria al Nazareno non mostrasse, senza ombra di dubbio, che non si volevano bene, non si rispettavano. E si avvertì nell’aria la voglia di regolare i conti tra di loro. Fu il 40% e si respirò una brutta aria. E così fu, con Renzi che si credeva invincibile e con Bersani che andava via dalla “ditta”. Entrambi rei di non aver rispettato l’impegno di  uscire dalla crisi economica finanziaria derivata dalle bolle speculative frutto di uno  scambio,andato avanti per anni, tra i capitali veri dei risparmiatori con i titoli spazzatura.

C’era ottimismo della ripresa in quell’estate del 2014. C’era Renzi, non c’era il Pd. Come in Campania, adesso, c’è De Luca, non c’è il Pd.

E’ questo, come in passato  ha generato un antirenzismo, così oggi su scala regionale, se non si corre ai ripari, può in modo espansivo divenire anti-deluchismo che nelle periferie urbane è già un fatto politico emergente di  un onda leghista che potrebbe finire per travolgere ogni ostacolo, se non sono buoni ostacoli..

Dunque, quindi, per cui, i democratici campani la finissero di guardarsi allo specchio per dirsi: “ah, come sono bello/a, intelligente, strafico/a, vincente e strapagato/a”. Comprendessero che questa  idea di società democratica individualista, egocentrica, per la quale i voti vanno pesati e pagati come le patate, non funziona più per noi, l’appalto è andato alla Lega e le declinazioni sono tutte orientate all’uso delle ruspe, della forza.

Tutti contro tutti nel campo democratico. Microorganismi chiusi in se stessi, ecco cosa sono i democratici campani, nel capoluogo napoletano, nella terza Regione italiana. Ecco chi potrebbe far perdere De Luca nel 2020.

Roba che rende impraticabile qualsiasi strada saggia da intraprendere per cominciare la lunga marcia democratica e repubblicana per sconfiggere la Lega, che ha l’obiettivo di governare a lungo l’Italia e che tutto dipende dall’esito  della madre delle madri di tutte le conquiste: Napoli e la Campania.

Zingaretti, verrà a Napoli a settembre. Da ciò che si sa, verrà a parlare di scuola. Oggi che la Lega vuole proscrivere i prof di sinistra, che è facile immaginare, una volta individuati,  verranno allontanati dall’insegnamento perché pensano che l’istruzione sia un luogo laico nel quale  non si fanno differenze di genere, di credo, di orientamento sessuale.

Vedremo chi parteciperà e cosa si dirà sulla scuola. Ma se si sceglie Napoli per parlare di questo, non si può  venire qui, nella terra delle “Paranze dei bambini”, della fuga dalle scuole, dell’analfabetismo funzionale e dare la parola ai maestri di strada che per strada non si vedono mai.

Non si può venire qui e affrontare il tema della scuola pubblica, della sua funzione, della sua autorevolezza  umana e professionale, del ruolo delle famiglie che stanno al tradizionale solo nella regressione culturale del Paese, senza affrontare la questione delle risorse, dell’edilizia scolastica, della formazione orientata al lavoro, delle specializzazioni, dell’università aperta a tutti, dei fondi cospicui che servono alla ricerca in un mondo che già è nell’era dell’intelligenza artificiale e dei ghiacciai che si sciolgono e delle foreste che vanno a fuoco e dell’apocalisse alle porte.

Il tempo attuale, tempo social e globale, fa intravedere infinite possibilità di dialogo ma anche infinite possibilità di calunnie.

Pertanto, Il messaggio non  leghista se non è chiaro e incisivo, non s’impone, non detta l’agenda politica alla città o alla Nazione.

Deve dire il contrario di ciò che oggi trova ascolto, like e condivisioni. Una fatica bestiale, perché ciò che c’è da contrastare è un egemonia culturale fascista che ha preso di nuovo piede per responsabilità storica della sinistra italiana e dei democratici. Chest’è. E non è nemmeno una novità storica.

Per conquistare Napoli, per far sventolare il Verde leghista su Palazzo San Giacomo, Salvini ha rinunciato, nell’ambito delle formazioni di destra, ad indicare un suo uomo, o una sua donna come candidato da contrapporre al governatore uscente. Ma non c’è dubbio che non lesinerà risorse e forze pur di espugnare Santa Lucia e stare nelle condizioni migliori per l’agognato scacco matto politico che gli garantirebbe di tenere sotto controllo interamente l’Italia per lungo tempo.

Dunque, quindi, per cui, dire: “io ci sarò, gli altri non so” è la peggiore risposta possibile.

1 Comment

  1. Alfonso Andreozzi ha detto:

    Nella mia vita ho fatto tutta la trafila dalla FGCI al PCI e tutto quello che è venuto dopo,47 anni,e dico che non voterò mai quello schifo d uomo di de luca,buffone,arrogante,passa il suo tempo ad attaccare il comune di Napoli dimenticando che ci governa la sinistra,ostacola tutto quello che nasce nella sinistra alternativa napoletana,oltre che vive solo di salerno

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